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mercoledì 21 settembre 2011

Musica digitale per i giovani erasmus del Conservatorio


di Bruna Larosa


Si è tenuta a Cosenza la manifestazione internazionale Intensive Programme Erasmus “Art of Sound, Sound of Art” di cui è stato capofila il conservatorio di Cosenza, Stanislao Giacomantonio. Tale istituto ha avuto il merito di raccogliere nella nostra città gli studenti di università e conservatori molto lontani tra loro.

Gli spettatori intervenuti in occasione della serata conclusiva della manifestazione internazionale hanno potuto assistere ad una performance stupefacente ed eccezionale che ha dato una nuova dimensione alla musica.

La musica, protagonista della serata, non è più arte del suono, ma dall’eterea astrattezza che le appartiene si è andata concretizzando in giochi di colore grazie ad un programma ideato proprio dagli stessi studenti presenti alla serata. Tra lo stupore generale l’esibizione, infatti, è consistita nella trasformazione della vibrazione sonora in un ideale pennello che ha tinto le foto e le immagini che di volta in volta venivano proiettate davanti agli spettatori. È il miracolo della tecnologia applicata all’arte: il musicista pizzica la corde della chitarra e il computer capta i suoni e li trasforma in tavolozza e tela: le immagini proiettate sui muri dell’atrio di Palazzo Arnone mostrano delle foto che da nitide e chiare si modificano in base all’intensità dei suoni che vengono prodotti cambiando colorazione e aggiungendo sfumature e drammaticità alle scene.

I ragazzi che si esibiscono provengono dalle zone più disparate d’Europa, ma sono uniti dalla musica e dalla voglia di stare insieme in modo costruttivo seguendo le proprie passioni. Così si ritrovano a ballare sul sottofondo musicale e con le scenografie da loro stessi creati italiani provenienti da Napoli e Genova ed erasmus approdati a Cosenza dalle università e dai conservatori di Belgio, Danimarca, Finlandia, Lituania, Portogallo e Spagna.

Art of Sound, Sound of Art è stata una manifestazione che ha presentato delle specialità innovative capaci di stupire e coinvolgere tutti coloro che vi hanno preso parte. Le sedi preposte allo svolgersi dell’iniziativa sono state Palazzo Arnone e la Casa della Musica e i presenti nel corso delle diverse serate hanno potuto assistere ad un concerto di computer portatili e alla commistione inaspettata di questi con degli strumenti suonati dal vivo. Un mix tanto inaspettato quanto ancor più coinvolgente che ha visto come protagonisti violoncello e chitarra elettrica e la tecnologia più moderna asservita all’arte.

Grande interesse dei giovani presenti, aperti e consapevoli di questa nuova dimensione dell’arte, un interesse dimostrato anche dai più grandi che non hanno disdegnato l’iniziativa. Presenti diversi estimatori del genere, incuriositi e affascinati dalle infinite opportunità che si aprono per l’arte grazie alle nuove possibilità tecnologiche.



Anche pubblicato su Mezzoeuro in edicola dal 17 settembre 2011

mercoledì 14 settembre 2011

In Cristo una cascata di vita


di Bruna Larosa









La Giornata delle Gioventù è un’esperienza totalizzante che porta folle di giovani a riunirsi di fronte ad un altare che si trasforma in un palcoscenico su cui si compie lo spettacolo della vita. Abbiamo parlato con Vittorio Scerbo, giovane di Marcellinara che ha preso parte all’ultima giornata della gioventù, che si è tenuta a Madrid.

Vittorio, come mai ha deciso di prendere parte alla Giornata Della Gioventù?

Quella della giornata mondiale della gioventù era un’esperienza che volevo vivere in prima persona perché chi vi aveva partecipato nel passato me ne ha parlato sempre come un’emozionante ed intensa esperienza di fede. Quest’anno, nel mese di aprile, si è presentata l’opportunità di parteciparvi e l’ho colta con grande entusiasmo.

Avendola sempre seguita, approfondendone i temi, leggendo le testimonianze e gli articoli dei giornali e seguendo le diverse dirette televisive, non potevo certo lasciarmi sfuggire l’occasione di viverla nella sua interezza direttamente, accanto a tanti giovani di altre nazioni, condividendo speranze, preghiere, canti e quella gioia che arriva dalla fede in Cristo Gesù. “Vivere questa esperienza che può essere decisiva per la vita, riprendendo le parole del Papa Benedetto XVI nel suo Messaggio per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù.

Come si è organizzato?

Ho partecipato alla GMG come membro di un gruppo di giovani del Movimento Apostolico, un’aggregazione ecclesiale di fedeli laici, che si adopera con un peculiare servizio di annunzio e ricordo del Vangelo di Cristo Gesù”.

La partecipazione è stata già in sé motivo di grande gioia: il musical originale del Movimento Apostolico “Alla tua ombra un canto”, di Cettina Marraffa, è stato selezionato tra le tante proposte culturali pervenute dalle realtà ecclesiali di tutto il mondo ed è stato inserito nell’Agenda culturale della GMG di Madrid con quattro spettacoli che sono andati in scena il 17 e 18 agosto nel Teatro Principe Gran Via della capitale spagnola. Il Musical, incentrato su alcuni miracoli di Gesù - alcuni video sono visualizzabili sul sito internetwww.movimentoapostolico.it - è stato portato in scena da un cast formato interamente da giovani che hanno voluto testimoniare gioiosamente il Vangelo nelle forme della nuova evangelizzazione, che mette insieme l’arte, il canto, la danza, la lirica, la musica, la preghiera, la meditazione.

Il messaggio del Musical, legato al Carisma del Movimento Apostolico, coglie nel pieno il senso della GMG così come ci hanno insegnato prima Papa Giovanni Paolo II ed oggi Papa Benedetto XVI: testimoniare senza paura al mondo l’amore di Dio per ciascuno di noi. Al passaggio di Cristo, l’umanità toccata dalla sua ombra rinasce alla vita: il corpo è sanato, l’anima guarita e la speranza riaccesa – questo il messaggio che il Musical ha voluto trasmettere ai partecipanti della GMG.

Come ha vissuto i giorni della GMG?

Nella settimana di Madrid tutto è stato vissuto intensamente: le catechesi in diverse lingue laddove si è potuto conoscere le esperienze di preghiera, le culture di tanti altri giovani, dialogando e scambiando esperienze radicati nell’amicizia con Cristo; i momenti di preghiera insieme al Santo Padre; la condivisione con i migliaia di giovani che hanno preso parte al nostro Musical della gioia di condividere insieme la fede, così come esortato da Papa Benedetto XVI.

Abbiamo trovato un’accoglienza formidabile nella struttura e nell’organizzazione: tant’è che anche gli stessi volontari della GMG hanno seguito anch’essi il Musical che abbiamo proposto con un entusiasmo incredibile.

L’emozione che terrà sempre con sé?

Due sono le immagini che ricordo con grande emozione di questa esperienza a Madrid che rimarrà incancellabile per tutta la vita: aver visto insieme giovani con diverse bandiere e provenienti dai posti più disperati che, nonostante le lingue diverse, si “accendono” nell’amore e nella gioia in Gesù con un semplice sorriso, scambio di mani, un canto, una preghiera, mi ha fatto conoscere come il linguaggio universale della fede è in grado di cambiare letteralmente il mondo e la vita di ciascuno; poi per l’esperienza diretta che ho vissuto lì con il Musical aver conosciuto tanti coetanei a cui è bastato riconoscersi nell’amicizia comune in Cristo Gesù, così come recitava lo slogan della GMG 2011, per sentire quell’emozione e quei sentimenti di pace, serenità, che sgorgano dalla fede. Il peso di quel “grazie” di tanti giovani alla fine di ogni rappresentazione mi riporta a quei visi e quegli occhi segnati dalle emozioni – le lingue erano diverse ma la fede parlava e toccava le stesse corde del cuore - e rimane il più bel dono ricevuto da questa meravigliosa esperienza che è stata la Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid. “Una vera cascata di luce” che auguro a tutti di poter vivere.





Anche pubblicato su Mezzoeuro n. 36 del 10 settembre 2011

domenica 14 agosto 2011

Datemi un foglio e una penna


di Bruna Larosa


Manuela Giardino presenta il suo nuovo libro "Mars e Venus", ovvero la sfera sentimentale umana e non solo uno snack e un rasoio per donna.


Come è nata l'idea di scrivere questo libro?

L'idea di scrivere questo libro mi è balenata in testa un'estate di qualche anno fa. Mi trovavo a casa sul divano, con il pc acceso, e come spesso mi accade, ad un tratto ho iniziato a scrivere. Non avevo intenzione di fare del mio scritto un libro da pubblicare, solo successivamente decisi, raccogliendo fogli sparsi e file salvati sul computer, di riordinare il tutto per farne un'opera. Ne venne fuori un manuale d'amore molto simpatico, ironico e goliardico. Aspettai un altro po’ e finalmente un mese fa decisi di pubblicarlo. Io ho i miei tempi!

La letteratura è un campo difficile, eppure il suo esordio letterario è di qualche anno fa…

Mars & Venus non è la mia prima esperienza letteraria, nel 2008 scrissi un libro di poesie dal titolo "100 volte t'amo" e nel 2010 pubblicai "I cinici" (vignette sarcastiche improntate sul cinismo grottesco) con due amici che doverosamente cito: Gaspare Guzzo Foliaro e Lorena Castellano. Entrambe le opere mi diedero non poche soddisfazioni.

Qual è il messaggio che affida al suo scritto?

Il messaggio che vorrei comunicare è unicamente quello di non prendersi mai troppo sul serio. Leggendo Mars & Venus, i lettori scorgeranno infatti una voluta ironia, un'esasperata narrazione sotto forma di aneddoti, dei difficili rapporti che intercorrono dalla notte dei tempi tra uomo e donna, trattati al di là del mero studio antropologico dei generi.

Tra le pagine c’è un po’ di autobiografia? Di cosa si parla?

Sto per dire una cosa che probabilmente farà storcere il naso ai lettori: Mars & Venus racconta di loro. Non li ho mica spiati nella tranquillità di casa loro con un binocolo, ho solo raccolto e fatto tesoro dei loro racconti inerenti sia alla vita di coppia che alle divertenti vicissitudini dei single, e ne ho fatto un libro. Mi chiedi se c'è qualcosa di autobiografico, di mio, beh ti rispondo di sì, ma non posso dirti in quale paragrafo si parla di me! perderei il fascino della scrittrice misteriosa!

Cosa si aspetta per il futuro?


Dal futuro non mi aspetto niente, piuttosto è da me che mi aspetto qualcosa. So solo che non smetterò mai di scrivere. Scrivo per passione, ed è dalla passione che mi farò guidare. Datem

i

un foglio ed una penna ed il mio futuro lo leggerò nelle parole! Niente di più, niente di meno.








Pubblicato su Mezzoeuro n. 31 del 6 agosto 2011





giovedì 4 agosto 2011

Catanzarese col Leone D'Oro


di Bruna Larosa



Quando ha scoperto la sua passione per il canto?

Ho iniziato a cantare all'età di sei anni, durante la notte di Natale. Studiavo anche danza, ma sentii che la passione per la musica era molto più forte, così iniziai a partecipare ai primi concorsi canori. È difficile spiegare cosa provassi da bambina, sentivo una grande emozione, ero felice sapevo dentro di me che avrei voluto cantare per il resto della mia vita!

Ha seguito un percorso di studi specifico?

Ho studiato per due anni canto e poi ho iniziato la mia “gavetta”. Ho avuto tante soddisfazioni, sono queste che mi spingono a lottare per il mio sogno. Non è facile, lo so, ma credo che chi ama veramente la musica non riesca a far a meno di cantare. Al di là del fatto di partecipare a programmi televisivi o diventare una pop star: quello che conta davvero è cantare...

Essere calabrese ha in qualche modo influenzato il suo sogno o il percorso che sta facendo per realizzarlo?

Devo ammettere che nascere in Calabria e decidere di intraprendere una carriera musicale non sia facile perché purtroppo la musica vive in altre realtà e bisogna sempre spostarsi. È da due anni che io non vivo in Calabria e questo mi dispiace molto. Amo la mia regione e sono fiera di essere calabrese, ma col tempo mi sono resa conto che era impossibile provare a realizzare il mio sogno rimanendo nella mia terra.

Qual è stata l'emozione più bella vissuta grazie al tuo sogno?

Il mio sogno mi permette di vivere la mia vita all'insegna di forti emozioni: quello che ti regala la musica è qualcosa di indescrivibile! Certo molte esperienze che ho fatto si sono risolte in grandi soddisfazioni e proprio queste, mi spingono a lottare ancora e a credere nel mio sogno.

Cosa ti aspetti dal punto di vista del tuo sogno per il futuro?

Ora sto lavorando per un progetto che spero abbia un futuro discografico. Proverò anche a partecipare a Sanremo Giovani. La cosa certa è che la mia vita sarà ancora piena di tante emozioni grazie alla musica


Pubblicato su Mezzoeuro in edicola dal 30 luglio 2011

mercoledì 27 luglio 2011

Sceneggiatrice doc


di Bruna Larosa

Annalisa è un’artista originale, approda ancor bambina alla musica e da qui inizia il suo percorso che si risolve in una ricerca incessante attraverso l’arte e per l’arte. Dal pianoforte alle arti figurative fino ad intraprendere gli studi all’Unical nel corso di laurea in Comunicazione e Dams e scoprire la passione per il cinema. Abbiamo parlato con questa promettente artista che, ancora emozionata dalla serata, ci ha rivelato alcuni dei suoi segreti.

Quando ha scoperto Andy Warhol e perché è stata scelta la figura di questo artista per il cortometraggio che la vede protagonista?

La prima volta che mi avvicinai alla pop art, quindi all'icona di Andy è stato a 14 anni; mi innamorai di quello stile bizzarro, ma tanto suggestivo che mi affascinò a tal punto da iniziare anche io a dipingere secondo quel modello! Ho deciso di realizzare questo cortometraggio su di lui, per rivivere quei momenti, cercando di capire cosa si provava. Ho fatto ciò insieme ad una “squadra” di amici e conoscenti , ognuno ha contribuito con il suo sapere alla realizzazione dello short film.

Si è impegnata su due fronti: attrice e sceneggiatrice, quale ruolo è più arduo da interpretare?

E’ stato difficile essere sceneggiatrice, perché riportare su carta la mia visione mentale delle immagini è un compito davvero arduo e molto spesso ciò che uno scrive non è esattamente come lo ha immaginato! Fare l’attrice è stato divertente.

Qual è il fine di questa opera e quali emozioni vi ha dato?

L’amore per l’arte, ma soprattutto far vedere che in Calabria possiamo fare cinema, perché le eccellenze abitano anche qui da noi e non c’è bisogno di emigrare per realizzare un sogno. L’emozione più bella è stata proprio quella di lavorare in squadra per un obiettivo comune che si sta realizzando. Tutto ciò cullando il desiderio che questo sogno diventi una realtà Cinematografica Doc della Calabria.

Vuole rivelarci qualche progetto per il futuro?

Posso parlarti brevemente di un mio progetto futuro, in collaborazione con un giovane regista Rumeno, con il quale stiamo organizzando di immergerci in un viaggio multi etnico per le città del Paese.






Pubblicato sul numero 29 di Mezzoeuro, in edicola dal 23 luglio 2011.

martedì 5 luglio 2011

Quella classica musica popolare






di Bruna Larosa





Per la nascita del gruppo Ars Enotria Ensemble galeotti furono i cinquantasei volumi di composizioni e filastrocche della tradizione calabrese musicate dal maestro cosentino Armando Muti e custoditi nella Biblioteca Civica di Cosenza. Gli Ars Enotria, pluripremiati per la loro attività di diffusione in musica classica della canzone popolare, riscuotono un gran successo di pubblico e critica, con consensi sia laddove vi siano immigrati calabresi, sia dove la cultura della musica classica risulta ben più radicata che da noi. Solo qualche settimana fa è stato loro assegnato il "Premio Primavera" dal Centro Internazionale Artisti Contemporanei con il patrocinio dell´Assessorato alla Cultura e Centro Storico del Comune di Roma. Abbiamo parlato di questa esperienza con i componenti del gruppo: Barbara Tucci, soprano; Rosalba Cirigliano, arpista; Fausto Castiglione, violoncellista; Ivano Biscardi e Bruno Aloise, rispettivamente fisarmonica/bandoneon e chitarra e in particolare con Anna Stella Cirigliano che ci ha svelato emozioni e curiosità di questo originalissimo gruppo.

Quando nascono gli Ars Enotria e con quale desiderio?

Nel 2004 abbiamo dato vita all´Ars Enotria Ensemble, una formazione con strumentazione classica che ripropone brani musicali appartenenti alla nostra tradizione. Non abbiamo tratto ispirazione da altri gruppi: l´idea è stata quella di voler proporre brani popolari in musica classica, esistendo già su territorio vari gruppi popolari che utilizzano strumenti appartenenti proprio alla tradizione popolare. Il desiderio era essenzialmente quello di dare un piccolo contributo per non far smarrire un repertorio musicale rimesso completamente alla memoria degli anziani che ricordano i brani popolari della loro infanzia.

La vostra formazione ha inciso sulla volontà di organizzarvi come gruppo?

Siamo tutti musicisti diplomati al Conservatorio con conseguenti innumerevoli specializzazioni, per cui la nostra è una formazione classica. Ci siamo "scelti" per amicizia e per la grande stima personale e professionale che ci unisce.

A che tipo di pubblico si rivolge la vostra musica?

Ci rivolgiamo ad un pubblico veramente variegato: la nostra musica è apprezzata dai cultori, ma anche da tutti coloro che non frequentano abitualmente le sale da concerto. Trattandosi di brani popolari, in una prima fase solo calabresi, ma ora anche napoletani e argentini, essi risultano riconoscibili e godibili più facilmente.

Qual è stata l'emozione più grande che avete vissuto?

Tante, ultima in ordine di tempo la mattinata trascorsa a Roma, nella Sala Protomoteca del Campidoglio, ci è stato assegnato un premio da una giuria prestigiosa e siamo anche stati invitati a riproporre il nostro concerto nelle Sale del Bramante il prossimo gennaio. Certo non possiamo dimenticare l´esperienza vissuta a Malta nel 2004. Lì abbiamo potuto constatare la grande ammirazione dimostrataci non solo dagli italiani presenti, ma addirittura dai maltesi che hanno apprezzato tantissimo i nostri brani popolari pur non conoscendoli riempiendoci di applausi e di complimenti!

In Calabria che tipo di riscontro avete con il pubblico e il territorio?

In Calabria il pubblico risponde benissimo, troviamo sempre le sale piene: apprezza molto perché riconosce i brani, ma il problema grosso è rappresentato dalle Istituzioni che non ci aiutano tanto e tutto il lavoro è rimesso alla nostra grande passione e tenacia. Tante volte ci demoralizziamo ma poi basta un sorriso e un applauso e ritroviamo la spinta per andare avanti e perseverare nel nostro progetto nato per caso e quasi per gioco in una sala di biblioteca!






In parte pubblicato su Mezzoeuro in edicola dal 2 Luglio 2011.

domenica 26 giugno 2011

Quando l'arte non si ferma




di Bruna Larosa




Artisti giovani che si rivolgono ad un pubblico giovane: in queste parole si può condensare il senso della manifestazione Non FermArti, che ha messo in scena per ventiquattro ore consecutive, diverse forme d’arte. Lungo il Crati, nel complesso Sant’Agostino è stata allestita la mostra, tante le opere pervenute da ogni parte d’Italia per la kermesse e tantissimi i visitatori che si sono intrattenuti tra i padiglioni dell’esposizione e con gli artisti. L’intera struttura è stata percorsa e ripercorsa da ciascuno: una pista sul pavimento guidava dall’ingresso alle varie sale,verso i lavori da ammirare e gli spettacoli a cui assistere. L’atmosfera creava una sensazione coinvolgente di arte da guardare e da vivere; interno ed esterno dell’edificio ospitante sono stati sapientemente sfruttati e per tutta la durata della manifestazione c’è stato un continuo brulicare di persone, sospinte dalla curiosità tra una sala e un’altra e da un piano all’altro, mentre le iniziative si susseguivano. Dalla danza del ventre, alla lettura teatrale di testi, dalla musica classica, al balletto contemporaneo, in un intenso susseguirsi di informazioni e spettacoli, tutti animati dal tema del doppio.



Il “doppio” è una tematica ricorrente nella letteratura e nell’arte in genere; c’è chi l’ha vissuto come tormento, chi lo ha esorcizzato, chi vi ha convissuto semplicemente; già i miti più antichi mostrano il fascino della dualità dell’essere, a volte come una situazione da sconfiggere, altre volte come la debolezza che portava alla follia senza via d’uscita. I moderni artisti per alcuni versi hanno riproposto queste visioni già consolidate del dualismo, mentre altri hanno preferito dare un’impronta personale al tema. Non in tutte le opere il doppio è diventato uno specchio o un riflesso, spesso è stato cristallizzato l’attimo nel quale la “seconda parte” si impossessa dell’uomo comune, magari cogliendo in uno sguardo riproposto in bianco e nero, il momento in cui la consapevolezza colpisce la speranza e la pupilla si dilata regalando un’espressione decisa e forte al volto. Il doppio come il momento in cui due ballerini non sono più una coppia, ma si uniscono in un’elegante presa, concentrati e soli al centro della scena anche se davanti a tanta gente. A tema anche i testi proposti dal vivo e le rappresentazioni teatrali, musicali e canore che si sono successe per tutta la durata della manifestazione. Associato alle ventiquattro ore d’insonnia creativa un concorso per definire chi sia stato l’artista capace di interpretare e trasmettere al meglio la sua idea di doppio. Ogni visitatore ha avuto un talloncino su cui segnare il proprio preferito, mentre una giuria tecnica ha analizzato le diverse opere ed espresso il suo giudizio tecnico. Ne sono usciti vincitori Ovidiu Morgos e Diego Fazio, con le loro opere, ma, senza ombra di dubbio tutti gli artisti hanno avuto il merito di attrarre gli amanti del genere e, ancor di più, di far parlare di arte i giovani.
























Pubblicato sul numero 25 di Mezzoeuro in edicola dal 25 giugno 2011

giovedì 23 giugno 2011

Il latte della mamma non si scorda mai


di Bruna Larosa


Il Ministero della Salute ha chiamato in piazza tutte le donne e le giovani madri con un’iniziativa a loro dedicata sul delicato tema dell’allattamento al seno. L’emancipazione della donna ha avuto degli alti e bassi, slogan deboli ed eccessi e, certamente, quella che abbiamo davanti anche oggi è una strada in salita, tra il recupero di vecchie campagne gloriose e una nuova consapevolezza che si accompagna all’essere donna. Il corpo è da sempre bersaglio di osservazioni, critiche e giudizi, il metro di misura attraverso cui ci si presenta agli altri e nel desiderio di apparire al meglio lo si cura con attenzione.

Quando, più in particolare, si parla del corpo delle donne la situazione è ancor più spinosa: negli anni settanta sono state costruite intere battaglie per far prendere coscienza alle donne di loro stesse anche attraverso il loro corpo. Con l’intento di far riconoscere le violenze subite è stato fatto capire alle donne che il “corpo è il loro” e che non dovevano mai più giustificare soprusi, magari vivendoli come un qualcosa di inevitabile. In quegli stessi anni l’affermazione di se stesse attraverso il possesso del proprio corpo induceva le giovani madri a non allattare i figli al seno. Oggi la Campagna promossa dal Ministero “Il latte di mamma non si scorda mai” ha proposto una tappa in ogni città del paese e tante informazioni per tutti coloro che hanno voluto prendervi parte.


Gli stand, tra cui anche uno dell’Unicef, sono stati posizionati in Piazza dei Bruzi e hanno colorato l’ambiente e la giornata dal tempo incerto. Molte le donne presenti all’iniziativa e diverse le persone che si sono intrattenute per le tavole rotonde che si sono successe durante tutta la giornata. Il successo dell’iniziativa è stato anche legato al fatto che essa ha costituito un bel momento di crescita e confronto per le madri giovani, meno giovani e aspiranti tali, che si sono trovate insieme, unite dalla volontà comune di fare il meglio per i loro figli.






Pubblicato sul numero di Mezzoeuro in edicola dal 18 giugno 2011


giovedì 16 giugno 2011

Stelle in punta di piedi


di Bruna Larosa











È la musica che diventa visibile agli occhi e palpabile al tatto ciò a cui si è potuto assistere al teatro Rendano durante lo spettacolo “Stagione di Danza”, evento organizzato dall’Associazione Compagnia di Balletti A. Rendano e da Pianeta Danza. Ad entrare in scena, annunciata da Antonella Calabrese presentatrice dell’evento, è la special guest della serata, Grazia Galante che proprio a Cosenza torna a calcare nuovamente il palcoscenico dopo molto tempo della sua ultima apparizione sulle scene. La magia della danza avvolge e rapisce tutti dal momento in cui la sua figura arriva sul palco e il tempo sembra fermarsi mentre i suoi gesti, decisi ed eleganti, disegnano tutto intono intorno un mondo immaginario, eppur visibile improvvisamente a tutti, fatto di risolutezza e pathos. È una coreografia coinvolgente e sublime quella con cui l’artista di fama internazionale si offre al pubblico di Cosenza, regalando uno spettacolo di pura arte.



Con un inizio così Stagione di Danza si riconferma essere una kermesse di pregio in cui si avvicendano danza classica e moderna, valorizzandole in tutte le loro accezioni e sfumature. Il rigore per la danza e la passione per questa arte capace di interiorizzarsi e suggestionare la vita di tutti i giorni, traspare dall’attenzione che anche i più giovani infondono con naturalezza alle loro movenze.


Hanno preso il nome di “Passi d’addio”, forse in assonanza con “passi da dio”, le parti dello spettacolo interpretate dai ragazzi che, giunti al diploma, finiscono il loro percorso di formazione all’interno della scuola. Esibizioni queste che hanno avuto un qualcosa in più, l’emozione dell’addio al di là della tecnica e l’attenzione e il coinvolgimento vero e sano di chi ama ciò che fa e guarda al sipario che sta per chiudersi pensando al nuovo che può riaprirsi davanti a loro di nuovo. Danza classica e moderna si sono avvicendate senza dar modo allo spettatore di annoiarsi o di distrarsi pensando all’annosa diatriba che vuole un genere preferibile all’altro. Tra un’esibizione e l’altra è arrivato, poi, il momento di vedere in scena un ex allievo eccellente, Pietro Valente, sostenuto da un nutrito coro di simpatizzanti dal pubblico e che ora vive nel capoluogo lombardo, al seguito del maestro Villanova, primo ballerino della Scala di Milano.

Dopo questa esibizione è stata la volta di dar spazio a quella della prima ballerina della Compagnia di Danza Alfonso Rendano, che nella sua dimostrazione solista ha rapito il pubblico presente. Coinvolgenti i passi del Musical Notre Dame de Paris riproposti sulle musiche di Cocciante, una perfetta sintesi, anche in questa riproposizione, della necessità di essere artisti completi per poter affrontare grandi opere trasmettendo credibilità e professionalità. La Compagnia A. Rendano si è poi esibita in una coreografia dal titolo Storie di Fate, che ha avuto il merito di trasporre la magia di questi esseri fantastici in eteree figure dalle movenze delicate; il tutto sottolineato ancor di più dall’attenzione per i costumi morbidi e leggerissimi. Non certo trascurabile, infatti, il valore aggiunto alle coreografie e ai ballerini dai costumi di scena, curati in ogni particolare e adatti per colori e fattezze ad interpretare stati d’animo, musiche e umori. Si giunge così al termine della serata, vengono chiamati sul palco tutti gli allievi che terminano quest’anno la formazione presso la scuola e i professori che li hanno seguiti nel loro percorso, la direttrice artistica Isabella Sisca e tutti coloro che partecipano e rendono possibili le attività. Certamente bello il clima trasparso tra i talentuosi partecipanti, impassibili e concentrati sul palco e sorridenti nel sostenere gli amici ancora in scena quando dal sipario, finite le loro esibizioni passano a godersi il resto dello spettacolo in platea. E’ il momento di riavere sul palco anche Grazia Galante che ricorda con affetto l’incontro avvenuto a Parigi, alcuni anni fa, con Isabella Sisca, e annuncia diverse novità e progetti cui intende dar vita qui nella città Cosenza nel prossimo anno.



Pubblicato sul numero 23 di Mezzoeuro in edicola da sabato 11 giugno 2011

martedì 14 giugno 2011

Stilisti eccellenti


di Bruna Larosa








Il video celebrativo dei quindici anni di Moda Movie apre le scene dell’evento 2011, mentre il pubblico delle grandi occasioni ha ormai preso posto tra platea e palchetti del Teatro Rendano. I presentatori, Leyla Pafumi e Nino Graziano Luca, danno quindi inizio alla serata che si concluderà con la proclamazione dello stilista vincitore della competizione. Il titolo dell’evento Moda Movie di quest’anno è stato “Mediterraneo, il mare di mezzo”; un tema dalla forte accezione evocativa poiché gioca con la stessa etimologia del termine Mediterraneo che significa propriamente “in mezzo alle terre”, alludendo a tutto ciò che la sua collocazione ha comportato e comporta. Tra passi felpati e cadenzati sfilano delle vere e proprie opere d’arte; alcune stravaganti, altre estrose, altre lineari, ma tutte caratterizzate da quell’alone di “novità” che ha fatto conquistare loro la finale del Moda Movie 2011.


L’emozione dei ragazzi in gara è stata tangibile in ogni fase dello spettacolo, come venivano annunciati i nomi dei creatori e uscivano le modelle, si potevano seguire con lo sguardo le emozioni degli stilisti in erba che prima abbassavano gli occhi e poi osservavano le reazioni del pubblico con timore reverenziale, loro, tutti vicini sullo stesso palchetto, eppur contemporaneamente al centro della scena grazie agli abiti venuti fuori dalla loro fantasia e dal loro impegno. Il pubblico apprezza, rimane rapito e affascinato: ogni uscita da dietro le quinte provoca un nuovo stupore. Non si ha neanche il tempo di riaversi: la carrellata è ben organizzata e le modelle, dallo sguardo magnetico e impassibile, si susseguono ad un ritmo incalzante. Ammaliati dai miti e dalle leggende, dalla realtà che l’Italia e in particolare il Sud ha la possibilità di interiorizzare ogni giorno, sono nate creazioni di pregio che hanno coinvolto pubblico e giuria. Il patron della manifestazione, Sante Orrico, guarda tutto con estrema soddisfazione.


L’evento Moda Movie è ormai un immancabile appuntamento nel panorama artistico culturale cosentino, tutto ha avuto inizio nel 1997 e da allora non ha mai smesso di mietere successi tanto che numerose personalità si sono successe sul palco del Teatro Rendano, cornice dell’evento e cuore della pittoresca Cosenza vecchia. Il comitato tecnico scientifico, presentato da Mario Tursi Prato, ha valutato le opere in concorso si è avvalso di prestigiosi nomi della moda e dello stile, da docenti universitari a giornalisti di moda ed esperti del settore.


Pur non coinvolgendo solo artisti italiani la serata si è prestata a far conoscere alcune delle eccellenze calabresi e in particolare cosentine. Si tratta di Laura Bilotta e Giovanni Tocci, giovani tuffatori cosentini già insigniti di prestigiosi premi agonistici. Ma numerosi anche gli altri riconoscimenti, i Press Award e gli Special Award, che sono stati dati nel corso della serata. I Riconoscimenti Speciali sono andati a Liliana Tudini, conosciuta per il suo impagabile contributo per il successo del made in Italy nel corso della sua trentennale carriera e a Beppe Pisani, per la sua attenzione alla ricerca dello stile e della formazione e per il suo riguardo verso le Scuole e le Accademie di moda. Un riconoscimento anche per Barbara Pasquini, per la competenza nel campo dei tessuti e degli accessori, con particolare riferimento alle Collezioni Haute Couture Magazine; mentre è per Leyla Pafumi il Press Award 2011 per la comunicazione televisiva. Nel corso della serata l’esibizione dei Viborlime Ottoni, formatisi presso il Conservatorio di Musica F. Torrefranca di Vibo Valentia, ha allietato con coinvolgenti interpretazioni del repertorio classico la platea.


L’evento si è infiammato per la presenza di una stilista d’eccezione, Walid Atallah, special guest della serata e griffe libanese di fama mondiale. La collezione presentata a Cosenza ha sottolineato la linea raffinata ed elegante della donna immaginata dalla Atallah, abiti caratterizzati da tessuti morbidi che fasciano il corpo e colori luminosi che ne sottolineano le forme. Diversi i consigli per i giovani stilisti, dall’originalità alla cura dei più piccoli particolari, proprio quelli che possono fare la differenza. Tra luci e colori si è ormai giunti al momento di proclamare i vincitori, la tensione tra i partecipanti è tangibile, mentre si annuncia che dal verdetto della giuria verranno eccezionalmente fuori, oltre i tre premi canonici, anche due menzioni speciali. Le menzioni vanno a Paula Arbac di San Paolo, Brasile e ad Annalisa Di Lazzaro, di Rocca Imperiale in provincia di Cosenza. Terzo premio per l’interpretazione del Mediterraneo a Veronica Giaimo di Agropoli, Salerno, il secondo attribuito a Luigia Salvato, mentre il vincitore della competizione è Giovanni Percacciuolo di Cerisano, Cosenza, che emozionatissimo ringrazia la sua famiglia per il sostegno e l’Accademia di Moda di Napoli per la formazione. I riflettori si spengono con un arrivederci al prossimo anno, per farci nuovamente affascinare dalla moda, dalla musica e dai colori che il Moda Movie riesce a portare nella città di Cosenza.




Pubblicato sul n. 23 in edicola da sabato 11 giugno 2011

martedì 7 giugno 2011

L'arte nel sangue


di Bruna Larosa





Una commissione di esperti italiani e internazionali si sono riuniti e consultati per selezionare quale delle opere in lizza fosse meritevole del premio. Selezionati tre artisti, Santo Alessandro Badolato, Domenico Cordì e Roberta Mandoliti si è proceduto con la premiazione e il riconoscimento che prevede la possibilità di trascorrere tre settimane alla International Artists Residency, all’Omi International Arts Centernello nello stato di New York è stato assegnato al giovane artista di Catanzaro, Domenico Cordì. Già noto nel mondo dell’arte grazie alla partecipazione a diverse esposizioni personali e collettive, ultima delle quali quella denominata Seisud, tenutasi a Gubbio e conclusasi da poco, Cordì ha accolto con emozione ed entusiasmo la prospettiva di crescita e formazione artistica che gli è stata prospettata. D’altro canto la sua capacità di trasporre l’Io in arte, attraverso elementi semplici che riportano alle tradizioni, come ben evidenzia la motivazione del riconoscimento, descrive le doti e il talento che hanno fatto la differenza. Abbiamo parlato con lui della formazione e della passione per l’arte e della possibilità che gli si apre davanti.

Cordì, quando si è avvicinato all’arte?

Il mio primo approccio con i colori l’ho avuto grazie al writing in strada, ma credo che l’intenzione artistica fosse ancora inconscia e sicuramente presente già da prima. La decisione di percorrere questo mondo è maturata con il tempo, ma non la chiamerei decisione, un amico mi disse che "è l’arte a scegliere noi".

Ha seguito un percorso di studi a tema?

Ho frequentato l’accademia inscrivendomi al corso di grafica e conseguendo la laurea di primo livello, durante gli studi ho conosciuto i miei attuali compagni di viaggio che sono diventati la mia vera accademia.

Cosa desidera trasmettere a chi osserva un suo lavoro?

L’aspirazione è quella di creare un sentimento, generato da un momento di riflessione.

Cosa si aspetta dall'esperienza che da qui a breve farà?

Sicuramente sarà un’esperienza che mi arricchirà ad ogni livello. Conoscerò 29 artisti di altrettanti paesi del mondo con i quali vivrò e lavorerò per 3 settimane… prendere in considerazione "cosa aspettarmi", nello specifico, mi fa pensare ad una totale confusione di energia positiva.

Si sente emozionato?

Certo che sono emozionato, è una cosa importante, ed estremamente positiva per moltissimi aspetti, che vanno oltre la mia persona coinvolgendo tutto un mondo di persone che vivono la realtà artistica con la passione nell’animo. Sono campi verdi queste opportunità, in un mondo difficile fatto di dinamiche spesso lontane dal concetto di arte.



Pubblicato sul n. 22 di Mezzoeuro in edicola dal 4 giugno 2011

domenica 22 maggio 2011

Non essere più ostaggio


di Bruna Larosa


La violenza domestica rappresenta uno degli aspetti più crudeli e problematici della quotidianità proprio per questo è necessario sensibilizzare le persone prima che il parlare si traduca in una dolorosa e doverosa cronaca nera. È questo il desiderio alla base dell’evento Donne in Rinascita, che prende le mosse dal libro di Ada Celico, Io e le spose di Barbablù, e ha spronato un gruppo di artisti a esprimersi sul delicato tema.

La serata inaugurale della mostra, allestita nella Galleria Santa Chiara, lungo Corso Telesio, ha avuto inizio con la lettura di un brano di Jack Fonda letto dall’attore-regista Antonio Conti. Presenti all’evento di apertura oltre gli artisti, la scrittrice Ada Celico, Antonella Veltri del Centro Antiviolenza Lanzino e Maria Francesca Corigliano, Assessore provinciale alla Cultura. Il dibattito è stato moderato da Adele Filice, anche ideatrice dell’evento. Molti gli spunti di riflessione e analisi negli interventi.

La dott. Veltri si è soffermata sulla “necessità di riconoscere la violenza e gli atteggiamenti prevaricanti che possono umiliare l’intelligenza delle donne”, a questo proposito ricorda con lucida cognizione che la “comunicazione è spesso offensiva poiché viene usata per colpevolizzare la donna vittima, stigmatizzando il suo modo di vivere o il suo stile”. Molto sentito anche l’intervento dell’ Assessore Corigliano, che dal tavolo dei relatori si presenta come lettrice e cita alcune frasi che l’hanno aiutata a riflettere sul problema. “Un libro intriso di dolore e di speranza” dice coinvolta “in cui c’è una persona che si affaccia alla vita con un gran bisogno d’amore e porta con sé, crescendo, tutti i suoi dubbi”.

È il momento di dar voce ad Ada Celico che, da donna che ha avuto la forza di allontanarsi, esordisce rispondendo alla domanda “ci vuole più coraggio a restare in una situazione di violenza, o ad andar via?”. “Ci vuole più coraggio a rimanere” afferma convinta “non può esistere un’accettazione della violenza, tanto che mi sono sempre definita in ostaggio. I tempi della giustizia sono lunghi e diversi da quelli di una donna e allora quando ci si allontana si ha bisogno di altrettanto coraggio. Il coraggio di ricominciare da zero!”

L’esposizione artistica ha avuto il merito di non riflettere su se stessa, ma di dar apertamente spazio a emozioni e considerazioni sul delicato tema delle violenze che si consumano in ambiente familiare e offrendo ai presenti una rappresentazione di quanto avevano avuto modo di sentire.


ph. Roberto A. Calcaterra

Pubblicato sul numero 20 di Mezzoeuro in edicola dal 21 Maggio.

mercoledì 18 maggio 2011

La rete si gonfia di orgoglio


di Bruna Larosa

La rete si gonfia e il goal viene segnato, i giocatori esultano e dal pubblico arrivano applausi e gridolini come in tutte le reali competizioni, eppure la Partita del Cuore è stata una vittoria per tutti. Organizzata dai ragazzi dei Rotaract Club di Rende e di Cosenza il quadrangolare di calcio si è tenuto presso lo stadio Lorenzon, in una mite giornata di maggio. Per questo incontro di solidarietà, che ha coinvolto 1200 persone, sono scese in campo quattro squadre, una formata dai ragazzi dell’Istituto Tecnico Commerciale Vincenzo Cosentino, poi vincitrice della competizione, l’altra composta dagli studenti del Liceo Classico Gioacchino da Fiore, il team dell’Airc Comitato Giovani Calabria e la rappresentativa Rotaract.

Tra i tanti giovani che affollano lo stadio spicca un nutrito gruppo di ragazzi aderenti al movimento Younicef di Cosenza, diventati ormai una realtà nella città. L’incasso della manifestazione, in conformità alla filosofia del Rotaract Club, che si propone di ideare e realizzare iniziative finalizzate a migliorare la società in cui si trova, sarà devoluto all’acquisto di nuove apparecchiature per l’Ospedale Annunziata di Cosenza.

Abbiamo parlato di questa iniziativa con il presidente del Rotaract Club Rende, nonché uno degli organizzatori Francesco Cangemi che ci ha illustrato il progetto, già in cantiere da alcuni mesi. “Abbiamo individuato un aiuto concreto da dare alla città di Cosenza nel pieno spirito della nostra associazione, afferma soddisfatto, scegliendo delle apparecchiature mediche, dei saturimetri, da donare all’Annunziata di Cosenza”, i macchinari saranno di fatto consegnati a breve alla struttura ospedaliera.

A vedere gli spalti dello stadio carico di entusiasmo non si può fare a meno di notare che la partecipazione è stata davvero notevole, soprattutto da parte dei ragazzi, “abbiamo rese partecipi le scuole, ma ci sono anche molte presenze che si sono avvicinate autonomamente perché interessate all’iniziativa, insomma, c’è da essere molto contenti della partecipazione poiché ci dà la possibilità di mettere in luce il valore importante della solidarietà e il desiderio che tutta la nostra generazione ha di migliorare la realtà in cui viviamo!”

Il calcio è lo sport che unisce e trascina tutta l’Italia, ma il successo delle iniziative non è mai scontato, soprattutto quando ci si incrocia con i più giovani, lo sa bene anche Cangemi che afferma “l’organizzazione si è basata proprio sui ragazzi: volevamo creare una manifestazione che potesse interessare in massa la fascia giovane della popolazione cosentina, cosa che non succede con altri tipi di eventi, magari più seriosi e lontani dal loro mondo”. Un progetto che ha impegnato non solo i giovani associati ma anche altre realtà “Per realizzare tutto questo, continua il nostro interlocutore, è stato utile cercare degli sponsor che appoggiassero il progetto".

domenica 8 maggio 2011

La lotta che non è violenza


di Bruna Larosa

Le arti marziali racchiudono un insieme di discipline diverse eppur accumunate da quell’insieme di valori e caratteristiche che le rendono interessanti e seguite anche in contesti diversi da quelli delle loro origini. Ci sono, poi, alcuni rami che, pur essendo inseriti nel contesto olimpionico, si stanno sempre più trasformando in sport per intenditori eppure gli universitari del Campus di Arcavacata possono praticarle e imparare ad apprezzarle presso il Cus. È il caso della lotta greco – romana, una disciplina dalle origini antichissime la cui particolarità consiste nell’esaltare il gesto atletico al fine di mettere in evidenza le caratteristiche della resistenza e della potenza, cioè di quei canoni estetici cari alle sue stesse origini. All’ultima kermesse regionale di Lotta in Stile Libero, diversi giovani si sono misurati nel campo delle arti marziali, tra di loro Emmanuel De Luca, un ragazzo di Rossano, che ha vinto la medaglia d’argento.

Emmanuel, da quanto tempo pratica questa disciplina?

Pratico la lotta da due anni, anche se mi ha sempre appassionato; purtroppo però in Calabria non è uno sport molto diffuso e prima la esercitavo in modo amatoriale. Già da prima però ero avvezzo alle tecniche dello Judo, che ho praticato a livello agonistico e ho fatto rugby, tutto sempre presso il Centro Sportivo Universitario dell’Unical, dove mi sono formato allo sport.


Come mai si è appassionato proprio alla lotta greco-romana?

Pur praticando stile libero e judo, la lotta mi è sempre piaciuta fin da bambino, del resto sono cresciuto guardando i cartoni animati dell’uomo tigre e il wrestling in tv! La lotta greco – romana è, senza alcun dubbio, la mia disciplina preferita, la ritengo l’arte marziale che più ci appartiene culturalmente.

Quali valori le ha trasmesso questo tipo di sport?

Le arti marziali in genere trasmettono dei valori altissimi come la disciplina e il rispetto per l'avversario e per le regole. Danno, inoltre, un equilibrio che si conquista tramite il sacrificio. Chi pratica queste discipline cura il culto della forza e dell'equilibrio mai quello della violenza, che anzi, alieniamo. I valori che provengono dalle discipline che pratico li riporto nella vita di tutti i giorni e soprattutto nel mio lavoro: sono un agente della polizia provinciale di Cosenza.

Ha partecipato a diversi tornei,gli ultimi in ordine di tempo a livello regionale e ha anche vinto alcune medaglie, che emozioni ha provato?


Sia ai campionati regionali di libera che ai nazionali universitari di greco – romana sono sempre stato molto fortunato classificandomi rispettivamente al secondo e al terzo posto. È sempre una grande emozione gareggiare o anche solo allenarsi con i propri compagni di squadra, anche perché queste discipline non si praticano per le medaglie, ma per passione e spirito di squadra.





Pubblicato su Mezzoeuro n. 17 del 30 Aprile 2011

sabato 7 maggio 2011

Il maestro e il docente


di Bruna Larosa

Due sedie poste a semicerchio come a rappresentare una conversazione informale tra Franco Battiato e il professor Nuccio Ordine e, solo poco più in là l’entusiasmo e l’attenzione di quanti hanno voluto esserci. Dopo i saluti del Rettore, del Preside della Facoltà di Lettere e del rappresentante del Comitato Nazionale delle Celebrazioni Telesiane, comincia l’intervista dialogo in un silenzio quasi irreale interrotto solo da scroscianti applausi di approvazione. L’artista introduce il suo ultimo lavoro Telesio affermando il bisogno, innato, di indagare per arrivare alla verità. “Ho immesso nell’opera un distillato di ciò che ha scritto Telesio, dice, rappresentando: il suo essere un uomo grintoso, un uomo che non si piega davanti a nessuno. Spero, certo, di non averlo tradito in qualche modo!” Ordine, in qualità di interlocutore fa diverse domande, tutte comparabili alla realtà dei giovani e all’attualità. “Uscito dalla scuola mi sono accorto di non sapere niente” non per il valore degli insegnanti, ci tiene a precisare ma, semplicemente perché, “ognuno è artefice della sua fortuna”. Le riflessioni spaziano agilmente tra aneddoti, ricordi e considerazioni: il maestro condivide con i presenti la sua posizione circa il prossimo referendum contro la privatizzazione dell’acqua e contro il nucleare affermando che “si tratta di posizioni indiscutibili” facendo accenno ad una nota di colore, “è come se un cannibale pretendesse di poter avere la libertà di mangiare altri uomini!”




Pubblicato sul numero 18 di Mezzoeuro in edicola dal 7 maggio 2011

domenica 17 aprile 2011

La mia opportunità

di Bruna Larosa










Aimara è entusiasta, felice di studiare in Italia, certo le manca la sua famiglia e a volte ha un po’ di nostalgia, ma è riuscita a crearsi tante nuove amicizie con cui trascorrere il tempo libero e vivere la sua permanenza in Italia. Questa esperienza in Calabria per lei fa eco con studio, passione e opportunità, tutte affermazioni che sembrano in contrasto con la visione sonnacchiosa che ha chi è giovane e in questa territorio ci vive davvero, ignorandone spesso delle caratteristiche che la rendono unica e appetibile per chi viene addirittura da così lontano. Per la sua esperienza in Italia ha scelto, infatti, proprio questa regione, spesso bistrattata dai suoi stessi abitanti, lei, appassionata di sport estremi e di avventura, ci parla della Calabria e dei Calabresi in maniera entusiasta, descrivendo l’affetto, la curiosità e l’accoglienza che riceve.






Aimara, lei ha vinto una borsa di studio per l’Italia della durata di due anni, cosa significa questo per lei?


Sono della Costarica e l’Italia, con i suoi paesaggi e le sue tradizioni mi ha sempre affascinato. La cultura del mio Paese, la Costarica riconosce la bellezza e l’importanza dei viaggi, ma non tutti hanno l’opportunità di spostarsi. La possibilità di stare qui è legata principalmente alla volotà di approfondire i miei studi per avere una buona formazione.




Ha deciso di trascorrere questo periodo di studio italiano presso l’Università di Arcavacata, a cosa è dovuta questa sua scelta e oggi come oggi ne è ancora convinta?


Avevo preso in considerazione diverse altre ipotesi, ma poi sono approdata all’Unical. Ovviamente per orientarmi nella decisione finale mi sono rivolta ad altre persone che conoscono l’Italia e che potevano aiutarmi e i loro racconti mi hanno portato verso questa che è stata poi la mia scelta definitiva. Sono qui da cinque mesi e sono contenta di essere venuta all’Università della Calabria: usufruisco degli alloggi degli studenti e dei diversi servizi offerti dall’Ateneo, anche al di fuori dell’ambiente universitario la qualità della vita è buona. Mi trovo molto bene anche a lezione, i professori sono sempre molto disponibili nel dare spiegazioni e comprensivi verso chi, come me, può avere qualche difficoltà con la lingua.




Oltre lo studio come passa il suo tempo libero?


Sto vivendo una grande e bellissima opportunità e poiché sono in un altro Paese e, ancor di più, in un altro continente rispetto al mio, appena posso viaggio per visitare almeno le città più importanti e conoscere un numero sempre maggiore di persone di ogni dove, certo, non accade di sovente, ma quando ne ho la possibilità non me la faccio sfuggire. Qui in Calabria pratico diversi sport, dal rafting, alla scalata delle pareti rocciose. La cosa più bella però è conoscere gente nuova, con la quale confrontarmi e condividere esperienze ed emozioni.








Pubblicato su Mezzoeuro, in edicola dal 16 aprile 2011