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lunedì 10 gennaio 2011

La natura come valore

di Bruna Larosa

Un ambiente espositivo caldo e accogliente per la mostra che prende il titolo di Laudi per Frammenti e Colori tenuta a Cosenza. L’autore, noto anche per aver realizzato la Via Crucis artistica di Grimaldi, è il prof. Pino Minìaci che ha voluto raccogliere in questi quadri la sua concezione della Natura Madre spesso bistrattata dall’uomo, quale figlio distratto e assente. Può sembrare una scelta controcorrente quella di non imporre l’uomo come fulcro delle rappresentazioni ma il proporre la natura come soggetto principale risponde perfettamente alla poetica dell’artista spesso dedito a decantare le bellezze dei panorami naturalistici. Le tele sono caratterizzate dalla continua tensione a raggiungere una quarta dimensione, quella che Picasso identifica nel tempo, testimoniata dalla ‘costruzione’ frammentata dell’immagine. Tratti severi e decisi tagliano e scompongono le rappresentazioni e, oltre alle sezioni vi è un particolare utilizzo dei colori; tali espedienti consentono di rivelare all’ammiratore l’immagine solo ad una certa distanza e solo con un’ attenta visione. Il soggetto, cioè la natura riesce a soddisfare così quel suo bisogno di tempo e di spazio. Tra le tele c’è una serigrafia che sintetizza attraverso i suoi colori la realtà naturalistica della nostra Regione, ricca di luci e di sfumature. Si tratta di una natura morta di caravaggesca memoria, titolata ‘I colori della Calabria’ nella quale, in tutta la loro fulgida bontà sono rappresentate pannocchie, peperoni, melanzane, pomodori e altri caratteristici ortaggi, che deliziano le nostre zone. Elementi semplici che però non devono far dimenticare a tutti coloro che vivono questa terra e godono dei suoi frutti di quanto le cose semplici siano in realtà le più desiderabili.
Abbiamo parlato con Pino Minìaci che ci ha offerto uno spaccato della mostra e della realtà attraverso il suo sguardo d’artista.
Minìaci, da cosa trae ispirazione per la sua arte?

Traggo l’ispirazione dalle esperienze della mia vita che mi hanno portato a vivere per lunghi anni fuori dalla Calabria; quando si vive lontano si ha la possibilità di rivalutare tante cose. È soprattutto questo quello che cerco di trasmettere attraverso i miei quadri. La mia ispirazione risiede in tutto ciò che mi circonda, lasciandomi suggestionare fortemente dalle bellezze della natura.

C’è qualche tela che considera maggiormente rappresentativa?

In una, Jolly Rosso, c’è un richiamo all’attualità, avevo sentito la notizia relativa alle navi dei veleni e ne è venuto fuori questo quadro, con una nave rossa che solca il mare. Una commistione quindi tra l’elemento naturale e quello umano/artificiale: l’uomo cammina con l’acceleratore non rendendosi conto che dovrebbe avere più riguardo nei confronti della natura e andare alla sua stessa velocità. Ogni danno fatto alla natura si risolve in un danno per noi stessi, sarebbe opportuno tenerne conto.

Lei sceglie di rappresentare la Natura e dove la figura umana è contestualizzata in un paesaggio, è soggetta a una forte stilizzazione, quale messaggio vuole trasmettere?
La centralità della natura è qualcosa che supera fortemente l’idea che nell’ immaginario collettivo si ha verso la stessa. Io rappresento ciò che c’è di bello e che spesso non viene notato per indifferenza o distrazione. L’uomo è già protagonista della natura, basti pensare, ad esempio, che proveniamo da un elemento naturale, quale l’acqua, così nei quadri che propongo la figura umana diventa astrazione.
Ogni soggetto è suddiviso in ‘sezioni’ da delle rette nere o bianche che lo attraversano, vuole svelarci qualcosa in merito?

Conservo sempre il mio occhio da scultore, tanto che accanto ai pennelli utilizzo come arnesi da lavoro delle spatole per realizzare quelle che sono state definite delle ‘sciabolate’. I tagli mi aiutano a soddisfare la mia volontà di dare una nuova dimensione alla tela, regalando un effetto di ‘tutto tondo’ che chi visiona l’opera altrimenti non riuscirebbe a percepire. Lo stile che ho adottato può sembrare illeggibile, in realtà tento solo di far riappropriare l’arte dello spazio naturale di cui necessita: lo spettatore dovrà, infatti, fermarsi ad osservare la tela e allontanarsi ad una certa distanza donando all’opera tempo e spazio.
Qualche considerazione sul valore dell’arte?
Penso spesso a tutte le cose che si potrebbero realizzare anche dal punto di vista turistico se si avesse una maggior coscienza delle bellezze presenti nelle nostre zone. Manca, purtroppo, una consapevolezza diffusa, tanto che riterrei utile che la storia dell’arte, essendo l’Italia ricca di monumenti ed opere, venisse studiata fin da piccoli per sviluppare quella sensibilità di cui si ha tanto bisogno; le mancanze, infatti, non sono solo della nostra terra. L’ arte potrebbe essere lo strumento per migliorare l’assetto economico non solo della Calabria, ma di tutta l’Italia.


Pubblicato su Mezzoeuro in edicola da sabato 8 gennaio 2011