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domenica 4 marzo 2012

Martina Ielpo, cittadina del mondo

di Bruna Larosa


Lo sguardo vivace di Martina Ielpo ci ha trasmesso la sensazione del vento tra i capelli e l’emozione della libertà, quella curiosità di vivere e scoprire che non si può spiegare e neanche capire fino infondo. Ritorna da uno dei suoi tanti viaggi, lei che è partita da Praia a Mare e ad oggi ha visitato ben 72 Paesi diversi e ha voglia di raccontare la sua esperienza con il brio che la contraddistingue. Puntuale nei discorsi e ricca di particolari nei suoi racconti ci rendiamo conto che l’esperienza di Martina potrebbe essere il sogno di chi vorrebbe una vita diversa, ma si è lasciato ingabbiare dalla realtà, certo meno avvincente.

Martina, è difficile decidere di partire e lasciare tutto?
Viaggiare come lo faccio io non è una decisione che si prende. E’ una conseguenza, una reazione ad eventi che ti capitano nella vita... Avevo 15 anni quando mi sono allontanata da casa per la prima volta e per un lungo periodo; a quell’età capisci poco del mondo, non ti interessano gli scambi culturali, ne’ le usanze e i costumi dei diversi popoli: viaggi perché è il modo più dignitoso di scappare. È, quindi, una sorta di ribellione, un modo, esasperato, per urlare “sono viva e non ho bisogno di nessuno!”.
Domanda banale, ma nel tuo caso non certo scontata… Cosa metti in valigia?
In valigia, ovviamente, c’e’ la reflex,  l’iphone sul quale ho caricato tutti i miei album di samba e un milione di foto della Calabria da far vedere a chiunque incontri, copricostume e havaianas (assolutamente vietati jeans!).

L'esperienza più paurosa e quella più bella?
Paura e’ un concetto relativo, soprattutto per una che ha macinato 40 mila chilometri in autostop da Miami a Salvador de Bahia! Sono troppo incosciente per provare paura. C’è stata però una volta  che ho pensato davvero che non ne sarei uscita viva. È stata la prima e unica volta che ho provato l’effetto di una droga allucinogena, nel deserto del Pakistan. Preciso che da quelle parti la droga è di uso comune e legale e la guida me l’aveva somministrata a mia insaputa: voleva “solo” che il gruppo lo accompagnasse nelle preghiere serali. Fu così che il mio corpo si paralizzò, i miei sensi amplificavano qualsiasi rumore o luce e persi il totale controllo sulla mia volontà di agire. Non sono abituata a nessuna droga, ecco, allora ho avuto veramente paura...  

La tua famiglia come si pone nei confronti di questo tuo desiderio di viaggiare e conoscere?
Per la mia famiglia sono ovviamente stata una grande delusione/preoccupazione quando a 15 anni ho lasciato tutto e sono partita. Ma oggi, 12 anni dopo, vedono i reali frutti di questa scelta. Sono indipendente, la mia cultura è reale e non fatta di mera nozionistica, parlo 5 lingue e sono capace di non demordere dinanzi a nessun problema. Sono forgiata dai viaggi, ho delle passioni e dei valori che rispetto e onoro. Ora sono orgogliosi di me.

La tua prossima meta?
La mia prossima meta è potenzialmente ovunque. Non scelgo mai una meta: apro il browser e inizio a cercare voli a caso,  appena trovo un’offerta di qualche volo che parte in settimana lo compro! Non mi interessa dove vado, l’obiettivo è vedere tutto il mondo e l’ordine non importa. Però mi piacerebbe visitare qualche posto freddo, ghiacciai estremi o cose del genere. Fino ad oggi non ho mai combattuto la mia avversione al freddo, ed e’ forse ora per questa nuova sfida.

Dopo tanti viaggi, oggi come ti senti?
Il motivo che mi spinge oggi al viaggio è diverso, più profondo. Sono passati 12 anni in 14 giri del mondo, ho calpestato 76 paesi, come arrivare alla Luna e ora sto tornando verso il pianeta Terra.






Pubblicato sul numero di People Life di Febbraio 2012