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venerdì 8 aprile 2016

#NoTriv

Articolo pubblicato sulla Gazzetta del Sud del 7/04/2016

Una “Festa del mare” in centro città per sensibilizzare ad un’economia attenta al territorio in vista del referendum per abrogare la legge sulle trivellazioni in mare ed evitare che le nostre coste subiscano l’estrazione di gas e petrolio e vadano a sottoporsi a inauditi rischi ambientali e turistici. Con questo importante tema si è tenuta ieri presso la sede di Confesercenti la conferenza stampa di presentazione della “Festa del Mare”, che animerà piazza XI settembre domenica 10 a partire dalle 17. Sono intervenuti alla conferenza Vincenzo Farina, presidente provinciale di Confesercenti; Arturo Bova, consigliere regionale e delegato alla campagna referendaria; Tullio Romita, docente e presidente dell'Associazione Mediterranea di Sociologia del Turismo e Pasquale Capellupo, direttore regionale Confesercenti. L’incontro, partecipato e ricco di interventi e proposte, è stato moderato dal giornalista Carlo Minervini. «Il mare è il grande attrattore di questa regione – dice Farina, sottolineando i motivi del “sì” al referendum “notriv” del 17 aprile – pesando per il 90% nella nostra economia. Il problema delle trivelle riguarda anche l’impatto visivo che queste avranno: non si possono distruggere anni di sforzi per lanciare il turismo, per la creazione di strutture, per la formazione del personale per questo. Il referendum – continua Farina – non ha bandiere politiche: a noi sta a cuore tutelare i cittadini». Sempre su questa lunghezza d’onda Arturo Bova che nel suo intervento si sofferma sulle conseguenze della vittoria del “sì”, cosa che auspica: «se passa il sì non va in porto nessuna riforma: si tratta semplicemente di adeguarsi al fatto che le concessioni alle compagnie energetiche debbano avere una scadenza. Le durate delle concessioni sono state previste per prevenire i gravi problemi di tutela e sicurezza ambientale e lo smantellamento delle piattaforme è a carico delle compagnie che le hanno installate. Solo tra alcuni anni ci si riunirà per parlare di un’economia diversa dal fossile e far vincere il “no” oggi significherebbe fare una scelta anacronistica». Secondo il professor Romita non è chiaro il modello di sviluppo a cui questa nazione vuole far affidamento: «Ci sono due approcci allo sviluppo, il cosiddetto approccio sostenibile che viene definito dello sviluppo economico a ogni costo che si regge sulla teoria che il danno che viene prodotto farlo rientrare diventa un nuovo business, ma abbiamo ormai visto in pratica che ognuno si fa il suo guadagno e sui danni non si fa nulla». L’ultimo intervento, a cura di Capellupo, ha auspicato un impegno dal basso per far vincere il “sì” e non l’assenteismo: «una forte partecipazione al referendum farà cambiare atteggiamento al governo perché saprà in maniera chiara che ciò di cui vogliamo parlare è economia ecosostenibile ed economia della bellezza».