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giovedì 7 aprile 2011

Non siamo degli oggetti


Di Bruna Larosa


L’incontro‘La Calabria, le donne e la politica’ organizzato da Sinistra e Libertà presso la sede Auser di Cosenza, ha affrontato il tema delle donne in politica riflettendo sulle quote rosa con un tavolo di relatrici che ha analizzato lo stato della nostra regione. Il moderatore, Giovanbattista Marcello, presentato l’evento, ha lasciato la parola alle esposizioni consapevoli e agili.


Maria Gabriella Sicilia ha invitato i presenti ad osservare che ‘è necessario uscire dalla catalogazione per riconoscere le potenzialità della donna. Attualmente esse si esprimono in contesti sociali più ristretti, ma presto dovranno raggiungere la politica vera e propria’.



Nel suo intervento la dott.ssa Rossella Barberio ha proposto dei paradossi: all’alto livello di scolarizzazione e agli ottimi risultati raggiunti dalle donne non fanno eco importanti risvolti occupazionali. ‘Il dato della natalità in decrescita, poi, si ricollega alla condizione di precarietà che vive la donna, afferma la Barberio: più c’è instabilità sul lavoro meno si è inclini ad aver figli’. Partendo da questi dati sarebbe necessario calibrare le politiche in funzione della donna. Stando così le cose ‘le quote rosa in ambiti in cui i principi di merito e trasparenza non sono realmente utilizzati possono proporre sensibili correzioni’.


‘Dove le donne riescono ad arrivare al potere si ha una migliore qualità della vita’ continua Fernanda Gigliotti, ‘in Calabria le donne che si interessano di politica sono poche e quelle che lo fanno devono misurarsi con un prepotenza non solo ‘maschile’, ma anche criminale’. In un contesto siffatto anche il correttivo delle quote rosa corre il rischio di essere strumentalizzato inserendo magari donne che non si interessano di politica per favorire, comunque, i candidati maschi.


Prende qui la parola l’On. Doris Lo Moro che inizia il suo intervento accordandosi a quanto aveva esternato il Presidente Napolitano in occasione della Celebrazione dell’8 Marzo: ‘la donna non è un oggetto, ma un soggetto di diritto’. Esprime, quindi, il suo punto di vista sulla necessità di avere un numero maggiore di donne in politica. ‘Le donne essendo poche tendono ad omologarsi per farsi accettare in un mondo di uomini, se ci fosse un numero superiore di donne ognuna di esse sarebbe portata a mantenere le sue caratteristiche’. È quindi necessario ‘creare le condizioni per cambiare le cose, così, se le quote rosa riusciranno a creare le condizioni di una normalità cercata ben vengano’.


L’intervento conclusivo è affidato ad Anna Falcone che esordisce asserendo che ‘la Calabria e i calabresi vivono un momento particolare: sono gli ultimi, vivono dei disagi. Eppure proprio questa condizione può fomentare la volontà di riscatto e le basi dalle quali risorgere’.‘La crisi fa avvertire l’esigenza del cambiamento e l’elemento di innovazione può essere la donna’. Alla luce di ciò la non partecipazione delle donne alla politica diventa un problema pragmatico: si sono affievoliti dei diritti e al tempo stesso ci si è abituati a non vederli riconosciuti come tali. È così che sulle spalle delle donne gravano meccanismi da sfatare, come quello della mortificazione e altri da costruire, come la certezza della pena per chi viene denunciato per aver commesso violenza.



Pubblicato sul numero 13 del 2 aprile 2011 su Mezzoeuro