Articoli di attualità e di cultura e, poi, un progetto personale: "Sogni in un Pugno", per parlare di quelli che ce l'hanno fatta. Non a diventare famosi o a prendere l'Oscar: semplicemente a trovare una strada mentre tutto sembra tenebre e tempesta.
venerdì 15 luglio 2016
Orti domestici, c'è chi dice sì!
lunedì 30 maggio 2016
Festa dei Popoli in Tour
La
Festa dei Popoli varca i confini dell’Unical per aprirsi a tutta la regione:
sono diversi i comuni che vogliono offrire agli studenti internazionali
l’opportunità di visitare le bellezze del proprio territorio e di ospitarli per
creare momenti di incontro e dare ai propri cittadini la possibilità di
confrontarsi con le loro esperienze lontane. I ragazzi
saranno ospiti del comune di Santa Severina, piccola perla culturale della
provincia di Crotone, qui avranno modo di osservare l’antico borgo medioevale e
di arricchire il loro bagaglio di esperienze in Italia. Nei giorni successivi
raggiungeranno la costa ionica cosentina ospitati dal comune di Corigliano
Calabro, dove potranno ammirare il maestoso castello e il caratteristico centro
storico. Ci sono anche altri comuni che hanno offerto la propria ospitalità e
al momento l’università sta vagliando le diverse opportunità che si sono
designate. «Per valorizzare questi incontri al di fuori della realtà accademica
– spiega Marcello Fiore, responsabile delle attività culturali, sportive e di
integrazione dell’Unical – vengono realizzati dei rapporti formali tra
l’università e i comuni che vogliono offrire un’occasione e agli studenti e ai
cittadini: il nostro obiettivo è e rimane sempre quello di proporre ai nostri
ragazzi esperienze realmente formative». La Festa dei Popoli fin dalla sua
prima edizione, avvenuta negli anni ’80, ha dato un grande valore alla
diversità culturale come fonte di apertura e di opportunità per confrontarsi e
per acquisire una conoscenza concreta di usi diversi e lontani per gli studenti
internazionali e per quelli italiani. Una settimana di parole, sport, menù
caratteristici, danze e spettacoli tradizionali, negli anni hanno dato una dimensione
realmente internazionale all’Unical. E così quella che sembrava un’ambizione
per l’università di Arcavacata, oggi è diventata realtà: nel campus attualmente
coesistono sessanta diverse nazionalità, con provenienze da tutti e cinque i
continenti. Un fermento che non può lasciare indifferente il territorio che,
attraverso l’ospitalità per gli studenti internazionali, chiede l’opportunità
di far avvenire lo scambio interculturale in sedi diverse da quella
universitaria. Far conoscere e valorizzare le differenze sembra quindi un primo
passo verso l’integrazione e, inoltre, l’idea di riuscire a portare gli
studenti in contesti caratteristici della nostra terra risulta un momento
altamente costruttivo poiché «permette loro di poter conoscere e ammirare
località che – commenta ancora Fiore –probabilmente i ragazzi avrebbero
difficoltà a raggiungere pur riconoscendovi delle peculiarità storiche e
architettoniche assolutamente degne di attenzione». Quest’anno la
manifestazione che si è tenuta all’Unical ha avuto il supporto di realtà
esterne all’università, coinvolgendo ASeCo, associazione Senegal-Cosenza,
Africa in Calabria, Don Matrangolo e il Dipartimento immigrazione CGL, con lo
scopo di sensibilizzare gli studenti italiani verso situazioni difficili che
purtroppo appartengono anche ad alcuni degli studenti attualmente nel campus. «Trasferire
il clima di amicizia e condivisione che si è respirato al centro residenziale nelle
cittadine che hanno offerto la loro ospitalità in una sorta di gemellaggio con
l’università – conclude Fiore - sarà un momento culturale di profondo valore
che vedrà protagonisti i nostri giovani studenti, alcuni dei quali provenienti
da realtà molto difficili e controverse, e preziose particolarità
architettoniche che possono essere visitate e vissute in una chiave inedita».
mercoledì 25 maggio 2016
Rinunciano a curarsi per problemi economici
Articolo pubblicato sulla Gazzetta del Sud il 24 maggio 2016
A causa dei problemi economici rinunciano a curarsi quasi diecimila residenti dell’area urbana: la salute è un diritto sancito dalla Costituzione, eppure medicine, visite specialistiche, cure odontoiatriche finiscono per far precipitare le famiglie sotto la soglia di povertà: una situazione che rappresenta la realtà in tutto il Paese e anche in città. Stando alle stime di Demoskopika sono stati circa 900 tra Cosenza, Rende e Castrolibero, i nuclei familiari caduti sotto la soglia di povertà per via delle spese sanitarie tanto che, in un solo anno (tra il 2013 e il 2014), si è verificata una contrazione della spesa per la salute del 4,8%, pari a 4 milioni di euro in meno. Andando a verificare la situazione nell’area urbana si stima che oltre 3 mila famiglie siano state costrette ad affrontare spese socio-sanitarie pesantissime, motivo per cui sono moltissimi coloro che scelgono di non curarsi. Non è difficile incontrare concittadini che riscontrino questi problemi nella vita di tutti i giorni. «Nella mia famiglia c’è proprio un caso di questi: mio nonno, a letto da dicembre, ha subito diverse operazioni – racconta Domenico Pappalettera, agente di commercio – ha una pensione di 580 Euro e, tralasciando le medicine e le visite specialistiche a pagamento che ha dovuto fare, si è anche dovuto sobbarcare della spesa di un viaggio a Roma in ambulanza e ne dovrà effettuare un altro prossimamente e rimanere nella capitale per almeno un mese… Mettiamo che lui non avesse una casa di proprietà, non avesse l’appoggio dei figli, come avrebbe fatto con un reddito così basso? Partendo dalla mia esperienza personale, mi fa malissimo pensare al disagio che tante persone vivono sulla loro pelle». Dall’esperienza diretta a situazioni trasversali che colpiscono sempre per la loro durezza: «conosco diverse persone che rinunciano a curarsi – commenta Domenica Biondo, rappresentante - ma ne conosco anche altre che, per quanto si possa pensare che abbiano mentalità arretrate per altri aspetti della vita, spendono tantissimo in cure specialistiche private. Diciamo che curarsi o non curarsi a volte dipende anche dalla mentalità». Dure le considerazioni sulla sanità che si registrano in giro: «la sanità pubblica, lenta come un bradipo in merito a questa problematica – commenta Francesco Altomare, musicista - non è un servizio completamente gratuito, la paghiamo con le nostre tasse. Se avessimo buste paga più piene con le quali poter pagare le visite specialistiche, eviteremmo così di trascurarci. Conosco molte persone – continua Altomare - che vedono, ad esempio, il discorso odontoiatrico come un problema prettamente estetico, e rinunciano a curarsi, proprio per i costi esorbitanti di questo tipo di prestazioni».
