Articoli di attualità e di cultura e, poi, un progetto personale: "Sogni in un Pugno", per parlare di quelli che ce l'hanno fatta. Non a diventare famosi o a prendere l'Oscar: semplicemente a trovare una strada mentre tutto sembra tenebre e tempesta.
giovedì 15 ottobre 2015
Uno scatto per la legalità, al liceo Scorza la menzione di merito
venerdì 20 febbraio 2015
mercoledì 11 febbraio 2015
lunedì 21 ottobre 2013
Emozioni in valigia
Editoriale apparso sul numero 38 di Klichè

sabato 31 marzo 2012
Dynematica, un passo avanti con i software
domenica 4 marzo 2012
Martina Ielpo, cittadina del mondo
L'esperienza più paurosa e quella più bella?
La tua famiglia come si pone nei confronti di questo tuo desiderio di viaggiare e conoscere?
La tua prossima meta?
Dopo tanti viaggi, oggi come ti senti?
Pubblicato sul numero di People Life di Febbraio 2012
domenica 14 agosto 2011
Datemi un foglio e una penna
di Bruna Larosa
Come è nata l'idea di scrivere questo libro?
L'idea di scrivere questo libro mi è balenata in testa un'estate di qualche anno fa. Mi trovavo a casa sul divano, con il pc acceso, e come spesso mi accade, ad un tratto ho iniziato a scrivere. Non avevo intenzione di fare del mio scritto un libro da pubblicare, solo successivamente decisi, raccogliendo fogli sparsi e file salvati sul computer, di riordinare il tutto per farne un'opera. Ne venne fuori un manuale d'amore molto simpatico, ironico e goliardico. Aspettai un altro po’ e finalmente un mese fa decisi di pubblicarlo. Io ho i miei tempi!
La letteratura è un campo difficile, eppure il suo esordio letterario è di qualche anno fa…
Mars & Venus non è la mia prima esperienza letteraria, nel 2008 scrissi un libro di poesie dal titolo "100 volte t'amo" e nel 2010 pubblicai "I cinici" (vignette sarcastiche improntate sul cinismo grottesco) con due amici che doverosamente cito: Gaspare Guzzo Foliaro e Lorena Castellano. Entrambe le opere mi diedero non poche soddisfazioni.
Qual è il messaggio che affida al suo scritto?
Il messaggio che vorrei comunicare è unicamente quello di non prendersi mai troppo sul serio. Leggendo Mars & Venus, i lettori scorgeranno infatti una voluta ironia, un'esasperata narrazione sotto forma di aneddoti, dei difficili rapporti che intercorrono dalla notte dei tempi tra uomo e donna, trattati al di là del mero studio antropologico dei generi.
Tra le pagine c’è un po’ di autobiografia? Di cosa si parla?
Sto per dire una cosa che probabilmente farà storcere il naso ai lettori: Mars & Venus racconta di loro. Non li ho mica spiati nella tranquillità di casa loro con un binocolo, ho solo raccolto e fatto tesoro dei loro racconti inerenti sia alla vita di coppia che alle divertenti vicissitudini dei single, e ne ho fatto un libro. Mi chiedi se c'è qualcosa di autobiografico, di mio, beh ti rispondo di sì, ma non posso dirti in quale paragrafo si parla di me! perderei il fascino della scrittrice misteriosa!
Cosa si aspetta per il futuro?
Dal futuro non mi aspetto niente, piuttosto è da me che mi aspetto qualcosa. So solo che non smetterò mai di scrivere. Scrivo per passione, ed è dalla passione che mi farò guidare. Datem
i
un foglio ed una penna ed il mio futuro lo leggerò nelle parole! Niente di più, niente di meno.
giovedì 4 agosto 2011
Catanzarese col Leone D'Oro

di Bruna Larosa
Quando ha scoperto la sua passione per il canto?
Ho iniziato a cantare all'età di sei anni, durante la notte di Natale. Studiavo anche danza, ma sentii che la passione per la musica era molto più forte, così iniziai a partecipare ai primi concorsi canori. È difficile spiegare cosa provassi da bambina, sentivo una grande emozione, ero felice sapevo dentro di me che avrei voluto cantare per il resto della mia vita!
Ha seguito un percorso di studi specifico?
Ho studiato per due anni canto e poi ho iniziato la mia “gavetta”. Ho avuto tante soddisfazioni, sono queste che mi spingono a lottare per il mio sogno. Non è facile, lo so, ma credo che chi ama veramente la musica non riesca a far a meno di cantare. Al di là del fatto di partecipare a programmi televisivi o diventare una pop star: quello che conta davvero è cantare...
Essere calabrese ha in qualche modo influenzato il suo sogno o il percorso che sta facendo per realizzarlo?
Devo ammettere che nascere in Calabria e decidere di intraprendere una carriera musicale non sia facile perché purtroppo la musica vive in altre realtà e bisogna sempre spostarsi. È da due anni che io non vivo in Calabria e questo mi dispiace molto. Amo la mia regione e sono fiera di essere calabrese, ma col tempo mi sono resa conto che era impossibile provare a realizzare il mio sogno rimanendo nella mia terra.
Qual è stata l'emozione più bella vissuta grazie al tuo sogno?
Il mio sogno mi permette di vivere la mia vita all'insegna di forti emozioni: quello che ti regala la musica è qualcosa di indescrivibile! Certo molte esperienze che ho fatto si sono risolte in grandi soddisfazioni e proprio queste, mi spingono a lottare ancora e a credere nel mio sogno.
Cosa ti aspetti dal punto di vista del tuo sogno per il futuro?
mercoledì 27 luglio 2011
Sceneggiatrice doc

di Bruna Larosa
Annalisa è un’artista originale, approda ancor bambina alla musica e da qui inizia il suo percorso che si risolve in una ricerca incessante attraverso l’arte e per l’arte. Dal pianoforte alle arti figurative fino ad intraprendere gli studi all’Unical nel corso di laurea in Comunicazione e Dams e scoprire la passione per il cinema. Abbiamo parlato con questa promettente artista che, ancora emozionata dalla serata, ci ha rivelato alcuni dei suoi segreti.
Quando ha scoperto Andy Warhol e perché è stata scelta la figura di questo artista per il cortometraggio che la vede protagonista?
La prima volta che mi avvicinai alla pop art, quindi all'icona di Andy è stato a 14 anni; mi innamorai di quello stile bizzarro, ma tanto suggestivo che mi affascinò a tal punto da iniziare anche io a dipingere secondo quel modello! Ho deciso di realizzare questo cortometraggio su di lui, per rivivere quei momenti, cercando di capire cosa si provava. Ho fatto ciò insieme ad una “squadra” di amici e conoscenti , ognuno ha contribuito con il suo sapere alla realizzazione dello short film.
Si è impegnata su due fronti: attrice e sceneggiatrice, quale ruolo è più arduo da interpretare?
E’ stato difficile essere sceneggiatrice, perché riportare su carta la mia visione mentale delle immagini è un compito davvero arduo e molto spesso ciò che uno scrive non è esattamente come lo ha immaginato! Fare l’attrice è stato divertente.
Qual è il fine di questa opera e quali emozioni vi ha dato?
L’amore per l’arte, ma soprattutto far vedere che in Calabria possiamo fare cinema, perché le eccellenze abitano anche qui da noi e non c’è bisogno di emigrare per realizzare un sogno. L’emozione più bella è stata proprio quella di lavorare in squadra per un obiettivo comune che si sta realizzando. Tutto ciò cullando il desiderio che questo sogno diventi una realtà Cinematografica Doc della Calabria.
Vuole rivelarci qualche progetto per il futuro?
sabato 9 luglio 2011
L'Avvocato Artista
di Bruna Larosa
La Money Art, corrente artistica fondata da Francesco Saverio Russo, noto con il nome d'arte di Fiscer, si basa sulla trasposizione in arte delle piaghe sociali dovute all’eccessivo peso che i soldi hanno nella nostra contemporaneità. La consapevolezza di un “dio denaro” che permea e condiziona la vita di tutti i giorni regala all’arte la possibilità di mostrare situazioni che si allontanano dai valori fondanti della vita. Numerosi i riconoscimenti che sono stati attribuiti al giovane artista catanzarese, tra gli altri la Laurea Honoris Causa dall’Accademia Santa Sara di Alessandria.
Quando ha capito che l’arte poteva essere il suo mondo?
L’ho capito quasi per caso, mi sono sempre interessato all’Arte: seguo molte manifestazioni artistiche, tra cui le Fiere più importanti, ad esempio quest’anno sono stato a quelle di Milano, Bologna, Genova e Padova. Visito spesso Musei e Gallerie d’Arte e così mi sono accorto che mancava ancora qualcosa in questo mondo, mancava qualcuno che avesse il coraggio di parlare attraverso le sue opere e trattare alcuni temi importanti; questo qualcuno, forse con un po’ di presunzione, ho pensato di poter essere io ed è allora che ho iniziato a dipingere.
A quali studi si è dedicato?
Non credo che l’Arte debba essere fatta solo da coloro che hanno studiato questa materia: la vera Arte è un qualcosa che nasce da dentro e non si può controllare; non dimentichiamo che molti pittori guidati da questo istinto irrefrenabile si svegliano in piena notte ed iniziano a dipingere. Così mentre molti si aspettano che io abbia frequentato l’Accademia di Belle Arti o magari il Liceo Artistico devo dire che mi sono laureato in Giurisprudenza presso La Sapienza di Roma ed aggiungo che, infondo, anche Matisse era un avvocato!
A che tipo di pubblico si rivolge la sua arte?
Molti Artisti sostengono di rivolgersi al “pubblico d’elite”, ma io e la Money Art ci rivolgiamo a tutti: dal più acclamato dei critici a colui che non è mai entrato in una galleria. L’Arte è emozione e le emozioni possono provarle tutti.
Com’è il suo rapporto con il denaro nella tua vita quotidiana?
È un rapporto di “buona sopravvivenza” nel senso che serve per vivere, ma anche, alle volte, per soddisfare i propri desideri. I latini dicevano in medio stat virtus: non vado alla ricerca del denaro, se arriva cerco di utilizzarlo al meglio, finanziando la mia arte per farla conoscere a più persone possibili. Credo che finché sei tu ad essere il burattinaio ed il denaro il burattino allora tutto procede nella maniera corretta: se i ruoli si invertono significa che il denaro ha preso il sopravvento e questo è molto pericoloso.
Essere un artista che emozioni le ha dato?
Dal punto di vista “istituzionale” sono stato anche insignito della Laurea Honoris Causa in Arte dall’Accademia Santa Sara di Alessandria. L’emozione che, però, metto al primo posto è osservare le persone alle mie esposizioni: vedo un dialogo tra chi guarda e l’opera, una ricerca di ciò che “ho voluto dire”. Spesso mi raccontano che si continua a discutere anche una volta tornati a casa, mentre generalmente usciti da una galleria d’Arte i commenti e le opinioni terminano su quella soglia, come se l’Arte fosse confinata, confini che spesso appaiono invalicabili.
Che tipo di riscontro ha in Calabria?
Con il cuore in mano devo dire che l’Arte in Calabria è poco considerata: si offrono pochissime possibilità agli artisti e poca considerazione. Due anni fa ho avuto la fortuna di esporre al Carrousel du Louvre, l’entrata del Museo più conosciuta al Mondo, pochi hanno avuto questa fortuna, mi sarei aspettato almeno una chiamata, rappresentavo la Calabria in quel momento, chiamata che nessuno ha fatto. Vivere altrove è un’esigenza, ma sono consapevole che la “non considerazione” sia un problema di tutta l’Italia: l’artista italiano più quotato, Maurizio Cattelan, è dovuto andare all’estero per essere notato. L’Italia purtroppo si limita ad esaltare il già affermato e non a puntare su chi potrebbe diventarvi.
In parte pubblicato su Mezzoeuro n. 27
martedì 5 luglio 2011
Quella classica musica popolare

Quando nascono gli Ars Enotria e con quale desiderio?
Nel 2004 abbiamo dato vita all´Ars Enotria Ensemble, una formazione con strumentazione classica che ripropone brani musicali appartenenti alla nostra tradizione. Non abbiamo tratto ispirazione da altri gruppi: l´idea è stata quella di voler proporre brani popolari in musica classica, esistendo già su territorio vari gruppi popolari che utilizzano strumenti appartenenti proprio alla tradizione popolare. Il desiderio era essenzialmente quello di dare un piccolo contributo per non far smarrire un repertorio musicale rimesso completamente alla memoria degli anziani che ricordano i brani popolari della loro infanzia.
La vostra formazione ha inciso sulla volontà di organizzarvi come gruppo?
Siamo tutti musicisti diplomati al Conservatorio con conseguenti innumerevoli specializzazioni, per cui la nostra è una formazione classica. Ci siamo "scelti" per amicizia e per la grande stima personale e professionale che ci unisce.
A che tipo di pubblico si rivolge la vostra musica?
Ci rivolgiamo ad un pubblico veramente variegato: la nostra musica è apprezzata dai cultori, ma anche da tutti coloro che non frequentano abitualmente le sale da concerto. Trattandosi di brani popolari, in una prima fase solo calabresi, ma ora anche napoletani e argentini, essi risultano riconoscibili e godibili più facilmente.
Qual è stata l'emozione più grande che avete vissuto?
Tante, ultima in ordine di tempo la mattinata trascorsa a Roma, nella Sala Protomoteca del Campidoglio, ci è stato assegnato un premio da una giuria prestigiosa e siamo anche stati invitati a riproporre il nostro concerto nelle Sale del Bramante il prossimo gennaio. Certo non possiamo dimenticare l´esperienza vissuta a Malta nel 2004. Lì abbiamo potuto constatare la grande ammirazione dimostrataci non solo dagli italiani presenti, ma addirittura dai maltesi che hanno apprezzato tantissimo i nostri brani popolari pur non conoscendoli riempiendoci di applausi e di complimenti!
In Calabria che tipo di riscontro avete con il pubblico e il territorio?
domenica 26 giugno 2011
Quando l'arte non si ferma
Artisti giovani che si rivolgono ad un pubblico giovane: in queste parole si può condensare il senso della manifestazione Non FermArti, che ha messo in scena per ventiquattro ore consecutive, diverse forme d’arte. Lungo il Crati, nel complesso Sant’Agostino è stata allestita la mostra, tante le opere pervenute da ogni parte d’Italia per la kermesse e tantissimi i visitatori che si sono intrattenuti tra i padiglioni dell’esposizione e con gli artisti. L’intera struttura è stata percorsa e ripercorsa da ciascuno: una pista sul pavimento guidava dall’ingresso alle varie sale,verso i lavori da ammirare e gli spettacoli a cui assistere. L’atmosfera creava una sensazione coinvolgente di arte da guardare e da vivere; interno ed esterno dell’edificio ospitante sono stati sapientemente sfruttati e per tutta la durata della manifestazione c’è stato un continuo brulicare di persone, sospinte dalla curiosità tra una sala e un’altra e da un piano all’altro, mentre le iniziative si susseguivano. Dalla danza del ventre, alla lettura teatrale di testi, dalla musica classica, al balletto contemporaneo, in un intenso susseguirsi di informazioni e spettacoli, tutti animati dal tema del doppio.
Il “doppio” è una tematica ricorrente nella letteratura e nell’arte in genere; c’è chi l’ha vissuto come tormento, chi lo ha esorcizzato, chi vi ha convissuto semplicemente; già i miti più antichi mostrano il fascino della dualità dell’essere, a volte come una situazione da sconfiggere, altre volte come la debolezza che portava alla follia senza via d’uscita. I moderni artisti per alcuni versi hanno riproposto queste visioni già consolidate del dualismo, mentre altri hanno preferito dare un’impronta personale al tema. Non in tutte le opere il doppio è diventato uno specchio o un riflesso, spesso è stato cristallizzato l’attimo nel quale la “seconda parte” si impossessa dell’uomo comune, magari cogliendo in uno sguardo riproposto in bianco e nero, il momento in cui la consapevolezza colpisce la speranza e la pupilla si dilata regalando un’espressione decisa e forte al volto. Il doppio come il momento in cui due ballerini non sono più una coppia, ma si uniscono in un’elegante presa, concentrati e soli al centro della scena anche se davanti a tanta gente. A tema anche i testi proposti dal vivo e le rappresentazioni teatrali, musicali e canore che si sono successe per tutta la durata della manifestazione. Associato alle ventiquattro ore d’insonnia creativa un concorso per definire chi sia stato l’artista capace di interpretare e trasmettere al meglio la sua idea di doppio. Ogni visitatore ha avuto un talloncino su cui segnare il proprio preferito, mentre una giuria tecnica ha analizzato le diverse opere ed espresso il suo giudizio tecnico. Ne sono usciti vincitori Ovidiu Morgos e Diego Fazio, con le loro opere, ma, senza ombra di dubbio tutti gli artisti hanno avuto il merito di attrarre gli amanti del genere e, ancor di più, di far parlare di arte i giovani.
giovedì 16 giugno 2011
Stelle in punta di piedi
di Bruna Larosa
martedì 14 giugno 2011
Stilisti eccellenti
di Bruna Larosa
martedì 7 giugno 2011
L'arte nel sangue
di Bruna Larosa
Una commissione di esperti italiani e internazionali si sono riuniti e consultati per selezionare quale delle opere in lizza fosse meritevole del premio. Selezionati tre artisti, Santo Alessandro Badolato, Domenico Cordì e Roberta Mandoliti si è proceduto con la premiazione e il riconoscimento che prevede la possibilità di trascorrere tre settimane alla International Artists Residency, all’Omi International Arts Centernello nello stato di New York è stato assegnato al giovane artista di Catanzaro, Domenico Cordì. Già noto nel mondo dell’arte grazie alla partecipazione a diverse esposizioni personali e collettive, ultima delle quali quella denominata Seisud, tenutasi a Gubbio e conclusasi da poco, Cordì ha accolto con emozione ed entusiasmo la prospettiva di crescita e formazione artistica che gli è stata prospettata. D’altro canto la sua capacità di trasporre l’Io in arte, attraverso elementi semplici che riportano alle tradizioni, come ben evidenzia la motivazione del riconoscimento, descrive le doti e il talento che hanno fatto la differenza. Abbiamo parlato con lui della formazione e della passione per l’arte e della possibilità che gli si apre davanti.
Cordì, quando si è avvicinato all’arte?
Il mio primo approccio con i colori l’ho avuto grazie al writing in strada, ma credo che l’intenzione artistica fosse ancora inconscia e sicuramente presente già da prima. La decisione di percorrere questo mondo è maturata con il tempo, ma non la chiamerei decisione, un amico mi disse che "è l’arte a scegliere noi".
Ha seguito un percorso di studi a tema?
Ho frequentato l’accademia inscrivendomi al corso di grafica e conseguendo la laurea di primo livello, durante gli studi ho conosciuto i miei attuali compagni di viaggio che sono diventati la mia vera accademia.
Cosa desidera trasmettere a chi osserva un suo lavoro?
L’aspirazione è quella di creare un sentimento, generato da un momento di riflessione.
Cosa si aspetta dall'esperienza che da qui a breve farà?
Sicuramente sarà un’esperienza che mi arricchirà ad ogni livello. Conoscerò 29 artisti di altrettanti paesi del mondo con i quali vivrò e lavorerò per 3 settimane… prendere in considerazione "cosa aspettarmi", nello specifico, mi fa pensare ad una totale confusione di energia positiva.
Si sente emozionato?
Certo che sono emozionato, è una cosa importante, ed estremamente positiva per moltissimi aspetti, che vanno oltre la mia persona coinvolgendo tutto un mondo di persone che vivono la realtà artistica con la passione nell’animo. Sono campi verdi queste opportunità, in un mondo difficile fatto di dinamiche spesso lontane dal concetto di arte.
giovedì 26 maggio 2011
Cos'è un ricordo

di Bruna Larosa
domenica 8 maggio 2011
La lotta che non è violenza

di Bruna Larosa
Le arti marziali racchiudono un insieme di discipline diverse eppur accumunate da quell’insieme di valori e caratteristiche che le rendono interessanti e seguite anche in contesti diversi da quelli delle loro origini. Ci sono, poi, alcuni rami che, pur essendo inseriti nel contesto olimpionico, si stanno sempre più trasformando in sport per intenditori eppure gli universitari del Campus di Arcavacata possono praticarle e imparare ad apprezzarle presso il Cus. È il caso della lotta greco – romana, una disciplina dalle origini antichissime la cui particolarità consiste nell’esaltare il gesto atletico al fine di mettere in evidenza le caratteristiche della resistenza e della potenza, cioè di quei canoni estetici cari alle sue stesse origini. All’ultima kermesse regionale di Lotta in Stile Libero, diversi giovani si sono misurati nel campo delle arti marziali, tra di loro Emmanuel De Luca, un ragazzo di Rossano, che ha vinto la medaglia d’argento.
Emmanuel, da quanto tempo pratica questa disciplina?
Pratico la lotta da due anni, anche se mi ha sempre appassionato; purtroppo però in Calabria non è uno sport molto diffuso e prima la esercitavo in modo amatoriale. Già da prima però ero avvezzo alle tecniche dello Judo, che ho praticato a livello agonistico e ho fatto rugby, tutto sempre presso il Centro Sportivo Universitario dell’Unical, dove mi sono formato allo sport.
Come mai si è appassionato proprio alla lotta greco-romana?
Pur praticando stile libero e judo, la lotta mi è sempre piaciuta fin da bambino, del resto sono cresciuto guardando i cartoni animati dell’uomo tigre e il wrestling in tv! La lotta greco – romana è, senza alcun dubbio, la mia disciplina preferita, la ritengo l’arte marziale che più ci appartiene culturalmente.
Quali valori le ha trasmesso questo tipo di sport?
Le arti marziali in genere trasmettono dei valori altissimi come la disciplina e il rispetto per l'avversario e per le regole. Danno, inoltre, un equilibrio che si conquista tramite il sacrificio. Chi pratica queste discipline cura il culto della forza e dell'equilibrio mai quello della violenza, che anzi, alieniamo. I valori che provengono dalle discipline che pratico li riporto nella vita di tutti i giorni e soprattutto nel mio lavoro: sono un agente della polizia provinciale di Cosenza.
Ha partecipato a diversi tornei,gli ultimi in ordine di tempo a livello regionale e ha anche vinto alcune medaglie, che emozioni ha provato?
Sia ai campionati regionali di libera che ai nazionali universitari di greco – romana sono sempre stato molto fortunato classificandomi rispettivamente al secondo e al terzo posto. È sempre una grande emozione gareggiare o anche solo allenarsi con i propri compagni di squadra, anche perché queste discipline non si praticano per le medaglie, ma per passione e spirito di squadra.
Pubblicato su Mezzoeuro n. 17 del 30 Aprile 2011



