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giovedì 13 gennaio 2011

Possenti tracce di fierezza brettia

di Bruna Larosa


Il vento accarezza il pendio profumato di erbe mentre gli insetti sembrano rincorrersi nel loro operoso volare, qui la collina, lì il mare. I nostri occhi oggi possono osservare con curiosa attenzione questo scenario che sembra perdersi nel tempo, ma questo stesso spicchio di mondo è stato osservato con fredda tensione da occhi di guardie il cui unico compito non era certo quello di godere delle bellezze di questo posto, ma di verificare che non giungessero attacchi o pericoli di qualche sorta da lontano. Ci troviamo a Castiglione di Paludi, in provincia di Cosenza, dove è stata rinvenuta l’unica cittadella fortificata del territorio calabrese e qui sembra di poter respirare la stessa brezza che avvolge Rodi, Creta e le Isole dell’Egeo, e, infatti, la posizione, rialzata rispetto al mare, richiama le classiche acropoli greche.

Gli scavi, iniziati, ripresi, interrotti più volte e non ancora terminati, hanno portato alla luce degli interessantissimi resti che hanno permesso agli studiosi di identificare in due particolari periodi la vita nel sito di Castiglione: tra il IX ed il VIII secolo a. C. ad opera di una popolazione autoctona dell’età del ferro e nei secoli IV e III a.C. come città dell’età ellenistica.
Un vivace dibattito accompagna la reale identità della cittadella, erroneamente creduta di epoca romana, successivamente identificata nella IV Sibari, della quale risulta invece più recente di circa un secolo, è stata ritenuta prima Tempsa Jonica, poi Petelea, mentre nel 1973 è stata avanzata l’idea ad oggi più accreditata, che possa essere l’antica città di Kossa. Il piccolo centro del popolo brettio fermo oppositore delle vicine città greche sulla costa, è stato abbandonato sul finire del III secolo a.C., durante la seconda Guerra Punica, verosimilmente per l’alleanza stretta con Annibale.

Trentacinque ettari racchiusi da una imponente cinta muraria con porte di accesso, astutamente costruite e torri a pianta circolare strategicamente collocate lungo il perimetro della cittadella, una strada principale su cui si affacciano edifici pubblici e privati, più avanti, dove la pendenza è più decisa, un teatro, struttura e baluardo della cultura ellenistica. Assolutamente da osservare la posizione della torre nord, verso il mare, dalla quale si può osservare la costa ed il terreno circostante in cui scorre il Coserie. Le mura ad est terminano in due torrioni posti obliquamente tra loro, qui è ubicata la porta principale della cittadella, siffatta per favorire gli abitanti nell’attacco da sopra le mura, nel caso di nemici che volessero accedervi. A sud-est è presente una piccola porta da cui si raggiungono l’agorà e l’acropoli. Fuori delle mura, nella cosiddetta Valle d’Agretto, è possibile vedere una cinquantina di tombe a fossa, delimitate e ricoperte da pietre, risalenti ai primi abitanti, originariamente complete dei corredi funerari, sovrapposte a queste altre tombe dell’insediamento successivo.


La maggior parte dei reperti mobili, ritrovati appunto come dotazione per l’aldilà, sono presenti nelle sale del Museo Nazionale di Reggio Calabria, uno dei più importanti d’Italia in materia archeologica, gli altri possono essere osservati nel locale Museo Archeologico. Gli ornamenti riportati alla luce sono stati realizzati nella Val di Crati e sono per lo più bottoncini, braccialetti, armi, lamine decorative, monete e fibule, proprio la presenza di quest’ultime rende il ritrovamento di Castiglione di Paludi ancor più eccezionale, sottoscrivendola come estremo meridionale nella distribuzione di fibule conosciuta.

Oggi come ieri il fascino incontrastato che le antiche civiltà esercitano sul mondo moderno favorisce l’incontro e l’attenzione verso queste realtà ancora, purtroppo, non note al grande pubblico, ma sempre in procinto di vivere il loro momento di gloria, rievocando le gesta, i piccoli e grandi momenti di una quotidianità tanto diversa quanto simile alla nostra.