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giovedì 24 marzo 2016

Associazioni di volontariato, il trend cosentino

Articolo pubblicato sulla Gazzetta del Sud.


Dedicarsi agli altri attivamente, proporre iniziative e costruire dal basso il mondo in cui si vorrebbe vivere, con queste aspirazioni vengono ideate le associazioni di volontariato. In questi giorni è stato reso noto il primo report cosentino a proposito dell’associazionismo locale andando a indagare il trend che le organizzazioni di volontariato registrano sul territorio e un confronto con i dati nazionali. Sono molte le curiosità che emergono a proposito del mondo dei volontari cosentini: quante sono le associazioni, quali i settori di maggiore interesse e, ancora, qual è la divisione di mansioni per genere all’interno delle organizzazioni cittadine ed altre ancora. I dati messi in luce dal Centro servizi volontariato di Cosenza evidenziano un andamento in controtendenza rispetto al report nazionale: se a partire dal 2007 la media italiana descrive una costante diminuzione del numero di organizzazioni di volontariato costituite, nella provincia bruzia gli ultimi tre quinquenni registrano invece una costante crescita tanto che dal 2011 al 2015 sono state costituite 206 realtà equivalenti al 35% del totale con una crescita del 6% rispetto al quinquennio precedente. Dalla lettura del documento si scopre che la prima associazione in città è sorta a partire dal 1941, anno in cui viene fondato il CAI Club Alpino Italiano Sezione di Cosenza, mentre per la seconda e la terza realtà ci vorranno il 1950, anno in cui apre il Centro Italiano Femminile della Provincia di Cosenza, e il 1960 per l’Avis. I settori con cui viene diviso il Registro regionale del volontariato in Calabria sono il sociale, il sanitario, ambiente, protezione civile e cultura, ciascuno dei quali articolato in sottosettori. Il 55% delle 117 organizzazioni di volontariato presenti in città si occupa dell’assistenza sociale e sanitaria; una percentuale che, nel territorio provinciale sale al 74%, mentre al 12% si colloca il settore “Protezione civile”, e “arte” e “cultura” si attestano entrambe al 7%. Il report prende anche in considerazione la presenza o meno delle associazioni sul web, in particolare si fa riferimento all’esistenza di un sito internet (in città sarebbe il 25%), di una casella e-mail mentre per la prima volta annuncia che negli anni a venire saranno raccolti dei dati provenienti anche dai social network. Curiosità dal punto di vista del genere: nell’area urbana si registra che le donne governano le OdV nel 53% dei casi e gli uomini nel 47%, un trend diverso rispetto a quello nazionale e anche dai dati del territorio provinciale, in cui prevale la presenza maschile nella rappresentanza legale delle associazioni. Non è l’unico aspetto su cui ci si differenzia: per quanto riguarda la denominazione delle associazioni, infatti, sul nostro territorio il termine più frequente è, proprio, “associazione” seguito da “volontariato” e “volontari”, tanto che si registrano nel nome 64 ricorrenze per volontariato (11%) e 55 per volontari (9%) mentre nel report nazionale il termine “volontari” compare più volte di “volontariato”.