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venerdì 4 marzo 2011

A fare la forza è la cooperazione

di Bruna Larosa



Passi da gigante in questa Europa Unita e la possibilità di non essere il fanalino di coda, ma i trascinatori grazie a chi avrà voglia di portare avanti e sviluppare idee e propositi. Per far ciò, però, è necessario conoscere gli strumenti più idonei a realizzare le idee e così, a Cosenza, come in molte altre città si è svolto un seminario formativo per parlare della GECT, il Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale. Dalla possibilità di istituirne anche in Italia, nel 2007, ad oggi per osservare le strada percorsa, si è tenuto presso la Scuola Superiore di Scienze dell’Amministrazione Pubblica dell’Unical, un incontro per valutare lo stato delle realizzazioni in atto e la nuova programmazione per il 2013. Una giornata di lavori, per ampliare gli orizzonti di chi ha degli studi inerenti o di chi vuole approfondire questo argomento riuscendo a guardare all’Europa come una ‘possibilità in più’. Il GECT va a collocarsi accanto ai già noti Fondi Strutturali, come azioni specifiche a sostegno delle coesione e coordinazione economica e sociale tra gli Stati Membri. È bella l’atmosfera che si respira durante il seminario, i presenti sono interessati all’argomento e partecipano con interventi e riflessioni che più di una volta condividono e aprono il dibattito con i relatori e i colleghi. Il Parlamento e il Consiglio Europei hanno definito il GECT uno strumento giuridico utile alle autorità territoriali di Stati diversi per costituire fra loro gruppi di cooperazione con personalità giuridica. Un mezzo straordinario tramite cui eliminare i confini spesso dovuti alla non conoscenza delle opportunità a disposizione di tutti. La parola magica in Europa come all’interno delle singole nazioni è cooperare, lo insegna la storia, lo hanno capito i grandi che hanno preso tante decisioni tra cui anche la più eclatante relativa alla moneta unica. Lavorare insieme su più fronti ad un unico progetto di base, studiare l’educazione e la civiltà dei paesi con cui si intendono instaurare questo tipo di rapporti può far crescere enormemente i singoli enti che intendono fruire di questa nuova possibilità. I presupposti, quindi, sono felici, ma bisogna sempre tener presente alcune delle regole che favoriscono l’efficacia delle azioni e ne condizionano la fattibilità.





Un GECT può essere istituito tra più contraenti, purché almeno due tra questi siano Stati membri dell’Unione Europea. Propositori dell’idea possono essere diversi enti, quali organismi di diritto pubblico, associazioni, autorità nazionali e locali o, anche, le regioni. Durante il corso della giornata seminariale i diversi relatori hanno ribadito in più punti nei loro discorsi che tali gruppi possono essere indirizzati non solo all’attuazione di programmi e progetti di cooperazione cofinanziati dall’Unione Europea; ma che gli stessi possono anche essere finalizzati alla messa in atto di azioni di cooperazione territoriale, su iniziativa degli Stati membri e delle loro autorità regionali e locali. Il corso dei lavori si è fatto particolarmente interessante quando ai presenti è stato proposto di osservare i progetti già presenti e in azione ‘sul campo’. Un bagaglio prezioso, che può insegnare per successi e insuccessi quale sia la strada migliore in questo ambito. Eventuali progetti che si volessero proporre dovranno presentare determinati requisiti, quali l’estensione territoriale, la durata prevista, la missione e l’obiettivo specifico. Sarà altresì necessario specificare la denominazione e la sede sociale del GECT che si intende creare e l’elenco dei membri che ne fanno parte. Per porlo in essere sarà, poi, obbligatorio stipulare una convenzione e adottare uno statuto da rendere noto alle autorità nazionali competenti. Il dibattito si è formulato in maniera omogenea, partendo spesso anche dalla platea che interessata e competente è intervenuta ripetutamente. Ben si sono prestati in questa fase dei lavori i relatori esterni, il prof. Giandonato Caggiano, docente di Diritto dell’Unione Europea presso Roma III e direttore dell’Associazione Cantiere Europa e la prof. Ilaria Ottaviano, anche lei dell’Università Roma III, che hanno accolto e incoraggiato gli interventi scendendo dalla ‘mitologica’ cattedra per venire incontro alle domande dalle quali, spesso, è emersa l’esigenze di una pragmaticità senza veli e di esempi concreti per soddisfare la propria voglia di fare e di sapere. L’Europa non è più così lontana, ma c’è bisogno di impegno, costanza e di una corretta informazione delle diverse opportunità che ci vengono offerte in quanto cittadini di uno Stato Membro. Profonda soddisfazione alla chiusura dei lavori tra organizzatori, relatori e gli interessati che hanno seguito la giornata di studio e analisi con la consapevolezza di chi ha acquisito realmente qualcosa da mettere in pratica per il futuro.




Pubblicato sul n.7 di Mezzoeuro