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sabato 9 luglio 2011

L'Avvocato Artista


di Bruna Larosa







La Money Art, corrente artistica fondata da Francesco Saverio Russo, noto con il nome d'arte di Fiscer, si basa sulla trasposizione in arte delle piaghe sociali dovute all’eccessivo peso che i soldi hanno nella nostra contemporaneità. La consapevolezza di un “dio denaro” che permea e condiziona la vita di tutti i giorni regala all’arte la possibilità di mostrare situazioni che si allontanano dai valori fondanti della vita. Numerosi i riconoscimenti che sono stati attribuiti al giovane artista catanzarese, tra gli altri la Laurea Honoris Causa dall’Accademia Santa Sara di Alessandria.

Quando ha capito che l’arte poteva essere il suo mondo?

L’ho capito quasi per caso, mi sono sempre interessato all’Arte: seguo molte manifestazioni artistiche, tra cui le Fiere più importanti, ad esempio quest’anno sono stato a quelle di Milano, Bologna, Genova e Padova. Visito spesso Musei e Gallerie d’Arte e così mi sono accorto che mancava ancora qualcosa in questo mondo, mancava qualcuno che avesse il coraggio di parlare attraverso le sue opere e trattare alcuni temi importanti; questo qualcuno, forse con un po’ di presunzione, ho pensato di poter essere io ed è allora che ho iniziato a dipingere.

A quali studi si è dedicato?

Non credo che l’Arte debba essere fatta solo da coloro che hanno studiato questa materia: la vera Arte è un qualcosa che nasce da dentro e non si può controllare; non dimentichiamo che molti pittori guidati da questo istinto irrefrenabile si svegliano in piena notte ed iniziano a dipingere. Così mentre molti si aspettano che io abbia frequentato l’Accademia di Belle Arti o magari il Liceo Artistico devo dire che mi sono laureato in Giurisprudenza presso La Sapienza di Roma ed aggiungo che, infondo, anche Matisse era un avvocato!

A che tipo di pubblico si rivolge la sua arte?

Molti Artisti sostengono di rivolgersi al “pubblico d’elite”, ma io e la Money Art ci rivolgiamo a tutti: dal più acclamato dei critici a colui che non è mai entrato in una galleria. L’Arte è emozione e le emozioni possono provarle tutti.

Com’è il suo rapporto con il denaro nella tua vita quotidiana?

È un rapporto di “buona sopravvivenza” nel senso che serve per vivere, ma anche, alle volte, per soddisfare i propri desideri. I latini dicevano in medio stat virtus: non vado alla ricerca del denaro, se arriva cerco di utilizzarlo al meglio, finanziando la mia arte per farla conoscere a più persone possibili. Credo che finché sei tu ad essere il burattinaio ed il denaro il burattino allora tutto procede nella maniera corretta: se i ruoli si invertono significa che il denaro ha preso il sopravvento e questo è molto pericoloso.

Essere un artista che emozioni le ha dato?

Dal punto di vista “istituzionale” sono stato anche insignito della Laurea Honoris Causa in Arte dall’Accademia Santa Sara di Alessandria. L’emozione che, però, metto al primo posto è osservare le persone alle mie esposizioni: vedo un dialogo tra chi guarda e l’opera, una ricerca di ciò che “ho voluto dire”. Spesso mi raccontano che si continua a discutere anche una volta tornati a casa, mentre generalmente usciti da una galleria d’Arte i commenti e le opinioni terminano su quella soglia, come se l’Arte fosse confinata, confini che spesso appaiono invalicabili.

Che tipo di riscontro ha in Calabria?

Con il cuore in mano devo dire che l’Arte in Calabria è poco considerata: si offrono pochissime possibilità agli artisti e poca considerazione. Due anni fa ho avuto la fortuna di esporre al Carrousel du Louvre, l’entrata del Museo più conosciuta al Mondo, pochi hanno avuto questa fortuna, mi sarei aspettato almeno una chiamata, rappresentavo la Calabria in quel momento, chiamata che nessuno ha fatto. Vivere altrove è un’esigenza, ma sono consapevole che la “non considerazione” sia un problema di tutta l’Italia: l’artista italiano più quotato, Maurizio Cattelan, è dovuto andare all’estero per essere notato. L’Italia purtroppo si limita ad esaltare il già affermato e non a puntare su chi potrebbe diventarvi.





In parte pubblicato su Mezzoeuro n. 27