Articoli di attualità e di cultura e, poi, un progetto personale: "Sogni in un Pugno", per parlare di quelli che ce l'hanno fatta. Non a diventare famosi o a prendere l'Oscar: semplicemente a trovare una strada mentre tutto sembra tenebre e tempesta.
venerdì 1 gennaio 2016
venerdì 30 ottobre 2015
Chiamata alle... Arti!
martedì 17 febbraio 2015
mercoledì 4 febbraio 2015
mercoledì 27 luglio 2011
Sceneggiatrice doc

di Bruna Larosa
Annalisa è un’artista originale, approda ancor bambina alla musica e da qui inizia il suo percorso che si risolve in una ricerca incessante attraverso l’arte e per l’arte. Dal pianoforte alle arti figurative fino ad intraprendere gli studi all’Unical nel corso di laurea in Comunicazione e Dams e scoprire la passione per il cinema. Abbiamo parlato con questa promettente artista che, ancora emozionata dalla serata, ci ha rivelato alcuni dei suoi segreti.
Quando ha scoperto Andy Warhol e perché è stata scelta la figura di questo artista per il cortometraggio che la vede protagonista?
La prima volta che mi avvicinai alla pop art, quindi all'icona di Andy è stato a 14 anni; mi innamorai di quello stile bizzarro, ma tanto suggestivo che mi affascinò a tal punto da iniziare anche io a dipingere secondo quel modello! Ho deciso di realizzare questo cortometraggio su di lui, per rivivere quei momenti, cercando di capire cosa si provava. Ho fatto ciò insieme ad una “squadra” di amici e conoscenti , ognuno ha contribuito con il suo sapere alla realizzazione dello short film.
Si è impegnata su due fronti: attrice e sceneggiatrice, quale ruolo è più arduo da interpretare?
E’ stato difficile essere sceneggiatrice, perché riportare su carta la mia visione mentale delle immagini è un compito davvero arduo e molto spesso ciò che uno scrive non è esattamente come lo ha immaginato! Fare l’attrice è stato divertente.
Qual è il fine di questa opera e quali emozioni vi ha dato?
L’amore per l’arte, ma soprattutto far vedere che in Calabria possiamo fare cinema, perché le eccellenze abitano anche qui da noi e non c’è bisogno di emigrare per realizzare un sogno. L’emozione più bella è stata proprio quella di lavorare in squadra per un obiettivo comune che si sta realizzando. Tutto ciò cullando il desiderio che questo sogno diventi una realtà Cinematografica Doc della Calabria.
Vuole rivelarci qualche progetto per il futuro?
sabato 9 luglio 2011
L'Avvocato Artista
di Bruna Larosa
La Money Art, corrente artistica fondata da Francesco Saverio Russo, noto con il nome d'arte di Fiscer, si basa sulla trasposizione in arte delle piaghe sociali dovute all’eccessivo peso che i soldi hanno nella nostra contemporaneità. La consapevolezza di un “dio denaro” che permea e condiziona la vita di tutti i giorni regala all’arte la possibilità di mostrare situazioni che si allontanano dai valori fondanti della vita. Numerosi i riconoscimenti che sono stati attribuiti al giovane artista catanzarese, tra gli altri la Laurea Honoris Causa dall’Accademia Santa Sara di Alessandria.
Quando ha capito che l’arte poteva essere il suo mondo?
L’ho capito quasi per caso, mi sono sempre interessato all’Arte: seguo molte manifestazioni artistiche, tra cui le Fiere più importanti, ad esempio quest’anno sono stato a quelle di Milano, Bologna, Genova e Padova. Visito spesso Musei e Gallerie d’Arte e così mi sono accorto che mancava ancora qualcosa in questo mondo, mancava qualcuno che avesse il coraggio di parlare attraverso le sue opere e trattare alcuni temi importanti; questo qualcuno, forse con un po’ di presunzione, ho pensato di poter essere io ed è allora che ho iniziato a dipingere.
A quali studi si è dedicato?
Non credo che l’Arte debba essere fatta solo da coloro che hanno studiato questa materia: la vera Arte è un qualcosa che nasce da dentro e non si può controllare; non dimentichiamo che molti pittori guidati da questo istinto irrefrenabile si svegliano in piena notte ed iniziano a dipingere. Così mentre molti si aspettano che io abbia frequentato l’Accademia di Belle Arti o magari il Liceo Artistico devo dire che mi sono laureato in Giurisprudenza presso La Sapienza di Roma ed aggiungo che, infondo, anche Matisse era un avvocato!
A che tipo di pubblico si rivolge la sua arte?
Molti Artisti sostengono di rivolgersi al “pubblico d’elite”, ma io e la Money Art ci rivolgiamo a tutti: dal più acclamato dei critici a colui che non è mai entrato in una galleria. L’Arte è emozione e le emozioni possono provarle tutti.
Com’è il suo rapporto con il denaro nella tua vita quotidiana?
È un rapporto di “buona sopravvivenza” nel senso che serve per vivere, ma anche, alle volte, per soddisfare i propri desideri. I latini dicevano in medio stat virtus: non vado alla ricerca del denaro, se arriva cerco di utilizzarlo al meglio, finanziando la mia arte per farla conoscere a più persone possibili. Credo che finché sei tu ad essere il burattinaio ed il denaro il burattino allora tutto procede nella maniera corretta: se i ruoli si invertono significa che il denaro ha preso il sopravvento e questo è molto pericoloso.
Essere un artista che emozioni le ha dato?
Dal punto di vista “istituzionale” sono stato anche insignito della Laurea Honoris Causa in Arte dall’Accademia Santa Sara di Alessandria. L’emozione che, però, metto al primo posto è osservare le persone alle mie esposizioni: vedo un dialogo tra chi guarda e l’opera, una ricerca di ciò che “ho voluto dire”. Spesso mi raccontano che si continua a discutere anche una volta tornati a casa, mentre generalmente usciti da una galleria d’Arte i commenti e le opinioni terminano su quella soglia, come se l’Arte fosse confinata, confini che spesso appaiono invalicabili.
Che tipo di riscontro ha in Calabria?
Con il cuore in mano devo dire che l’Arte in Calabria è poco considerata: si offrono pochissime possibilità agli artisti e poca considerazione. Due anni fa ho avuto la fortuna di esporre al Carrousel du Louvre, l’entrata del Museo più conosciuta al Mondo, pochi hanno avuto questa fortuna, mi sarei aspettato almeno una chiamata, rappresentavo la Calabria in quel momento, chiamata che nessuno ha fatto. Vivere altrove è un’esigenza, ma sono consapevole che la “non considerazione” sia un problema di tutta l’Italia: l’artista italiano più quotato, Maurizio Cattelan, è dovuto andare all’estero per essere notato. L’Italia purtroppo si limita ad esaltare il già affermato e non a puntare su chi potrebbe diventarvi.
In parte pubblicato su Mezzoeuro n. 27
martedì 5 luglio 2011
Quella classica musica popolare

Quando nascono gli Ars Enotria e con quale desiderio?
Nel 2004 abbiamo dato vita all´Ars Enotria Ensemble, una formazione con strumentazione classica che ripropone brani musicali appartenenti alla nostra tradizione. Non abbiamo tratto ispirazione da altri gruppi: l´idea è stata quella di voler proporre brani popolari in musica classica, esistendo già su territorio vari gruppi popolari che utilizzano strumenti appartenenti proprio alla tradizione popolare. Il desiderio era essenzialmente quello di dare un piccolo contributo per non far smarrire un repertorio musicale rimesso completamente alla memoria degli anziani che ricordano i brani popolari della loro infanzia.
La vostra formazione ha inciso sulla volontà di organizzarvi come gruppo?
Siamo tutti musicisti diplomati al Conservatorio con conseguenti innumerevoli specializzazioni, per cui la nostra è una formazione classica. Ci siamo "scelti" per amicizia e per la grande stima personale e professionale che ci unisce.
A che tipo di pubblico si rivolge la vostra musica?
Ci rivolgiamo ad un pubblico veramente variegato: la nostra musica è apprezzata dai cultori, ma anche da tutti coloro che non frequentano abitualmente le sale da concerto. Trattandosi di brani popolari, in una prima fase solo calabresi, ma ora anche napoletani e argentini, essi risultano riconoscibili e godibili più facilmente.
Qual è stata l'emozione più grande che avete vissuto?
Tante, ultima in ordine di tempo la mattinata trascorsa a Roma, nella Sala Protomoteca del Campidoglio, ci è stato assegnato un premio da una giuria prestigiosa e siamo anche stati invitati a riproporre il nostro concerto nelle Sale del Bramante il prossimo gennaio. Certo non possiamo dimenticare l´esperienza vissuta a Malta nel 2004. Lì abbiamo potuto constatare la grande ammirazione dimostrataci non solo dagli italiani presenti, ma addirittura dai maltesi che hanno apprezzato tantissimo i nostri brani popolari pur non conoscendoli riempiendoci di applausi e di complimenti!
In Calabria che tipo di riscontro avete con il pubblico e il territorio?
domenica 26 giugno 2011
Quando l'arte non si ferma
Artisti giovani che si rivolgono ad un pubblico giovane: in queste parole si può condensare il senso della manifestazione Non FermArti, che ha messo in scena per ventiquattro ore consecutive, diverse forme d’arte. Lungo il Crati, nel complesso Sant’Agostino è stata allestita la mostra, tante le opere pervenute da ogni parte d’Italia per la kermesse e tantissimi i visitatori che si sono intrattenuti tra i padiglioni dell’esposizione e con gli artisti. L’intera struttura è stata percorsa e ripercorsa da ciascuno: una pista sul pavimento guidava dall’ingresso alle varie sale,verso i lavori da ammirare e gli spettacoli a cui assistere. L’atmosfera creava una sensazione coinvolgente di arte da guardare e da vivere; interno ed esterno dell’edificio ospitante sono stati sapientemente sfruttati e per tutta la durata della manifestazione c’è stato un continuo brulicare di persone, sospinte dalla curiosità tra una sala e un’altra e da un piano all’altro, mentre le iniziative si susseguivano. Dalla danza del ventre, alla lettura teatrale di testi, dalla musica classica, al balletto contemporaneo, in un intenso susseguirsi di informazioni e spettacoli, tutti animati dal tema del doppio.
Il “doppio” è una tematica ricorrente nella letteratura e nell’arte in genere; c’è chi l’ha vissuto come tormento, chi lo ha esorcizzato, chi vi ha convissuto semplicemente; già i miti più antichi mostrano il fascino della dualità dell’essere, a volte come una situazione da sconfiggere, altre volte come la debolezza che portava alla follia senza via d’uscita. I moderni artisti per alcuni versi hanno riproposto queste visioni già consolidate del dualismo, mentre altri hanno preferito dare un’impronta personale al tema. Non in tutte le opere il doppio è diventato uno specchio o un riflesso, spesso è stato cristallizzato l’attimo nel quale la “seconda parte” si impossessa dell’uomo comune, magari cogliendo in uno sguardo riproposto in bianco e nero, il momento in cui la consapevolezza colpisce la speranza e la pupilla si dilata regalando un’espressione decisa e forte al volto. Il doppio come il momento in cui due ballerini non sono più una coppia, ma si uniscono in un’elegante presa, concentrati e soli al centro della scena anche se davanti a tanta gente. A tema anche i testi proposti dal vivo e le rappresentazioni teatrali, musicali e canore che si sono successe per tutta la durata della manifestazione. Associato alle ventiquattro ore d’insonnia creativa un concorso per definire chi sia stato l’artista capace di interpretare e trasmettere al meglio la sua idea di doppio. Ogni visitatore ha avuto un talloncino su cui segnare il proprio preferito, mentre una giuria tecnica ha analizzato le diverse opere ed espresso il suo giudizio tecnico. Ne sono usciti vincitori Ovidiu Morgos e Diego Fazio, con le loro opere, ma, senza ombra di dubbio tutti gli artisti hanno avuto il merito di attrarre gli amanti del genere e, ancor di più, di far parlare di arte i giovani.
martedì 7 giugno 2011
L'arte nel sangue
di Bruna Larosa
Una commissione di esperti italiani e internazionali si sono riuniti e consultati per selezionare quale delle opere in lizza fosse meritevole del premio. Selezionati tre artisti, Santo Alessandro Badolato, Domenico Cordì e Roberta Mandoliti si è proceduto con la premiazione e il riconoscimento che prevede la possibilità di trascorrere tre settimane alla International Artists Residency, all’Omi International Arts Centernello nello stato di New York è stato assegnato al giovane artista di Catanzaro, Domenico Cordì. Già noto nel mondo dell’arte grazie alla partecipazione a diverse esposizioni personali e collettive, ultima delle quali quella denominata Seisud, tenutasi a Gubbio e conclusasi da poco, Cordì ha accolto con emozione ed entusiasmo la prospettiva di crescita e formazione artistica che gli è stata prospettata. D’altro canto la sua capacità di trasporre l’Io in arte, attraverso elementi semplici che riportano alle tradizioni, come ben evidenzia la motivazione del riconoscimento, descrive le doti e il talento che hanno fatto la differenza. Abbiamo parlato con lui della formazione e della passione per l’arte e della possibilità che gli si apre davanti.
Cordì, quando si è avvicinato all’arte?
Il mio primo approccio con i colori l’ho avuto grazie al writing in strada, ma credo che l’intenzione artistica fosse ancora inconscia e sicuramente presente già da prima. La decisione di percorrere questo mondo è maturata con il tempo, ma non la chiamerei decisione, un amico mi disse che "è l’arte a scegliere noi".
Ha seguito un percorso di studi a tema?
Ho frequentato l’accademia inscrivendomi al corso di grafica e conseguendo la laurea di primo livello, durante gli studi ho conosciuto i miei attuali compagni di viaggio che sono diventati la mia vera accademia.
Cosa desidera trasmettere a chi osserva un suo lavoro?
L’aspirazione è quella di creare un sentimento, generato da un momento di riflessione.
Cosa si aspetta dall'esperienza che da qui a breve farà?
Sicuramente sarà un’esperienza che mi arricchirà ad ogni livello. Conoscerò 29 artisti di altrettanti paesi del mondo con i quali vivrò e lavorerò per 3 settimane… prendere in considerazione "cosa aspettarmi", nello specifico, mi fa pensare ad una totale confusione di energia positiva.
Si sente emozionato?
Certo che sono emozionato, è una cosa importante, ed estremamente positiva per moltissimi aspetti, che vanno oltre la mia persona coinvolgendo tutto un mondo di persone che vivono la realtà artistica con la passione nell’animo. Sono campi verdi queste opportunità, in un mondo difficile fatto di dinamiche spesso lontane dal concetto di arte.
lunedì 14 febbraio 2011
Arte tra la gente

lunedì 24 gennaio 2011
Mondino, maestro di fantasmagorie
di Bruna Larosalunedì 10 gennaio 2011
La natura come valore
Abbiamo parlato con Pino Minìaci che ci ha offerto uno spaccato della mostra e della realtà attraverso il suo sguardo d’artista.
In una, Jolly Rosso, c’è un richiamo all’attualità, avevo sentito la notizia relativa alle navi dei veleni e ne è venuto fuori questo quadro, con una nave rossa che solca il mare. Una commistione quindi tra l’elemento naturale e quello umano/artificiale: l’uomo cammina con l’acceleratore non rendendosi conto che dovrebbe avere più riguardo nei confronti della natura e andare alla sua stessa velocità. Ogni danno fatto alla natura si risolve in un danno per noi stessi, sarebbe opportuno tenerne conto.
Lei sceglie di rappresentare la Natura e dove la figura umana è contestualizzata in un paesaggio, è soggetta a una forte stilizzazione, quale messaggio vuole trasmettere?
Conservo sempre il mio occhio da scultore, tanto che accanto ai pennelli utilizzo come arnesi da lavoro delle spatole per realizzare quelle che sono state definite delle ‘sciabolate’. I tagli mi aiutano a soddisfare la mia volontà di dare una nuova dimensione alla tela, regalando un effetto di ‘tutto tondo’ che chi visiona l’opera altrimenti non riuscirebbe a percepire. Lo stile che ho adottato può sembrare illeggibile, in realtà tento solo di far riappropriare l’arte dello spazio naturale di cui necessita: lo spettatore dovrà, infatti, fermarsi ad osservare la tela e allontanarsi ad una certa distanza donando all’opera tempo e spazio.
Pubblicato su Mezzoeuro in edicola da sabato 8 gennaio 2011
martedì 4 gennaio 2011
Pennelli d'autore
di Bruna LarosaPubblicato sul n.° 46 di Mezzoeuro in edicola da sabato 20/11/2010.
domenica 26 dicembre 2010
Il teatro nella società dell'apparire

La Compagnia Bruzia Ballet è una realtà del panorama teatrale sorta a Cosenza dal desiderio di creare qualcosa di innovativo proprio in questo territorio. Il teatro è stato spesso recettore dei vizi dell´uomo; attraverso le trasposizioni gli veniva affidato il gravoso compito di cristallizzare e palesare i mali dell´umanità creando una forte compartecipazione tra palco e platea. Riprendendo questa sfaccettatura la compagnia Bruzia Ballet propone un Musical, Barabba, che lo scorso 16 novembre presso il Teatro Morelli è arrivato alla sua settima rappresentazione. Quella proposta è una narrazione ricca ed emozionate, fluida e al tempo stesso piena di riflessioni, con una chiave di lettura immediata: si riflette su quanto sia giusto e legittimo giudicare un altro uomo per i suoi operati senza, magari, conoscerne l´animo; infondo in ognuno di noi alberga il bene e il male. In ciò il paradosso: il teatro, mondo della finzione è calato nel mondo reale in cui ognuno indossa una maschera e giudica con una certa facilità l´altro! Forte di un tale antefatto il musical propone come protagonista quello che, in una prima analisi, si può considerare "l´antieroe", recuperando per Barabba la dimensione umana fatta di bene e male, di peccato e purezza. Egli, nella sua cella in quella che crede sia la sua ultima notte, ripercorre in un coinvolgente flashback gli episodi più significativi della sua vita mostrandosi a nudo, perdendo così la sua maschera di peccatore e riconducendosi a uomo tra gli uomini.
Il musical, rappresentato a Roma presso il Teatro Greco, ha ricevuto anche il plauso di Renato Greco, esperto e conoscitore del mondo teatrale.
Nonostante la crisi che sta attraversando il mondo del teatro il musical di cui lei è il coreografo sta riscuotendo un notevole successo, qual è il segreto?
Tutti noi della compagnia crediamo fortemente in ciò che facciamo, anche se dobbiamo riconoscere di essere dei `folli´ perché in questo clima di latenza investiamo le nostre energie in un campo forse troppo poco considerato. Eppure proprio il fatto di averci creduto ci sta regalando delle reali soddisfazioni.
Per emozionare bisogna emozionarsi, eppure fare il coreografo significa trasmettere le proprie idee ai ballerini, quindi persone `altre´ che dovranno esprimere ciò che lei ha pensato. Come si fa a trovare un punto di incontro?
La profonda stima che nutro nei confronti del corpo di ballo è essenziale per sapere che ognuno di loro ha qualcosa di bello da esprimere e dare. Nella loro individualità riescono a darmi tanto e cerco sempre di mettere in luce il loro personale modo di interpretare un´emozione. Non entro nella sala con la coreografia pronta, si crea piano piano, tutti insieme. Si parte da un´idea, un input, poi spesso accade che il `mio´ movimento su un ballerino risulti anche migliore: riesca a interiorizzarlo e a rispecchiare ancor meglio ciò che io stesso pensavo!
Uno spettacolo teatrale, ancor meglio un Musical si compone di canto, recitazione e ballo, ma cosa c´è prima di arrivare ad avere un canovaccio da seguire?
Sicuramente alla base di tutto c´è una profonda intesa tra i membri del consiglio della compagnia seguiti dalla coesione e dal confronto libero e costruttivo con tutti gli altri. Dietro uno spettacolo c´è sempre un profondo studio e un´ampia ricerca: del personaggio innanzitutto, poi delle ambientazioni, dei luoghi. Si scava dentro se stessi per trovare l´emozione giusta, quella che va assolutamente condivisa per far capire il proprio punto di vista circa i personaggi. Il lavoro introspettivo è alla base di ciò che si porterà in scena. La nostra compagnia non penalizza un´arte per l´altra: l´intesa di vedute tra me, coreografo e Antonio Conti, regista, ha dato come esito la totale commistione di ballo e recitazione, cosa che non sempre si riesce a ottenere. Puntando tutti allo stesso obiettivo, cioè trasmettere delle emozioni al pubblico, abbiamo raggiunto questo risultato di coesione però c´è voluto un lungo lavoro di discussione per sfatare le diffidenze iniziali che, provenendo da due `mondi diversi´, portavamo con noi.
Pubblicato sul n. 46 di MezzoEuro in edicola dal 20 novembre 2010.
domenica 12 dicembre 2010
Il mito dell'archeologia
di Bruna LarosaL’archeologia è prima di tutto studio, ma anche esperienza sul campo. Com’è stata la prima volta che ha partecipato ad una sezione di scavi?
Da qualche settimana ho concluso l’ultima esperienza di scavo che è stata, anche, la più significativa. Il lavoro sul campo è stato intenso, ma in questa occasione mi sono occupata anche del "dopo - scavo "; ho provveduto cioè alla documentazione, che, per gli addetti ai lavori è uno degli aspetti più importanti del nostro operato. Attraverso la documentazione, ad esempio, abbiamo la possibilità di descrivere e interpretare le tracce trovate sul terreno. Ogni esperienza che ho avuto l’opportunità di vivere in questo campo mi ha provocato emozioni intense e sempre diverse, tanto che la mia passione ne esce sempre più rafforzata e cresce anche la speranza di poter continuare su questa strada.
sabato 4 settembre 2010
A muso duro
Pubblicato sul numero 32-35 4 settembre 2010 di MezzoEuro
