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domenica 2 gennaio 2011

C'è chi resta e chi va via

di Bruna Larosa


Laurea in tasca e valigia in mano, questa la fotografia che scatta l’agenzia Svimez riguardo i giovani del Meridione: sono moltissimi e per lo più laureati, quelli che si spostano dalla loro terra per cercare fortuna altrove. Il lavoro al Sud è una sorta di Sacro Graal, e paradossalmente la ricerca risulta molto più problematica per i ‘dottori’. Molti partono armati di buona volontà, altri restano, ma qual è il futuro che si prospetta per chi ha la tenacia di partire e per chi ha la forza di rimanere?


I laureati che partono, informa sempre lo Svimez, approdano nelle regioni del Centro Nord e sono generalmente giovani uomini. Vanno per lo più incontro ad uno stipendio migliore, ma, al tempo stesso, a contratti meno stabili nel breve periodo rispetto al Sud. Nel lungo periodo lo stipendio aumenta ulteriormente e anche la posizione lavorativa migliora, stabilizzandosi. Viceversa chi resta è prevalentemente donna, rimarrà più tempo disoccupato, avrà un contratto più sicuro, ma uno stipendio di gran lunga più basso anche nel lungo periodo.


Dalla statistica alla realtà: abbiamo parlato con due figlie di Calabria, giovani, laureate e donne. Valentina e Francesca hanno la stessa età, lo stesso livello di istruzione, dopo la laurea entrambe hanno cercato fortuna nella loro regione, poi, una ha scelto di partire, l’altra di rimanere. Mentre la prima ci racconta di aver provato ad inserirsi nel mondo del lavoro in Calabria, ma di non aver trovato soddisfazione così da andar via, la seconda parla di un’esperienza di lotta che continua ancora oggi. Bisogna essere più che migliori, bisogna vivere ai limiti dell’insistenza per farsi notare. Entrambe si sono scontrate con una realtà oltre che difficile, ostile: spesso non sono i migliori ad andare avanti, ma chi ha dalla sua le conoscenze giuste.


Valentina dopo dei contratti a progetto ha cominciato a inviare i CV fuori dai confini regionali, ha preparato la valigia ed oggi lavora con un contratto stabile nei pressi di Imola. ‘La Calabria è nel mio cuore, afferma, ma la realizzazione personale non può essere sottovalutata dopo aver tanto studiato!’. Francesca, invece, è ancora in bilico: un progetto di qua, un contratto di là, molta amarezza. ‘Vorrei fare tanto, ma non ho la possibilità di far nulla, mi impongo per quello che posso. Nonostante il tempo che passa non ho paura di fare la gavetta, solo non sono disposta a fare la fila ai call-center per potermi mantenere, quando in realtà tra un progetto e un’idea lavoro davvero e duramente per far fruttare la mia laurea!’.


Due ragazze in gamba ma la loro storia fa sollevare un legittimo dubbio: che le Università del Meridione servano semplicemente ad accrescere il prestigio proprio e delle città in cui sorgono e poi costringano, nei fatti, i laureati a fare le valigie e andare lontano? Sul territorio calabrese esistono ben tre Università nonostante questa regione non riesca ad assorbire il numero di laureati che ‘produce’! Ciò provoca una netta perdita economica per questa terra, che prima forma i suoi figli, investe nella loro formazione, ma non offrendo possibilità lavorative li cede a costo zero ad altre zone del Paese. In termini economici si tratta di un continuo investimento a perdere! Avviene anche un danno di tipo diverso: la creatività, la volontà di fare, la voglia di emergere e migliorare tipica dei giovani sono le preziose caratteristiche che potrebbero fare grandi il Sud e la Calabria. Il condizionale è d’obbligo: ‘potrebbero’ fare grande la Calabria, infatti, queste ricchezze incommensurabili si è costretti a impiegarle altrove per riuscire a realizzarsi nel lavoro e creare un progetto di vita che superi la durata di un contratto co.co.pro. .

Pubblicato su MezzoEuro n. 28