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Sogni in un pugno (37)
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giovedì 15 ottobre 2015

Uno scatto per la legalità, al liceo Scorza la menzione di merito

Articolo pubblicato sulla Gazzetta del Sud del 14/10/2015

mercoledì 11 febbraio 2015

Quella voglia d'andar via

Articolo apparso su Gazzetta del Sud, il 10 febbraio 2015.

lunedì 21 ottobre 2013

Emozioni in valigia

di Bruna Larosa

Editoriale apparso sul numero 38 di Klichè


I sogni sono come le possenti colonne d’Ercole, mitico confine del mondo conosciuto, stuzzicanti per la fantasia, rischio per la razionalità e, al tempo stesso, unica condizione per cui si avverta l’inevitabile bisogno di mettersi in cammino.

Il ronzio insistente dei trolley è un suono familiare che si trasforma in un’eco; un’aura che avvolge chi vi avanza dentro avvertendo dell’inizio di un percorso e rinnovando la promessa per il viaggiatore e l’onere per chi dovesse percepirlo, delle antiche sacre regole dell’ospitalità.

Non solo sogni nei bagagli di oggi: la valigia è diventata un luogo dell’anima; lo sa chi per un qualsiasi motivo ha affrontato un trasferimento e ha dovuto ripiegare la sua vita e le sue abitudini in una piccola scatola, caricando tutte le speranze di felicità in un biglietto di sola andata. È una nuova emigrazione che porta le persone ad andar lontano e non per un periodo di vacanza, ma per cercar fortuna altrove. Corsi e ricorsi storici, come direbbe Vico, in un’epoca che sembra non aver nulla di più da chiedere, ma al tempo stesso non offre alternative. Una mancanza di possibilità che costringe ad accettare il rischio di andar via, con la speranza che le emozioni raccolte in valigia vengano ancora fuori per essere positiva linfa di una nuova quotidianità.

In attesa che ognuno trovi la propria Itaca, che sia una dimensione dello spirito o un nuovo porto dove attraccare, abbiamo scritto di sogni, viaggi e viaggiatori, temi declinati con ironia o delicata attenzione per accompagnare voi tutti alla scoperta di nuovi spazi di cielo.

sabato 31 marzo 2012

Dynematica, un passo avanti con i software

di Bruna Larosa


Idee brillanti e novità a go-go che prendono vita grazie alla costruzione di software mai visti prima: che orgoglio poter dire anche questa è Calabria! I ragazzi di Dynematica portano avanti questa loro società di sviluppo software e con i loro racconti fanno sembrare tutto semplice: animare i bronzi, lavorare per l’Agenzia Spaziale Italiana, individuare nuove e più accattivanti dinamiche di insegnamento! Ne parliamo con Alessandro Senato, membro e fondatore di Dynematica.    

Chi siete e di cosa vi occupate?
Siamo un gruppo composto da 3 persone, da Dynematica sono passati altri ragazzi molto bravi, ma al momento la compagine fissa è composta da Roberto nei panni di grafico 3D e creativo puro, è lui che ci offre la maggior parte degli spunti per i nostri prodotti, da me nei panni di direttore artistico e da Carmelo nel ruolo di amministratore/commerciale/contabile/pragmatico/realista/uccisore di idee meravigliose perché costano troppo.

Dai videogiochi per passione ai videogiochi per lavoro, che studi avete svolto?
Non sempre il percorso formativo intrapreso da ragazzi coincide con quello che la vita ti propone per il lavoro, anzi non coincide quasi mai! Io ho fatto studi tecnici, Perito Industriale e poi Ingegneria informatica non conclusa. Un ramo che adoro quello dell'ingegneria e della scienza, ma che è affidato ad una classe accademica che rispecchia troppo la mediocrità che si respira in Italia oggi. Per questo motivo ho deciso di lasciare gli studi e intraprendere la via dell'imprenditoria dove ho potuto fondere le mie due passioni, la scienza e l'arte, in una disciplina che è quella delle nuove tecnologie di comunicazione come sono i videogiochi educativi e i nuovi media. Roberto è stato uno dei pochi fortunati a poter accedere al brevissimo corso di laurea di DAMS Multimediale dell’unical dove ha, fortunatamente, incrociato il prof. Maurizio Muzzupappa che lo ha fatto innamorare della grafica 3D. Una storia di fortuna e buoni professori. Carmelo viene anche lui da un percorso tecnico di Ingegnere Informatico e l'ho scovato in un angusto laboratorio dell'università durante il suo periodo di tesi tramite un amico in comune. E' stato assunto in Dynematica come programmatore, ma ora ha trovato la sua vera dimensione nell'amministrazione d'azienda!
È importante lavorare con qualcuno che segue le proprie inclinazioni?
Ho sempre creduto che ognuno dei ragazzi che ha lavorato per me dovesse prima trovare e poi seguire il proprio talento, questo è l'unico modo per sfruttare al massimo le potenzialità di tutti.

Bronzi che si animano, palazzi che "cambiano forma", ci sono effetti collaterali in una vita sempre un passo avanti?
Stare un passo indietro o stare un passo avanti sono entrambi nemici del successo. Se arrivi tardi qualcuno ha già avuto la tua idea, se arrivi troppo presto nessuno è ancora pronto per la tua idea: in entrambi i casi hai sbagliato qualcosa. I grandi successi hanno una grossa componente aleatoria: idea giusta, posto giusto e momento giusto. Tutti gli altri sono, ahimè, destinati al fallimento. Noi forse siamo più avanti rispetto alla realtà in cui viviamo, ma siamo solo discepoli e umili ammiratori degli immensi talenti che riusciamo ad apprezzare attraverso la rete. Gli effetti collaterali sono le frustrazioni dovute al gridare nel vento e nel dover aspettare la stagione fertile per poter piantare il tuo seme; ci è successo con il Tomo3D quando ci siamo sentiti dire "per questo prodotto ci vogliono ancora un paio d'anni", poi con Muraviglia e con le vetrine interattive, ed è per questo che il nostro obbiettivo al momento è trovare posti più fertili e più stimolanti dove sia quantomeno più probabile che le nostre idee siano quelle giuste al momento giusto.

Progetti per il futuro?
Attualmente stiamo lavorando con un'agenzia di Londra sull'advertising e abbiamo contatti con Los Angeles per la diffusione del Tomo3D (nuovo software di Dynematica che si propone di innovare l'attività didattica, n.d.r. ) nelle scuole della zona che hanno molto apprezzato il nostro lavoro. Siamo in attesa di conoscere la risposta di alcuni clienti per un paio di videogiochi educativi e abbiamo 2 prodotti di realtà aumentata per cui stiamo cercando finanziatori. La Calabria è la terra in cui sono nato, ma è oggettivamente inadatta alla nostra attività. Preferisco non illudere nessuno con discorsi romantici come "devo riuscire a farlo qui", perciò ti dico che stiamo progettando di trasferirci fuori dall'Italia.

domenica 4 marzo 2012

Martina Ielpo, cittadina del mondo

di Bruna Larosa


Lo sguardo vivace di Martina Ielpo ci ha trasmesso la sensazione del vento tra i capelli e l’emozione della libertà, quella curiosità di vivere e scoprire che non si può spiegare e neanche capire fino infondo. Ritorna da uno dei suoi tanti viaggi, lei che è partita da Praia a Mare e ad oggi ha visitato ben 72 Paesi diversi e ha voglia di raccontare la sua esperienza con il brio che la contraddistingue. Puntuale nei discorsi e ricca di particolari nei suoi racconti ci rendiamo conto che l’esperienza di Martina potrebbe essere il sogno di chi vorrebbe una vita diversa, ma si è lasciato ingabbiare dalla realtà, certo meno avvincente.

Martina, è difficile decidere di partire e lasciare tutto?
Viaggiare come lo faccio io non è una decisione che si prende. E’ una conseguenza, una reazione ad eventi che ti capitano nella vita... Avevo 15 anni quando mi sono allontanata da casa per la prima volta e per un lungo periodo; a quell’età capisci poco del mondo, non ti interessano gli scambi culturali, ne’ le usanze e i costumi dei diversi popoli: viaggi perché è il modo più dignitoso di scappare. È, quindi, una sorta di ribellione, un modo, esasperato, per urlare “sono viva e non ho bisogno di nessuno!”.
Domanda banale, ma nel tuo caso non certo scontata… Cosa metti in valigia?
In valigia, ovviamente, c’e’ la reflex,  l’iphone sul quale ho caricato tutti i miei album di samba e un milione di foto della Calabria da far vedere a chiunque incontri, copricostume e havaianas (assolutamente vietati jeans!).

L'esperienza più paurosa e quella più bella?
Paura e’ un concetto relativo, soprattutto per una che ha macinato 40 mila chilometri in autostop da Miami a Salvador de Bahia! Sono troppo incosciente per provare paura. C’è stata però una volta  che ho pensato davvero che non ne sarei uscita viva. È stata la prima e unica volta che ho provato l’effetto di una droga allucinogena, nel deserto del Pakistan. Preciso che da quelle parti la droga è di uso comune e legale e la guida me l’aveva somministrata a mia insaputa: voleva “solo” che il gruppo lo accompagnasse nelle preghiere serali. Fu così che il mio corpo si paralizzò, i miei sensi amplificavano qualsiasi rumore o luce e persi il totale controllo sulla mia volontà di agire. Non sono abituata a nessuna droga, ecco, allora ho avuto veramente paura...  

La tua famiglia come si pone nei confronti di questo tuo desiderio di viaggiare e conoscere?
Per la mia famiglia sono ovviamente stata una grande delusione/preoccupazione quando a 15 anni ho lasciato tutto e sono partita. Ma oggi, 12 anni dopo, vedono i reali frutti di questa scelta. Sono indipendente, la mia cultura è reale e non fatta di mera nozionistica, parlo 5 lingue e sono capace di non demordere dinanzi a nessun problema. Sono forgiata dai viaggi, ho delle passioni e dei valori che rispetto e onoro. Ora sono orgogliosi di me.

La tua prossima meta?
La mia prossima meta è potenzialmente ovunque. Non scelgo mai una meta: apro il browser e inizio a cercare voli a caso,  appena trovo un’offerta di qualche volo che parte in settimana lo compro! Non mi interessa dove vado, l’obiettivo è vedere tutto il mondo e l’ordine non importa. Però mi piacerebbe visitare qualche posto freddo, ghiacciai estremi o cose del genere. Fino ad oggi non ho mai combattuto la mia avversione al freddo, ed e’ forse ora per questa nuova sfida.

Dopo tanti viaggi, oggi come ti senti?
Il motivo che mi spinge oggi al viaggio è diverso, più profondo. Sono passati 12 anni in 14 giri del mondo, ho calpestato 76 paesi, come arrivare alla Luna e ora sto tornando verso il pianeta Terra.






Pubblicato sul numero di People Life di Febbraio 2012

domenica 14 agosto 2011

Datemi un foglio e una penna


di Bruna Larosa


Manuela Giardino presenta il suo nuovo libro "Mars e Venus", ovvero la sfera sentimentale umana e non solo uno snack e un rasoio per donna.


Come è nata l'idea di scrivere questo libro?

L'idea di scrivere questo libro mi è balenata in testa un'estate di qualche anno fa. Mi trovavo a casa sul divano, con il pc acceso, e come spesso mi accade, ad un tratto ho iniziato a scrivere. Non avevo intenzione di fare del mio scritto un libro da pubblicare, solo successivamente decisi, raccogliendo fogli sparsi e file salvati sul computer, di riordinare il tutto per farne un'opera. Ne venne fuori un manuale d'amore molto simpatico, ironico e goliardico. Aspettai un altro po’ e finalmente un mese fa decisi di pubblicarlo. Io ho i miei tempi!

La letteratura è un campo difficile, eppure il suo esordio letterario è di qualche anno fa…

Mars & Venus non è la mia prima esperienza letteraria, nel 2008 scrissi un libro di poesie dal titolo "100 volte t'amo" e nel 2010 pubblicai "I cinici" (vignette sarcastiche improntate sul cinismo grottesco) con due amici che doverosamente cito: Gaspare Guzzo Foliaro e Lorena Castellano. Entrambe le opere mi diedero non poche soddisfazioni.

Qual è il messaggio che affida al suo scritto?

Il messaggio che vorrei comunicare è unicamente quello di non prendersi mai troppo sul serio. Leggendo Mars & Venus, i lettori scorgeranno infatti una voluta ironia, un'esasperata narrazione sotto forma di aneddoti, dei difficili rapporti che intercorrono dalla notte dei tempi tra uomo e donna, trattati al di là del mero studio antropologico dei generi.

Tra le pagine c’è un po’ di autobiografia? Di cosa si parla?

Sto per dire una cosa che probabilmente farà storcere il naso ai lettori: Mars & Venus racconta di loro. Non li ho mica spiati nella tranquillità di casa loro con un binocolo, ho solo raccolto e fatto tesoro dei loro racconti inerenti sia alla vita di coppia che alle divertenti vicissitudini dei single, e ne ho fatto un libro. Mi chiedi se c'è qualcosa di autobiografico, di mio, beh ti rispondo di sì, ma non posso dirti in quale paragrafo si parla di me! perderei il fascino della scrittrice misteriosa!

Cosa si aspetta per il futuro?


Dal futuro non mi aspetto niente, piuttosto è da me che mi aspetto qualcosa. So solo che non smetterò mai di scrivere. Scrivo per passione, ed è dalla passione che mi farò guidare. Datem

i

un foglio ed una penna ed il mio futuro lo leggerò nelle parole! Niente di più, niente di meno.








Pubblicato su Mezzoeuro n. 31 del 6 agosto 2011





giovedì 4 agosto 2011

Catanzarese col Leone D'Oro


di Bruna Larosa



Quando ha scoperto la sua passione per il canto?

Ho iniziato a cantare all'età di sei anni, durante la notte di Natale. Studiavo anche danza, ma sentii che la passione per la musica era molto più forte, così iniziai a partecipare ai primi concorsi canori. È difficile spiegare cosa provassi da bambina, sentivo una grande emozione, ero felice sapevo dentro di me che avrei voluto cantare per il resto della mia vita!

Ha seguito un percorso di studi specifico?

Ho studiato per due anni canto e poi ho iniziato la mia “gavetta”. Ho avuto tante soddisfazioni, sono queste che mi spingono a lottare per il mio sogno. Non è facile, lo so, ma credo che chi ama veramente la musica non riesca a far a meno di cantare. Al di là del fatto di partecipare a programmi televisivi o diventare una pop star: quello che conta davvero è cantare...

Essere calabrese ha in qualche modo influenzato il suo sogno o il percorso che sta facendo per realizzarlo?

Devo ammettere che nascere in Calabria e decidere di intraprendere una carriera musicale non sia facile perché purtroppo la musica vive in altre realtà e bisogna sempre spostarsi. È da due anni che io non vivo in Calabria e questo mi dispiace molto. Amo la mia regione e sono fiera di essere calabrese, ma col tempo mi sono resa conto che era impossibile provare a realizzare il mio sogno rimanendo nella mia terra.

Qual è stata l'emozione più bella vissuta grazie al tuo sogno?

Il mio sogno mi permette di vivere la mia vita all'insegna di forti emozioni: quello che ti regala la musica è qualcosa di indescrivibile! Certo molte esperienze che ho fatto si sono risolte in grandi soddisfazioni e proprio queste, mi spingono a lottare ancora e a credere nel mio sogno.

Cosa ti aspetti dal punto di vista del tuo sogno per il futuro?

Ora sto lavorando per un progetto che spero abbia un futuro discografico. Proverò anche a partecipare a Sanremo Giovani. La cosa certa è che la mia vita sarà ancora piena di tante emozioni grazie alla musica


Pubblicato su Mezzoeuro in edicola dal 30 luglio 2011

mercoledì 27 luglio 2011

Sceneggiatrice doc


di Bruna Larosa

Annalisa è un’artista originale, approda ancor bambina alla musica e da qui inizia il suo percorso che si risolve in una ricerca incessante attraverso l’arte e per l’arte. Dal pianoforte alle arti figurative fino ad intraprendere gli studi all’Unical nel corso di laurea in Comunicazione e Dams e scoprire la passione per il cinema. Abbiamo parlato con questa promettente artista che, ancora emozionata dalla serata, ci ha rivelato alcuni dei suoi segreti.

Quando ha scoperto Andy Warhol e perché è stata scelta la figura di questo artista per il cortometraggio che la vede protagonista?

La prima volta che mi avvicinai alla pop art, quindi all'icona di Andy è stato a 14 anni; mi innamorai di quello stile bizzarro, ma tanto suggestivo che mi affascinò a tal punto da iniziare anche io a dipingere secondo quel modello! Ho deciso di realizzare questo cortometraggio su di lui, per rivivere quei momenti, cercando di capire cosa si provava. Ho fatto ciò insieme ad una “squadra” di amici e conoscenti , ognuno ha contribuito con il suo sapere alla realizzazione dello short film.

Si è impegnata su due fronti: attrice e sceneggiatrice, quale ruolo è più arduo da interpretare?

E’ stato difficile essere sceneggiatrice, perché riportare su carta la mia visione mentale delle immagini è un compito davvero arduo e molto spesso ciò che uno scrive non è esattamente come lo ha immaginato! Fare l’attrice è stato divertente.

Qual è il fine di questa opera e quali emozioni vi ha dato?

L’amore per l’arte, ma soprattutto far vedere che in Calabria possiamo fare cinema, perché le eccellenze abitano anche qui da noi e non c’è bisogno di emigrare per realizzare un sogno. L’emozione più bella è stata proprio quella di lavorare in squadra per un obiettivo comune che si sta realizzando. Tutto ciò cullando il desiderio che questo sogno diventi una realtà Cinematografica Doc della Calabria.

Vuole rivelarci qualche progetto per il futuro?

Posso parlarti brevemente di un mio progetto futuro, in collaborazione con un giovane regista Rumeno, con il quale stiamo organizzando di immergerci in un viaggio multi etnico per le città del Paese.






Pubblicato sul numero 29 di Mezzoeuro, in edicola dal 23 luglio 2011.

sabato 9 luglio 2011

L'Avvocato Artista


di Bruna Larosa







La Money Art, corrente artistica fondata da Francesco Saverio Russo, noto con il nome d'arte di Fiscer, si basa sulla trasposizione in arte delle piaghe sociali dovute all’eccessivo peso che i soldi hanno nella nostra contemporaneità. La consapevolezza di un “dio denaro” che permea e condiziona la vita di tutti i giorni regala all’arte la possibilità di mostrare situazioni che si allontanano dai valori fondanti della vita. Numerosi i riconoscimenti che sono stati attribuiti al giovane artista catanzarese, tra gli altri la Laurea Honoris Causa dall’Accademia Santa Sara di Alessandria.

Quando ha capito che l’arte poteva essere il suo mondo?

L’ho capito quasi per caso, mi sono sempre interessato all’Arte: seguo molte manifestazioni artistiche, tra cui le Fiere più importanti, ad esempio quest’anno sono stato a quelle di Milano, Bologna, Genova e Padova. Visito spesso Musei e Gallerie d’Arte e così mi sono accorto che mancava ancora qualcosa in questo mondo, mancava qualcuno che avesse il coraggio di parlare attraverso le sue opere e trattare alcuni temi importanti; questo qualcuno, forse con un po’ di presunzione, ho pensato di poter essere io ed è allora che ho iniziato a dipingere.

A quali studi si è dedicato?

Non credo che l’Arte debba essere fatta solo da coloro che hanno studiato questa materia: la vera Arte è un qualcosa che nasce da dentro e non si può controllare; non dimentichiamo che molti pittori guidati da questo istinto irrefrenabile si svegliano in piena notte ed iniziano a dipingere. Così mentre molti si aspettano che io abbia frequentato l’Accademia di Belle Arti o magari il Liceo Artistico devo dire che mi sono laureato in Giurisprudenza presso La Sapienza di Roma ed aggiungo che, infondo, anche Matisse era un avvocato!

A che tipo di pubblico si rivolge la sua arte?

Molti Artisti sostengono di rivolgersi al “pubblico d’elite”, ma io e la Money Art ci rivolgiamo a tutti: dal più acclamato dei critici a colui che non è mai entrato in una galleria. L’Arte è emozione e le emozioni possono provarle tutti.

Com’è il suo rapporto con il denaro nella tua vita quotidiana?

È un rapporto di “buona sopravvivenza” nel senso che serve per vivere, ma anche, alle volte, per soddisfare i propri desideri. I latini dicevano in medio stat virtus: non vado alla ricerca del denaro, se arriva cerco di utilizzarlo al meglio, finanziando la mia arte per farla conoscere a più persone possibili. Credo che finché sei tu ad essere il burattinaio ed il denaro il burattino allora tutto procede nella maniera corretta: se i ruoli si invertono significa che il denaro ha preso il sopravvento e questo è molto pericoloso.

Essere un artista che emozioni le ha dato?

Dal punto di vista “istituzionale” sono stato anche insignito della Laurea Honoris Causa in Arte dall’Accademia Santa Sara di Alessandria. L’emozione che, però, metto al primo posto è osservare le persone alle mie esposizioni: vedo un dialogo tra chi guarda e l’opera, una ricerca di ciò che “ho voluto dire”. Spesso mi raccontano che si continua a discutere anche una volta tornati a casa, mentre generalmente usciti da una galleria d’Arte i commenti e le opinioni terminano su quella soglia, come se l’Arte fosse confinata, confini che spesso appaiono invalicabili.

Che tipo di riscontro ha in Calabria?

Con il cuore in mano devo dire che l’Arte in Calabria è poco considerata: si offrono pochissime possibilità agli artisti e poca considerazione. Due anni fa ho avuto la fortuna di esporre al Carrousel du Louvre, l’entrata del Museo più conosciuta al Mondo, pochi hanno avuto questa fortuna, mi sarei aspettato almeno una chiamata, rappresentavo la Calabria in quel momento, chiamata che nessuno ha fatto. Vivere altrove è un’esigenza, ma sono consapevole che la “non considerazione” sia un problema di tutta l’Italia: l’artista italiano più quotato, Maurizio Cattelan, è dovuto andare all’estero per essere notato. L’Italia purtroppo si limita ad esaltare il già affermato e non a puntare su chi potrebbe diventarvi.





In parte pubblicato su Mezzoeuro n. 27

martedì 5 luglio 2011

Quella classica musica popolare






di Bruna Larosa





Per la nascita del gruppo Ars Enotria Ensemble galeotti furono i cinquantasei volumi di composizioni e filastrocche della tradizione calabrese musicate dal maestro cosentino Armando Muti e custoditi nella Biblioteca Civica di Cosenza. Gli Ars Enotria, pluripremiati per la loro attività di diffusione in musica classica della canzone popolare, riscuotono un gran successo di pubblico e critica, con consensi sia laddove vi siano immigrati calabresi, sia dove la cultura della musica classica risulta ben più radicata che da noi. Solo qualche settimana fa è stato loro assegnato il "Premio Primavera" dal Centro Internazionale Artisti Contemporanei con il patrocinio dell´Assessorato alla Cultura e Centro Storico del Comune di Roma. Abbiamo parlato di questa esperienza con i componenti del gruppo: Barbara Tucci, soprano; Rosalba Cirigliano, arpista; Fausto Castiglione, violoncellista; Ivano Biscardi e Bruno Aloise, rispettivamente fisarmonica/bandoneon e chitarra e in particolare con Anna Stella Cirigliano che ci ha svelato emozioni e curiosità di questo originalissimo gruppo.

Quando nascono gli Ars Enotria e con quale desiderio?

Nel 2004 abbiamo dato vita all´Ars Enotria Ensemble, una formazione con strumentazione classica che ripropone brani musicali appartenenti alla nostra tradizione. Non abbiamo tratto ispirazione da altri gruppi: l´idea è stata quella di voler proporre brani popolari in musica classica, esistendo già su territorio vari gruppi popolari che utilizzano strumenti appartenenti proprio alla tradizione popolare. Il desiderio era essenzialmente quello di dare un piccolo contributo per non far smarrire un repertorio musicale rimesso completamente alla memoria degli anziani che ricordano i brani popolari della loro infanzia.

La vostra formazione ha inciso sulla volontà di organizzarvi come gruppo?

Siamo tutti musicisti diplomati al Conservatorio con conseguenti innumerevoli specializzazioni, per cui la nostra è una formazione classica. Ci siamo "scelti" per amicizia e per la grande stima personale e professionale che ci unisce.

A che tipo di pubblico si rivolge la vostra musica?

Ci rivolgiamo ad un pubblico veramente variegato: la nostra musica è apprezzata dai cultori, ma anche da tutti coloro che non frequentano abitualmente le sale da concerto. Trattandosi di brani popolari, in una prima fase solo calabresi, ma ora anche napoletani e argentini, essi risultano riconoscibili e godibili più facilmente.

Qual è stata l'emozione più grande che avete vissuto?

Tante, ultima in ordine di tempo la mattinata trascorsa a Roma, nella Sala Protomoteca del Campidoglio, ci è stato assegnato un premio da una giuria prestigiosa e siamo anche stati invitati a riproporre il nostro concerto nelle Sale del Bramante il prossimo gennaio. Certo non possiamo dimenticare l´esperienza vissuta a Malta nel 2004. Lì abbiamo potuto constatare la grande ammirazione dimostrataci non solo dagli italiani presenti, ma addirittura dai maltesi che hanno apprezzato tantissimo i nostri brani popolari pur non conoscendoli riempiendoci di applausi e di complimenti!

In Calabria che tipo di riscontro avete con il pubblico e il territorio?

In Calabria il pubblico risponde benissimo, troviamo sempre le sale piene: apprezza molto perché riconosce i brani, ma il problema grosso è rappresentato dalle Istituzioni che non ci aiutano tanto e tutto il lavoro è rimesso alla nostra grande passione e tenacia. Tante volte ci demoralizziamo ma poi basta un sorriso e un applauso e ritroviamo la spinta per andare avanti e perseverare nel nostro progetto nato per caso e quasi per gioco in una sala di biblioteca!






In parte pubblicato su Mezzoeuro in edicola dal 2 Luglio 2011.

domenica 26 giugno 2011

Quando l'arte non si ferma




di Bruna Larosa




Artisti giovani che si rivolgono ad un pubblico giovane: in queste parole si può condensare il senso della manifestazione Non FermArti, che ha messo in scena per ventiquattro ore consecutive, diverse forme d’arte. Lungo il Crati, nel complesso Sant’Agostino è stata allestita la mostra, tante le opere pervenute da ogni parte d’Italia per la kermesse e tantissimi i visitatori che si sono intrattenuti tra i padiglioni dell’esposizione e con gli artisti. L’intera struttura è stata percorsa e ripercorsa da ciascuno: una pista sul pavimento guidava dall’ingresso alle varie sale,verso i lavori da ammirare e gli spettacoli a cui assistere. L’atmosfera creava una sensazione coinvolgente di arte da guardare e da vivere; interno ed esterno dell’edificio ospitante sono stati sapientemente sfruttati e per tutta la durata della manifestazione c’è stato un continuo brulicare di persone, sospinte dalla curiosità tra una sala e un’altra e da un piano all’altro, mentre le iniziative si susseguivano. Dalla danza del ventre, alla lettura teatrale di testi, dalla musica classica, al balletto contemporaneo, in un intenso susseguirsi di informazioni e spettacoli, tutti animati dal tema del doppio.



Il “doppio” è una tematica ricorrente nella letteratura e nell’arte in genere; c’è chi l’ha vissuto come tormento, chi lo ha esorcizzato, chi vi ha convissuto semplicemente; già i miti più antichi mostrano il fascino della dualità dell’essere, a volte come una situazione da sconfiggere, altre volte come la debolezza che portava alla follia senza via d’uscita. I moderni artisti per alcuni versi hanno riproposto queste visioni già consolidate del dualismo, mentre altri hanno preferito dare un’impronta personale al tema. Non in tutte le opere il doppio è diventato uno specchio o un riflesso, spesso è stato cristallizzato l’attimo nel quale la “seconda parte” si impossessa dell’uomo comune, magari cogliendo in uno sguardo riproposto in bianco e nero, il momento in cui la consapevolezza colpisce la speranza e la pupilla si dilata regalando un’espressione decisa e forte al volto. Il doppio come il momento in cui due ballerini non sono più una coppia, ma si uniscono in un’elegante presa, concentrati e soli al centro della scena anche se davanti a tanta gente. A tema anche i testi proposti dal vivo e le rappresentazioni teatrali, musicali e canore che si sono successe per tutta la durata della manifestazione. Associato alle ventiquattro ore d’insonnia creativa un concorso per definire chi sia stato l’artista capace di interpretare e trasmettere al meglio la sua idea di doppio. Ogni visitatore ha avuto un talloncino su cui segnare il proprio preferito, mentre una giuria tecnica ha analizzato le diverse opere ed espresso il suo giudizio tecnico. Ne sono usciti vincitori Ovidiu Morgos e Diego Fazio, con le loro opere, ma, senza ombra di dubbio tutti gli artisti hanno avuto il merito di attrarre gli amanti del genere e, ancor di più, di far parlare di arte i giovani.
























Pubblicato sul numero 25 di Mezzoeuro in edicola dal 25 giugno 2011

giovedì 16 giugno 2011

Stelle in punta di piedi


di Bruna Larosa











È la musica che diventa visibile agli occhi e palpabile al tatto ciò a cui si è potuto assistere al teatro Rendano durante lo spettacolo “Stagione di Danza”, evento organizzato dall’Associazione Compagnia di Balletti A. Rendano e da Pianeta Danza. Ad entrare in scena, annunciata da Antonella Calabrese presentatrice dell’evento, è la special guest della serata, Grazia Galante che proprio a Cosenza torna a calcare nuovamente il palcoscenico dopo molto tempo della sua ultima apparizione sulle scene. La magia della danza avvolge e rapisce tutti dal momento in cui la sua figura arriva sul palco e il tempo sembra fermarsi mentre i suoi gesti, decisi ed eleganti, disegnano tutto intono intorno un mondo immaginario, eppur visibile improvvisamente a tutti, fatto di risolutezza e pathos. È una coreografia coinvolgente e sublime quella con cui l’artista di fama internazionale si offre al pubblico di Cosenza, regalando uno spettacolo di pura arte.



Con un inizio così Stagione di Danza si riconferma essere una kermesse di pregio in cui si avvicendano danza classica e moderna, valorizzandole in tutte le loro accezioni e sfumature. Il rigore per la danza e la passione per questa arte capace di interiorizzarsi e suggestionare la vita di tutti i giorni, traspare dall’attenzione che anche i più giovani infondono con naturalezza alle loro movenze.


Hanno preso il nome di “Passi d’addio”, forse in assonanza con “passi da dio”, le parti dello spettacolo interpretate dai ragazzi che, giunti al diploma, finiscono il loro percorso di formazione all’interno della scuola. Esibizioni queste che hanno avuto un qualcosa in più, l’emozione dell’addio al di là della tecnica e l’attenzione e il coinvolgimento vero e sano di chi ama ciò che fa e guarda al sipario che sta per chiudersi pensando al nuovo che può riaprirsi davanti a loro di nuovo. Danza classica e moderna si sono avvicendate senza dar modo allo spettatore di annoiarsi o di distrarsi pensando all’annosa diatriba che vuole un genere preferibile all’altro. Tra un’esibizione e l’altra è arrivato, poi, il momento di vedere in scena un ex allievo eccellente, Pietro Valente, sostenuto da un nutrito coro di simpatizzanti dal pubblico e che ora vive nel capoluogo lombardo, al seguito del maestro Villanova, primo ballerino della Scala di Milano.

Dopo questa esibizione è stata la volta di dar spazio a quella della prima ballerina della Compagnia di Danza Alfonso Rendano, che nella sua dimostrazione solista ha rapito il pubblico presente. Coinvolgenti i passi del Musical Notre Dame de Paris riproposti sulle musiche di Cocciante, una perfetta sintesi, anche in questa riproposizione, della necessità di essere artisti completi per poter affrontare grandi opere trasmettendo credibilità e professionalità. La Compagnia A. Rendano si è poi esibita in una coreografia dal titolo Storie di Fate, che ha avuto il merito di trasporre la magia di questi esseri fantastici in eteree figure dalle movenze delicate; il tutto sottolineato ancor di più dall’attenzione per i costumi morbidi e leggerissimi. Non certo trascurabile, infatti, il valore aggiunto alle coreografie e ai ballerini dai costumi di scena, curati in ogni particolare e adatti per colori e fattezze ad interpretare stati d’animo, musiche e umori. Si giunge così al termine della serata, vengono chiamati sul palco tutti gli allievi che terminano quest’anno la formazione presso la scuola e i professori che li hanno seguiti nel loro percorso, la direttrice artistica Isabella Sisca e tutti coloro che partecipano e rendono possibili le attività. Certamente bello il clima trasparso tra i talentuosi partecipanti, impassibili e concentrati sul palco e sorridenti nel sostenere gli amici ancora in scena quando dal sipario, finite le loro esibizioni passano a godersi il resto dello spettacolo in platea. E’ il momento di riavere sul palco anche Grazia Galante che ricorda con affetto l’incontro avvenuto a Parigi, alcuni anni fa, con Isabella Sisca, e annuncia diverse novità e progetti cui intende dar vita qui nella città Cosenza nel prossimo anno.



Pubblicato sul numero 23 di Mezzoeuro in edicola da sabato 11 giugno 2011

martedì 14 giugno 2011

Stilisti eccellenti


di Bruna Larosa








Il video celebrativo dei quindici anni di Moda Movie apre le scene dell’evento 2011, mentre il pubblico delle grandi occasioni ha ormai preso posto tra platea e palchetti del Teatro Rendano. I presentatori, Leyla Pafumi e Nino Graziano Luca, danno quindi inizio alla serata che si concluderà con la proclamazione dello stilista vincitore della competizione. Il titolo dell’evento Moda Movie di quest’anno è stato “Mediterraneo, il mare di mezzo”; un tema dalla forte accezione evocativa poiché gioca con la stessa etimologia del termine Mediterraneo che significa propriamente “in mezzo alle terre”, alludendo a tutto ciò che la sua collocazione ha comportato e comporta. Tra passi felpati e cadenzati sfilano delle vere e proprie opere d’arte; alcune stravaganti, altre estrose, altre lineari, ma tutte caratterizzate da quell’alone di “novità” che ha fatto conquistare loro la finale del Moda Movie 2011.


L’emozione dei ragazzi in gara è stata tangibile in ogni fase dello spettacolo, come venivano annunciati i nomi dei creatori e uscivano le modelle, si potevano seguire con lo sguardo le emozioni degli stilisti in erba che prima abbassavano gli occhi e poi osservavano le reazioni del pubblico con timore reverenziale, loro, tutti vicini sullo stesso palchetto, eppur contemporaneamente al centro della scena grazie agli abiti venuti fuori dalla loro fantasia e dal loro impegno. Il pubblico apprezza, rimane rapito e affascinato: ogni uscita da dietro le quinte provoca un nuovo stupore. Non si ha neanche il tempo di riaversi: la carrellata è ben organizzata e le modelle, dallo sguardo magnetico e impassibile, si susseguono ad un ritmo incalzante. Ammaliati dai miti e dalle leggende, dalla realtà che l’Italia e in particolare il Sud ha la possibilità di interiorizzare ogni giorno, sono nate creazioni di pregio che hanno coinvolto pubblico e giuria. Il patron della manifestazione, Sante Orrico, guarda tutto con estrema soddisfazione.


L’evento Moda Movie è ormai un immancabile appuntamento nel panorama artistico culturale cosentino, tutto ha avuto inizio nel 1997 e da allora non ha mai smesso di mietere successi tanto che numerose personalità si sono successe sul palco del Teatro Rendano, cornice dell’evento e cuore della pittoresca Cosenza vecchia. Il comitato tecnico scientifico, presentato da Mario Tursi Prato, ha valutato le opere in concorso si è avvalso di prestigiosi nomi della moda e dello stile, da docenti universitari a giornalisti di moda ed esperti del settore.


Pur non coinvolgendo solo artisti italiani la serata si è prestata a far conoscere alcune delle eccellenze calabresi e in particolare cosentine. Si tratta di Laura Bilotta e Giovanni Tocci, giovani tuffatori cosentini già insigniti di prestigiosi premi agonistici. Ma numerosi anche gli altri riconoscimenti, i Press Award e gli Special Award, che sono stati dati nel corso della serata. I Riconoscimenti Speciali sono andati a Liliana Tudini, conosciuta per il suo impagabile contributo per il successo del made in Italy nel corso della sua trentennale carriera e a Beppe Pisani, per la sua attenzione alla ricerca dello stile e della formazione e per il suo riguardo verso le Scuole e le Accademie di moda. Un riconoscimento anche per Barbara Pasquini, per la competenza nel campo dei tessuti e degli accessori, con particolare riferimento alle Collezioni Haute Couture Magazine; mentre è per Leyla Pafumi il Press Award 2011 per la comunicazione televisiva. Nel corso della serata l’esibizione dei Viborlime Ottoni, formatisi presso il Conservatorio di Musica F. Torrefranca di Vibo Valentia, ha allietato con coinvolgenti interpretazioni del repertorio classico la platea.


L’evento si è infiammato per la presenza di una stilista d’eccezione, Walid Atallah, special guest della serata e griffe libanese di fama mondiale. La collezione presentata a Cosenza ha sottolineato la linea raffinata ed elegante della donna immaginata dalla Atallah, abiti caratterizzati da tessuti morbidi che fasciano il corpo e colori luminosi che ne sottolineano le forme. Diversi i consigli per i giovani stilisti, dall’originalità alla cura dei più piccoli particolari, proprio quelli che possono fare la differenza. Tra luci e colori si è ormai giunti al momento di proclamare i vincitori, la tensione tra i partecipanti è tangibile, mentre si annuncia che dal verdetto della giuria verranno eccezionalmente fuori, oltre i tre premi canonici, anche due menzioni speciali. Le menzioni vanno a Paula Arbac di San Paolo, Brasile e ad Annalisa Di Lazzaro, di Rocca Imperiale in provincia di Cosenza. Terzo premio per l’interpretazione del Mediterraneo a Veronica Giaimo di Agropoli, Salerno, il secondo attribuito a Luigia Salvato, mentre il vincitore della competizione è Giovanni Percacciuolo di Cerisano, Cosenza, che emozionatissimo ringrazia la sua famiglia per il sostegno e l’Accademia di Moda di Napoli per la formazione. I riflettori si spengono con un arrivederci al prossimo anno, per farci nuovamente affascinare dalla moda, dalla musica e dai colori che il Moda Movie riesce a portare nella città di Cosenza.




Pubblicato sul n. 23 in edicola da sabato 11 giugno 2011

martedì 7 giugno 2011

L'arte nel sangue


di Bruna Larosa





Una commissione di esperti italiani e internazionali si sono riuniti e consultati per selezionare quale delle opere in lizza fosse meritevole del premio. Selezionati tre artisti, Santo Alessandro Badolato, Domenico Cordì e Roberta Mandoliti si è proceduto con la premiazione e il riconoscimento che prevede la possibilità di trascorrere tre settimane alla International Artists Residency, all’Omi International Arts Centernello nello stato di New York è stato assegnato al giovane artista di Catanzaro, Domenico Cordì. Già noto nel mondo dell’arte grazie alla partecipazione a diverse esposizioni personali e collettive, ultima delle quali quella denominata Seisud, tenutasi a Gubbio e conclusasi da poco, Cordì ha accolto con emozione ed entusiasmo la prospettiva di crescita e formazione artistica che gli è stata prospettata. D’altro canto la sua capacità di trasporre l’Io in arte, attraverso elementi semplici che riportano alle tradizioni, come ben evidenzia la motivazione del riconoscimento, descrive le doti e il talento che hanno fatto la differenza. Abbiamo parlato con lui della formazione e della passione per l’arte e della possibilità che gli si apre davanti.

Cordì, quando si è avvicinato all’arte?

Il mio primo approccio con i colori l’ho avuto grazie al writing in strada, ma credo che l’intenzione artistica fosse ancora inconscia e sicuramente presente già da prima. La decisione di percorrere questo mondo è maturata con il tempo, ma non la chiamerei decisione, un amico mi disse che "è l’arte a scegliere noi".

Ha seguito un percorso di studi a tema?

Ho frequentato l’accademia inscrivendomi al corso di grafica e conseguendo la laurea di primo livello, durante gli studi ho conosciuto i miei attuali compagni di viaggio che sono diventati la mia vera accademia.

Cosa desidera trasmettere a chi osserva un suo lavoro?

L’aspirazione è quella di creare un sentimento, generato da un momento di riflessione.

Cosa si aspetta dall'esperienza che da qui a breve farà?

Sicuramente sarà un’esperienza che mi arricchirà ad ogni livello. Conoscerò 29 artisti di altrettanti paesi del mondo con i quali vivrò e lavorerò per 3 settimane… prendere in considerazione "cosa aspettarmi", nello specifico, mi fa pensare ad una totale confusione di energia positiva.

Si sente emozionato?

Certo che sono emozionato, è una cosa importante, ed estremamente positiva per moltissimi aspetti, che vanno oltre la mia persona coinvolgendo tutto un mondo di persone che vivono la realtà artistica con la passione nell’animo. Sono campi verdi queste opportunità, in un mondo difficile fatto di dinamiche spesso lontane dal concetto di arte.



Pubblicato sul n. 22 di Mezzoeuro in edicola dal 4 giugno 2011

giovedì 26 maggio 2011

Cos'è un ricordo


di Bruna Larosa

Vorrei raccontarvi di un mondo che non c’è più, al pari di Atlantide è scomparso da decine di anni eppure pochi sembrano essersene accorti. Prima che la cassa per il Mezzogiorno provocasse nicchie di potere e corruzione, prima che il rispetto si confondesse in omertà e i sorrisi diventassero ombrosi, esisteva una Calabria oggi dimenticata. Mi piace pensare che sia assopita in attesa di tornare a fare notizia. Qual è la dignità di una terra ridotta a mero ‘esempio negativo’, l’assoluta pecora nera, quella da nominare solo per il peggio e per gli scempi che gli uomini vi provocano? Vorrei parlare della Calabria che c’era, prima che i preziosi alberi di ulivo diventassero lussuosa radica per ville molto lontane da qui…

Se il mare, che da sempre lambisce queste coste, potesse parlare racconterebbe di una terra avara, irrigata dal sudore delle donne e degli uomini che con costanza le si dedicavano. Probabilmente spenderebbe più di una parola per i commercianti con carretto e cavallo che la percorrevano in lungo e in largo attratti da sapori e profumi, loro merce; vorrebbe sicuramente riferire di quanti l’hanno abbandonata, quant’altri invece, vi hanno trovato rifugio in epoche lontane. Avrebbe di che dire delle processioni di anime al seguito di istallazioni umane, delle donne dai fazzoletti neri dignitosamente usurati e accomodati sui capelli. Descriverebbe le fiamme dei fuochi propiziatori che alla fine dell’estate arrivano alle stelle, dei canti che si perdono nel terso azzurro dei pomeriggi ricurvi sulle piccole, nere olive da rastrellare; si soffermerebbe sulle storie e sugli aneddoti, su quella visione un po’ magica e religiosa della morte e della vita.

L’immaginazione va formando sagome di giovani madri seguite da nidiate di figli, tutti vestiti di un sorriso, che si fanno avanti per strade tracciate tra i fondi di ulivi; uomini taciturni e riguardosi, che regolano le relazioni familiari all’interno della stretta comunità. Ma è il mare che parla, e da Mare non dimenticherebbe di menzionare le fiumare che piangono rivoli d’acqua d’estate e d’inverno diventano fiumi impetuosi; delle montagne su cui si rinvengono ancora conchiglie, dei tramonti che incendiano il cielo, della sabbia e delle pietre, delle scogliere a picco sull’acqua; delle barche che solcano le onde di notte e di giorno, mentre il frinire delle cicale sui gelsi della spiaggia, diventa sempre più lontano. Se c’è un orgoglio per la proprie origini, per la propria terra, deve essere la consapevolezza di un passato onesto e misurato.

L’abito migliore della Calabria è fatto di lavoro e di natura, di persone che hanno costruito ogni cosa con passione e dolore sognando un futuro diverso certamente dal nostro presente. Ma il narratore in questo caso è il Mare, ed egli, che non si perde in beghe, non dimenticherebbe di parlare di un ulivo cresciuto su un riarso scoglio, storto e contorto nel tronco, eppur così vivo da continuare a donare i suoi frutti, come a pagare un tacito pegno per l’esistenza al cielo, verso cui timidamente si staglia.


Pubblicato su Il Sileno n. 10 - 11 Anno III

domenica 8 maggio 2011

La lotta che non è violenza


di Bruna Larosa

Le arti marziali racchiudono un insieme di discipline diverse eppur accumunate da quell’insieme di valori e caratteristiche che le rendono interessanti e seguite anche in contesti diversi da quelli delle loro origini. Ci sono, poi, alcuni rami che, pur essendo inseriti nel contesto olimpionico, si stanno sempre più trasformando in sport per intenditori eppure gli universitari del Campus di Arcavacata possono praticarle e imparare ad apprezzarle presso il Cus. È il caso della lotta greco – romana, una disciplina dalle origini antichissime la cui particolarità consiste nell’esaltare il gesto atletico al fine di mettere in evidenza le caratteristiche della resistenza e della potenza, cioè di quei canoni estetici cari alle sue stesse origini. All’ultima kermesse regionale di Lotta in Stile Libero, diversi giovani si sono misurati nel campo delle arti marziali, tra di loro Emmanuel De Luca, un ragazzo di Rossano, che ha vinto la medaglia d’argento.

Emmanuel, da quanto tempo pratica questa disciplina?

Pratico la lotta da due anni, anche se mi ha sempre appassionato; purtroppo però in Calabria non è uno sport molto diffuso e prima la esercitavo in modo amatoriale. Già da prima però ero avvezzo alle tecniche dello Judo, che ho praticato a livello agonistico e ho fatto rugby, tutto sempre presso il Centro Sportivo Universitario dell’Unical, dove mi sono formato allo sport.


Come mai si è appassionato proprio alla lotta greco-romana?

Pur praticando stile libero e judo, la lotta mi è sempre piaciuta fin da bambino, del resto sono cresciuto guardando i cartoni animati dell’uomo tigre e il wrestling in tv! La lotta greco – romana è, senza alcun dubbio, la mia disciplina preferita, la ritengo l’arte marziale che più ci appartiene culturalmente.

Quali valori le ha trasmesso questo tipo di sport?

Le arti marziali in genere trasmettono dei valori altissimi come la disciplina e il rispetto per l'avversario e per le regole. Danno, inoltre, un equilibrio che si conquista tramite il sacrificio. Chi pratica queste discipline cura il culto della forza e dell'equilibrio mai quello della violenza, che anzi, alieniamo. I valori che provengono dalle discipline che pratico li riporto nella vita di tutti i giorni e soprattutto nel mio lavoro: sono un agente della polizia provinciale di Cosenza.

Ha partecipato a diversi tornei,gli ultimi in ordine di tempo a livello regionale e ha anche vinto alcune medaglie, che emozioni ha provato?


Sia ai campionati regionali di libera che ai nazionali universitari di greco – romana sono sempre stato molto fortunato classificandomi rispettivamente al secondo e al terzo posto. È sempre una grande emozione gareggiare o anche solo allenarsi con i propri compagni di squadra, anche perché queste discipline non si praticano per le medaglie, ma per passione e spirito di squadra.





Pubblicato su Mezzoeuro n. 17 del 30 Aprile 2011