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domenica 6 febbraio 2011

Un sogno realizzato tra piatti e mixer


di Bruna Larosa


Così come esiste il famigerato e ambito Red Carpet anche i ‘comuni mortali’ hanno il loro tappeto su cui intavolare circostanze e conoscenze: è il ‘tappeto musicale’, quello formato da un’insieme di tracce concatenate tra loro.
La musica dipinge il tempo e condiziona il nostro umore per questo è tanto importante la sua presenza; lo sanno bene i gestori dei locali che tra gli elementi essenziali per la riuscita di una serata non dimenticano mai di inserire proprio il Dj. Non è solo la capacità carismatica a ‘fare il Dj’, è necessaria l’abilità di tessere la musica come una trama variegata affinché i presenti non debbano mai restare senza sottofondo.
Si scopre così che il mix giusto è come una ricetta e il Dj altri non impersona che il cuoco, il quale con mani sapienti crea il giusto ritmo delle serate. Come per ogni professione anche il vocabolario del perfetto mago della musica prevede dei termini specifici che piano piano invadono il gergo della gente comune. Il Djing è un’arte che si compone di due facce: si può mixare la musica, cioè intrecciare una serie di brani differenti o si può scratcharla. In questo secondo caso il Dj diventa autore di un nuovo brano in cui definisce secondo il suo gusto e il suo stile rumori, basi e beat.
È invidiata la vita del Dj, si vede in lui il moderno Peter Pan, così molto spesso si finisce per sottovalutare il fatto che il suo nel tempo sia diventato un vero e proprio lavoro. Anche in un campo come questo è necessario specializzarsi e imparare nuove tecniche, così da incontrare il favore di un pubblico esigente e sempre in evoluzione. Insomma fare il Dj non è un lavoro per ragazzini e ne abbiamo parlato con Paolo Scebba che ha sognato tutto questo fin da quando era davvero piccolo.
Paolo, quando ha scoperto che la musica è la sua passione?
Non c’è un momento preciso o meglio, secondo me si nasce con questa passione! La musica è qualcosa che senti dentro più che mai fin dal primo giorno di vita, o ce l’hai o no: non esiste un secondo tempo.
C’è qualche aneddoto che ricorda e che potrebbe definire un segno di quella che sarebbe stata la sua carriera?
Anche più di uno! Ero ancora piccolissimo quando, seguendo il desiderio di creare la giusta strumentazione, ho smontato ben tre radioline per tirarne fuori gli altoparlanti e creare un qualcosa che facesse sentire la musica in un certo modo. Ho anche tentato di ricavare una cassa per la diffusione della musica da un pacco di pannolini! Poi sono cresciuto e l’estate quando andavo con gli amici in discoteca, non facevo altro che ammirare e rimirare le mani di colui che scivolando da un disco all’altro aveva il potere di far ballare tutta la pista.
La passione per la musica è, quindi, qualcosa che le è sempre appartenuta, come tale l’ha facilitata nel suo lavoro?
Per diventare Dj non deve mancare la passione, ma a questa va associata una gran dose di curiosità sulla tecnica e sulle nuove tecnologie. Stando così le cose è fondamentale raggiungere un proprio stile per genere musicale e una propria tecnica, insomma riuscire a distinguersi. Ho fatto anche delle esperienze in radio, fin da piccolissimo e la cosa mi ha avvicinato ancora di più alla musica stessa! Ancora ricordo i dischi che facevamo ascoltare, ad esempio Shake your Body dei Kc And The Sunshine Band e Il ragazzo della via Gluk di Celentano; tutte musiche che sono diventate la colonna sonora di un periodo che mi ha aperto un mondo e che ancora oggi, riascoltandole mi emozionano.
Cosa prova un Dj quando lavora sulla musica?
Mixare la musica dà un’energia indescrivibile! A questa emozione associo un ricordo, di quelli tra i più preziosi: ho ancora i brividi, quando, dopo molte pressioni, i miei mi regalarono i mitici piatti 1210!
Vivere da Dj vuol dire amare la musica, senza escludere alcun genere. Significa saper trasmettere delle emozioni durante un'esibizione, capire cosa vuole la gente per divertirsi. Come in ogni altro lavoro bisogna riconoscere e soddisfare i gusti dell’ambiente in cui ci si trova a suonare. I pro di una vita da Dj sono prevedibili: diventi famoso ovunque! Eppure è proprio a questo punto che bisogna rimanere con i piedi per terra,senza mai dimenticare chi si è. I contro... Beh, la gente a volte ignora e spesso sottovaluta quello che fai, ancora taluni pensano che fare il Dj sia una cosa da ragazzini e non vedono che è una professione reale.
Cosa comporta lavorare di notte?
Indubbiamente lavorare di notte comporta l’alzarsi tardi la mattina seguente, ma, come in tutte le cose della vita, basta sapersi organizzare!

Che consiglio darebbe ad un ragazzo che vuole intraprendere la sua stessa strada?
Certamente quello di non avere fretta di imparare: la musica è infinita, oggi ti piace un genere, domani ti lasci prendere da un altro. Gli consiglierei certo di sfruttare le nuove tecnologie di mixaggio, cioè il digitale, in grado di fare ‘prodigi’.