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venerdì 19 febbraio 2016

Cosa sono le foibe? Le risposte di Cosenza

Articolo pubblicato il 18/02/2016 sulla Gazzetta del Sud



Cosa sappiamo delle foibe, cosa si ricorda dei crimini avvenuti nel dopoguerra e cosa è rimasto più impresso di quell’eccidio a oltre settant’anni da quando tutto è avvenuto e ad appena venticinque da quando è stato portato alla ribalta nazionale? Le foibe sono delle insenature naturali presenti nei territori di Trieste e dell’Istria, tristemente noti per essere state utilizzate come fosse comuni nel ’43 quando l’esercito italiano si dissolse e poi nel ’45 quando vi fu l’occupazione di Trieste da parte delle truppe slave del maresciallo Tito. Una storia che non è recente, ma che per anni è passata in secondo piano e quindi appare nuova e poco conosciuta. «Ricordo di averlo studiato a scuola – afferma Francesco Carpino, informatico – ma non riesco a ricordare bene di cosa si trattasse, vedrò di aggiornarmi su wikipedia!», così come anche altri che fanno fatica a collocare in un tempo preciso quanto e cosa è avvenuto: «non ricordo cosa siano le foibe!» sospira Chiara Cirone, studentessa. I crimini occultati nelle foibe sono avvenuti nel 1945, ma solo quarant’anni dopo sono balzati all’onore delle cronache, ispirati dalla forte volontà della popolazione triestina di far sentire la propria voce e il proprio disappunto contro il presidente della Repubblica Cossiga, che nel 1991 intendeva concedere ai militari jugoslavi di tornare in patria attraverso il porto di Trieste. I friulani insorsero poiché conservavano e conservano calda la memoria del dolore e trovavano intollerabile il passaggio di quegli uomini armati proprio nelle stesse zone in cui, all’indomani del secondo conflitto mondiale migliaia e migliaia di persone, indipendentemente dal loro credo politico, erano state uccise al grido di “morte al fascismo, libertà ai popoli”. Un grido, urlato in slavo un momento prima che le vittime venissero crivellate dai colpi della mitragliatrice e sprofondassero nelle insenature naturali tipiche di quei luoghi. Il termine foibe fa riaffiorare pensieri diversi. C’è chi si sofferma sulle torture, chi sulla crudezza del trasformare delle voragini naturali in fosse comuni, come se togliere l’identità in un posto così caratteristico possa essere ancora più crudele. «Ricollego le foibe ai campi di concentramento – ricorda Mariangela Giudice, impiegata - anzi, molte persone che sono state poi trucidate hanno vissuto esperienze da internati, le torture e, infine, la morte al bordo delle fosse, è stata una cosa atroce, non ne ricordo tutti i dettagli, ma alcune cose mi hanno davvero impressionata». Crimini che hanno sconvolto e colpito: «so cosa sono le foibe - afferma Alessia Quaresima, studentessa -perché, anche se ero piccola o forse proprio per quello, ero rimasta impressionata dall’idea che delle persone potessero essere uccise così, ancora oggi mi sento addolorata, scossa e non so spiegarmi con quale animo e con quale cuore si possa fare una cosa del genere per un’ideologia». E ancora altri che ben ricordano quanto appreso sui banchi di scuola: «so cosa sono le foibe – dice convinto Francesco Basile, negoziante – si trovano in Friuli Venezia Giulia e si tratta di voragini naturali in cui sono stati nascosti i corpi di migliaia di persone, per lo più fascisti, quando è finita la II guerra mondiale». E non è il solo, c’è anche chi ricorda la spiccata natura antifascista che voleva essere data a questi interventi: «le foibe per certi punti di vista rappresentano una lotta ideologica – afferma Federico Muraca, impiegato – che ha visto contrapposti comunisti e fascisti. A soccombere in questo caso sarebbero dovuti essere i secondi». In realtà a finire vittime delle foibe non fu una sola categoria di persone, si parla per certi versi di una sorta di pulizia etnica unita a un’operazione ideologica dovuta anche al fatto che a causa della guerra i confini non erano più chiari e le popolazioni che si trovavano in quei territori vivevano una totale insicurezza. In questo clima a morire furono tutti coloro che venivano tacciati di essere traditori della patria slava, una patria che loro stessi non avevano mai conosciuto, poiché nati italiani. Non si è trattato solamente di uccidere le persone e occultarle nelle voragini di natura carsica, alcune delle quali profonde anche cento metri, ma anche di aver provato a “nascondere tutto” gettando nelle fosse della dinamite, una circostanza che renderà per sempre impossibile capire il numero esatto delle vittime.