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domenica 28 agosto 2011

Parole e segni d'arte per una nuova vita

di Bruna Larosa
Gli occhi severi del compagno che scrutano con attenzione ogni particolare e lei, che si sente sotto esame ed evita il trucco, la sua gonna preferita e un tacco troppo alto. Comincia ad evitare di uscire e finisce per essere prigioniera in casa sua, pur di non sentirsi trattar male da chi ha detto di amarla, da quella persona di cui si è fidata e alla quale ha regalato tanta parte di sé e della sua vita. Un labirinto e un incubo che molte donne italiane vivono, continuamente risucchiate in un vortice che, spesso, come purtroppo la cronaca testimonia, sfocia in omicidi sempre più efferati. Una volta è il make-up, un’altra un vestito “troppo appariscente” ed è così che poco a poco ci si spegne di fronte a un compagno sempre più autoritario. C’è bisogno di educare i più piccoli alla parità dei sessi e di sensibilizzare chi è già grande, per questo manifestazioni che affrontano l’argomento sono sempre costruttive e importanti. In tale ottica è stata presentata una mostra collettiva dal titolo “Donne in rinascita” presso la Galleria Santa Chiara di Cosenza, inaugurata in occasione della presentazione del libro Io e le spose di Barbablù di Ada Celico. Diversi gli artisti che si sono misurati su questo tema, si tratta di Alessandro Carpino, Alfredo Granata, Luigia Granata, Federica Marini, Giuseppe Miniaci, Francesca Pirillo, Francesco Prezio e del fotografo Gianni Muraca. Istallazioni artistiche e tele, quadri ad effetto e situazioni particolari hanno animato di luci e ombre la sala, mentre gli spettatori osservando le opere diventavano pensierosi e attenti. La soluzione alla piaga sociale che discrimina le donne passa attraverso la consapevolezza che “libertà” significa vestire come si preferisce e non essere giudicata serie o poco serie per questo. Risoluta Antonella Veltri del Centro L. Lanzino afferma“Tanto è necessario rispettare l’intelligenza delle donne quanto è, invece, controproducente stigmatizzare le loro abitudini”. Cercando colpe nelle donne il rischio che si corre è quello di giustificare comportamenti lesivi e umilianti, continuando a perpetrare un modello misogino e negativo da abbattere.

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