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lunedì 14 febbraio 2011

Arte tra la gente

di Bruna Larosa



Nella società attuale la funzione dell’arte è certamente molto diversa da quella che originariamente le si affidava; essa si è prima modificata a seconda delle esigenze e poi ha dovuto lasciare il passo a nuovi mezzi, diventando sempre più un aspetto marginale nella vita della collettività. Recuperare l’arte e darle una nuova linfa è uno dei compiti che la Sovrintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria ha preso su di sé, puntando in special modo sulla curiosità dei giovani, specie universitari, e sulla sensibilità del pubblico.


È il Sant’Agostino dipinto da Mattia Preti, forse nel periodo Maltese, ad aprire un nuovo modo di concepire l’arte anche a Cosenza. Il quadro, posseduto da un antiquario di Roma, ma proveniente addirittura da San Paolo del Brasile è arrivato fino a Cosenza, dove subirà gli interventi di restauro. Nel caso di quest’opera, per la quale non è possibile un raffronto storico a causa della mancanza di fonti, si apre la possibilità di un confronto stilistico con un’opera analoga presente nell’Abazia di Montecassino. Da ciò si evince che il restauro della tela sarà quanto mai importante e rivelatore per gli addetti ai lavori, ma ancor di più per gli appassionati del Mattia Preti e dell’arte in genere. Accade in tante città, succede anche in questa provincia che la ricerca di un nuovo spazio e di una nuova identità per l’arte prenda la strada del ‘cantiere aperto’. Le operazioni di restauro sono certo il momento più delicato della vita di un’opera d’arte e aprire questa fase al curioso e alle persone comuni significa sdoganare alla radice il pregiudizio che l’arte sia per pochi intenditori.


È con estrema soddisfazione che solo qualche giorno fa il Sovrintendente Fabio De Chirico ha presentato la possibilità di visitare il cantiere aperto affinché il visitatore, competente o semplicemente curioso possa ‘capire l’opera da dentro, la diagnostica e il programma delle fasi di restauro’.


Il tutto si svolge in una saletta alla quale si accede dall’atrio di Palazzo Arnone, lì l’opera, i macchinari e gli esperti che come api operose gli si muovono intono. Il primo momento è stato quello della diagnostica, dagli esami preliminari sull’opera sono stati definiti gli interventi da svolgere, tra i quali anche le indagini spettrali che sembrano promettere sorprese, conclusa questa fase si passerà al restauro. Lo scopo di un’operazione tanto delicata quale ‘Opera aperta’ non è solo arricchire la galleria di una nuova tela dipinta dall’artista catanzarese, quanto l’opportunità di regalare una nuova dimensione capace magari anche di riclassificare i luoghi di cultura quali i musei agli occhi delle persone meno sensibilizzate alla causa dell’arte.


Una riproposizione dei luoghi d’arte che nell’immaginario collettivo non devono più essere visti come muri bianchi e chiodi che tengono su delle tele, ma possono mostrarsi in tutta la loro reale intensità, anche attraverso il lavoro alacre e vivo degli esperti del settore. Ogni momento del restauro sarà affrontato dallo Staff interno della Sovrintendenza, che vanta una equipe di alta professionalità e che troppo spesso, vivendo il proprio lavoro nel chiuso dei laboratori viene sottovalutata o addirittura ignorata dal pubblico. In questo modo la Sovrintendenza potrà essere a giusta ragione considerata il luogo di sperimentazione della cultura e dell’arte. Far assistere al processo di restauro è l’unico modo vero di regalare ai cittadini di Cosenza questa opera d’arte; ogni visitatore, infatti, diventerà testimone di un momento importante e irripetibile e al tempo stesso farà propria l’opera d’arte intrecciando a ciò che vede le sue stesse emozioni. Le criticità che possono incontrarsi durante un restauro sono molteplici e proprio per questo la sfida che si abbraccia in un contesto aperto al pubblico è particolarmente sentita e delicata. Una mostra atipica, pensata anche per gli studenti universitari che studiano e sognano questo tipo di professione e che non solo avranno modo di osservare dei professionisti muoversi dal vivo attorno ad un’opera d’arte, ma potranno anche chiedere il riconoscimento di crediti formativi all’Università.


È tangibile nella vita di tutti i giorni l’esigenza di dare all’arte la giusta dimensione, quella che da sempre le appartiene e che con più o meno consapevolezza è stata messa in ombra. Non si sa ancora se ci saranno altri cantieri aperti, ne’ ad oggi è possibile ipotizzare il numero di persone che prenderanno parte all’iniziativa, eppure il segnale è forte e chiaro: l’arte è scesa dal suo piedistallo figurato e reale per offrire a chi vuole andarle incontro un’opportunità forse irripetibile, crescere e migliorare insieme.