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martedì 15 febbraio 2011

Dietro le nuvolette

di Bruna Larosa


La vignetta ironica o dissacratoria, efficace come una parola detta al momento giusto, ma discreta come può essere solo qualcosa che si sceglie di leggere nel momento che riteniamo più opportuno, scivola via disegnando il guizzo di un sorriso e a volte è talmente incisiva che si fissa nella mente del lettore. Ci si scopre vignettisti spesso per hobby e i propri lavori talvolta finiscono per essere usati a scopo educativo, mentre molto spesso sono un’arma sarcastica per esprimere un’impressione e cristallizzare così un’idea.
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Ci vuole lucidità e capacità di osservare il mondo in maniera disillusa e anche maliziosa per captare quelle circostanze, quelle frasi, che meglio possono adattarsi ad essere catturate ed espresse in una vignetta.
Il vignettista osserva la realtà, l’attualità politica e tutte le altre notizie che colpiscono la sua fantasia e le trasforma con un guizzo in una frase ad effetto. La battuta porta al disegno, il soggetto si mutua dalla realtà, la circostanza si accosta alle parole con cui lo si vuole animare. Abbiamo parlato di tutto questo con Alessio Rose, un ragazzo di Bisignano, che partendo dalla passione per i fumetti e il disegno, crea delle vignette simpatiche e sagaci nella quale la realtà si presta alla sua fervida fantasia.
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Alessio, quando è iniziata la passione per le vignette?
Il disegno fa parte dei miei primi ricordi, ma mi sono messo a inventare battute solo
di recente. La passione per le vignette è arrivata dopo quella per i fumetti che coltivo da sempre. Prima realizzavo fumetti perché mi divertiva, crescendo ho iniziato a pensare che le vignette potessero essere un bel modo di "raccontare" la realtà. Diciamo che ho cominciato ad appassionarmi alle vignette quando ho raggiunto la maturità necessaria a saper definire le freddure da abbinare al disegno.
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Cosa vuole comunicare con le sue vignette?
Ogni vignetta che faccio vuole dare un messaggio diverso, mi piace l’idea di far focalizzare l’attenzione su un avvenimento specifico. Solitamente scelgo di trattare con ironia qualche evento che ha colpito non solo me, ma anche l'opinione pubblica. Con i ‘brevi fumetti’, cioè le strisce invece, non desidero veicolare nessun messaggio, ma semplicemente far divertire.
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Cosa significa per lei creare vignette?
Beh, devo rispondere sinceramente: hai presente quando da bambini si inventava di avere mal di pancia per non andare a scuola? Questa mia passione mi aiuta in ciò che non ho voglia di fare. Pensandoci potrebbe essere un'enorme scusa, tipo quella del mal di pancia quando si è scolari, per continuare a non studiare anche all'università, anche se non è così e ovviamente mi pesa essere fuori corso!
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Il suo sito e i suoi disegni sono corredati da un nome originale ‘fumetti meticci’, come mai proprio questo nome?
Il sito è nato nell'agosto del 2010, ho pensato che internet fosse un buon modo per far conoscere ad altri i miei lavori. Li definisco ‘Meticci’ perché mi piace l’idea di usare uno pseudonimo che metta in risalto due parti che coesistono nel mio carattere. Un difetto, il mio essere aspro, talvolta, contro un buonismo imperante che ha un po' stufato, ma mi appartiene. Poi non potrei mai rinunciare alla firma con la emme che richiama per fattezze un cane!

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Cosa ha in mente per il futuro dal punto di vista professionale?
Mi piacerebbe realizzare un lungo racconto a fumetti che non sia solo comico, ma che trasmetta le emozioni più svariate. Per adesso l'unica storia lunga a fumetti che ho realizzate e che è disponibile sul sito è di genere comico; ma non me ne cruccio poiché probabilmente devo semplicemente aspettare di essere pronto perché riesca a farne una impegnata!
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Avendo questa passione particolare cosa si augura per il suo futuro?
So che quando si propongono dei fumetti o degli scritti, comunque un qualcosa che ci rappresenta agli occhi degli altri si ha una responsabilità. Io credo di essere semplicemente una delle tante espressioni di questa società, non ho nessun ruolo particolare da attribuirmi perché devono essere i miei lavori a "parlare" per me. Per il futuro spero di poter fare un po' tutto quello che mi piace fare adesso, quindi lavorare sia come vignettista che come fumettista. Mi viene in mente anche una riflessione sulla società, però: in futuro sarebbe bello che questo Paese desse un po' più di possibilità ai giovani, e che li ascoltasse perché verità vuole che noi avremmo tanto da dire.
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Pubblicato su Mezzoeuro in edicola dal 12 febbraio 2011