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martedì 4 gennaio 2011

Pennelli d'autore

di Bruna Larosa


Tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte in Calabria ha purtroppo il sapore della rarità e dell’eccezione. Sempre protratti alla ricorsa delle grandi opere, le stesse che nella maggior parte dei casi si risolvono in ‘semplici’ cattedrali nel deserto, non si è soliti concentrare l’attenzione alla valorizzazione degli aspetti culturali presenti. Così mentre siamo tutti consapevoli del fatto che non solo la nostra terra sia custode di immani bellezze naturalistiche e di risorse archeologiche non ben valorizzate, ne’ custodite, allo stesso tempo siamo impassibili testimoni di giovani talenti dell’arte che spesso devono spostarsi altrove per dar sfogo al loro talento. Una sfaccettatura della fuga dei cervelli, questa, spesso messa in ombra da altri aspetti considerati dai più maggiormente competitivi nel mondo del lavoro e dello sviluppo. In ogni caso si tratta di una perdita per la nostra regione che arranca dietro le altre scopiazzando dei modelli che mal di confanno al suo spirito, piuttosto di creare un’identità propria fatta con le sue bellezze e i propri talenti. Non può esserci sviluppo senza ricerca e senza cultura, una regione che vuole risollevarsi dallo stato di inferiorità in cui è stata calata non può prescindere da tali particolari, spesso troppo dimenticati e svalutati. Alla luce di tutto ciò viene da chiedersi se è possibile dar sfogo al potere creativo e cosa si deve essere spinti e disposti realmente a fare per potersi esprimere.



Abbiamo parlato di questo con un giovane artista contemporaneo, Pasquale De Sensi, lametino d’origine ed esatto modello dell’artista eclettico e appassionato. A soli ventisei anni ha partecipato alla Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea svoltasi a Roma e grazie alle sue opere ha avuto una segnalazione al Premio Celeste 2010 nella Sezione Grafica, oltre ad essere stato presente in numerose esposizioni sia collettive che personali sparse per tutta l’Italia.


De Sensi, ad oggi lei è un interessante personaggio nel panorama dell’arte contemporanea, che tipo di studi ha seguito per migliorare e maturare questa sua propensione?

Ho frequentato diverse Accademie di Belle Arti; a Roma, a Reggio Calabria, a Perugia, a Urbino, ma contemporaneamente ho sempre seguito un mio percorso di studi autonomo. Penso infatti che l'arte non si impari da altri e non si possa insegnare a nessuno. E’ un vero e proprio mestiere che richiede impegno e costanza ed il lavoro, per non diventare un sacrificio e quindi un danno, deve necessariamente corrispondere a una passione, a una inclinazione spontanea.


Da cosa trae ispirazione e quale messaggio intende lanciare con la sua arte?

L’ispirazione proviene soprattutto dalla musica che ascolto e dai libri. Ogni immagine che propongo è un pensiero diverso; mi interessa sopratutto creare dei contrasti e delle analogie visive abbastanza forti da suscitare nell'osservatore una ricerca di senso. Non traggo molti spunti dalla realtà di tutti i giorni che al massimo mi limito a fotografare ed usare come base. Senza il bisogno autentico e intimamente indispensabile di comunicare il proprio immaginario, l'artista rischia di diventare una specie di uomo di spettacolo, che lavora solo per il successo personale. Credo che per non cadere in questo genere di aberrazioni non si debba mai perdere il contatto con le proprie origini e la propria formazione intellettuale.


Calabrese d’origine ma continuamente in viaggio, è un desiderio o una necessità dettata, magari, dallo stato dell’arte nella nostra regione?

Le tematiche e i linguaggi con cui si confronta chi lavora nell'ambito dell'arte contemporanea possono essere definiti globali poiché non appartengono a questa o a quella regione; è per questo necessaria una apertura verso l'esterno. Ho vissuto per due anni a Reggio Calabria, una città con un clima e un paesaggio invidiabili, eppure, appena possibile, il desiderio di vedere cose diverse mi porta a spostarmi e a viaggiare molto.


Qual è, dunque, il suo punto di vista sullo stato dell’arte in Italia e in Calabria più in particolare?

Ad oggi in Italia le discipline che riguardano la cultura umanistica vengono difficilmente riconosciute e ripagate dalla società; succede con le arti figurative, come per la musica e per il teatro. Per quanto riguarda l’arte contemporanea in sé, il problema in Calabria è principalmente di tipo politico. La Calabria è oggettivamente fra le regioni più chiuse e retrograde rispetto alla scena contemporanea nazionale. A parte Cosenza, Catanzaro con il Marca e il parco della Roccelletta di Borgia, la Calabria rimane una regione dove i progetti più ambiziosi vengono lasciati sfumare e si consumano in beghe amministrative e polemiche. Penso, ad esempio, al caso di Lamezia Terme, dove da anni si parla di realizzare un museo del contemporaneo intestato a Luigi Di Sarro: di fatto il progetto è fermo e diventa di anno in anno più modesto. La classe politica spesso non comprende che non può esserci sviluppo reale senza cultura.




Pubblicato sul n.° 46 di Mezzoeuro in edicola da sabato 20/11/2010.