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domenica 9 gennaio 2011

La 'ndrangheta ritornerà più forte di prima


di Bruna Larosa


Solo un incantesimo della Fata Morgana potrebbe forse ricomporre il complicato mosaico di poteri leciti e illeciti che influenzano la vita della popolazione che abita la punta d’Italia. Nella realtà però le favole non esistono e i giorni dei reggini sono costellati di paura, per ciò che potrebbe accadere e la consapevolezza che così non si può continuare. L’insistenza degli ultimi avvertimenti ai danni di coloro che lavorano contro la mafia, e la loro durezza non lasciano indifferente nessuno e l’opinione pubblica calabrese, ma non solo, vuole sia fatta chiarezza ponendo delle domande cui ci si aspettano precise risposte. Il problema delle intimidazioni, tuttavia, non è una novità, sebbene ultimamente si manifesti in maniera più viva e palese, come da alcuni anni non succedeva. La cittadinanza di Reggio Calabria, poi, ne ha una percezione certamente amplificata rispetto a quella che può essere trasmessa mediante le notizie scandite dai media. Se gli avvertimenti mafiosi lasciano tristemente interdetti si rimane assolutamente perplessi davanti a ciò che si è pensato per fronteggiare tale problema: l’invio dell’esercito a presidio delle zone sensibili. La popolazione del reggino si divide davanti a tale possibilità e sebbene il problema sia avvertito considerevolmente da tutti, aleggia per l’area metropolitana una certa diffidenza ed estraneità nei confronti del provvedimento che è stato presentato per limitare e, magari, sconfiggere il problema della criminalità organizzata.


Abbiamo incrociato i cittadini del reggino e della città metropolitana interrompendo anche se solo per un attimo la loro corsa per chiedere di condividere con noi la loro opinione su questo espediente che tanto fa discutere. Molti, invero, preferiscono non pronunciarsi, altri affermano la forza della ‘ndrangheta e l’inutilità di questa soluzione per gestire una situazione tesa e difficile, poi c’è chi invoca più sicurezza e chi è rassegnato alla situazione attuale, ricordando, probabilmente tempi peggiori.


‘Questo provvedimento non serve a nulla, afferma Francesca Cavallo, perché la mafia, di certo, non si farà intimorire dall'esercito. La ‘ndrangheta è sempre esistita ed esisterà sempre: questa è la realtà ed è inutile pensare che l'unione fa la forza o altro perché dobbiamo vedere in faccia la realtà e capire che parliamo di una vera e propria istituzione che non verrà mai a cadere!’. La ‘ndrangheta si presenta, quindi come la Forza per eccellenza, quasi fosse una ‘reale’ istituzione, convinzione che rinsalda le sue stesse basi e idea che purtroppo è ben radicata sul territorio. Anche altre persone si dimostrano dubbiose circa la bontà del provvedimento e propongono soluzioni alternative, ‘Non sono convinto dell'utilità dell’esercito a Reggio, dice Antonio Caristo, quello che è nato lungo anni di indifferenza e accondiscendenza non può essere risolto in pochi giorni con l'arrivo di contingenti militari. Questa decisione, inoltre, comporterà dei costi non indifferenti, soldi che sarebbe più opportuno destinare all'istruzione e ai ricercatori in modo da agevolare la ripresa delle lezioni e cercare di migliorare la situazione di caos in cui verte l’università’. Stefania Lombardo replica alla nostra domanda asserendo che a suo avviso ‘l’eventuale arrivo dell’esercito a Reggio Calabria probabilmente non risolverà niente e servirà solo da propaganda politica. Non è stato neanche specificato per quanto tempo sarà presente, magari per un breve periodo, il tempo necessario perché la piovra torni nella tana per studiare come rafforzarsi! A Reggio non serve l'esercito, ma persone come i magistrati e le forze dell'ordine disposte a lavorare anche sotto copertura per scovare cosa e chi c'è dietro a tutto questo marciume, pur correndo il rischio di smascherare dei corrotti eccellenti, siano magistrati, politici, o agenti. Una misura necessaria, continua la ragazza, sarebbe quella di rafforzare il sistema di sicurezza dei magistrati che lottano contro le ‘ndrine. È un dato di fatto che la loro sicurezza sia precaria, sarebbero anche da aumentare gli stipendi di queste persone che ogni giorno, per amore verso lo Stato, mettono in pericolo la propria vita. Inoltre è vero che le intimidazioni sono fatte a Reggio Calabria, ma la situazione non è certo più mite in altre zone della regione, penso subito alla Locride, a questo punto perché inviare l’esercito solo nella città? Insomma credo sia riduttivo che il governo pensi sia sufficiente l'esercito a sconfiggere la mafia, dovrebbe, invece, concentrarsi su forze di sicurezza da gestire in maniera intelligente’. Giuseppe Falleti ascolta interessato la nostra domanda e poi si unisce al coro di coloro che ritengono tale provvedimento inutile, anzi, forse addirittura controproducente: ‘Credo che l'invio dell'esercito potrà servire solo e semplicemente a inasprire la situazione già tesa e difficile. La ‘ndrangheta è caratterizzata da vincoli familiari che legano le diverse famiglie per questo motivo è difficile che i nodi saltino: oltre ad un legame di interessi è vivo il legame di sangue. È vero che le famiglie possono avere degli screzi, ma è anche vero che potranno organizzarsi tra loro con una certa facilità e fare scudo unite contro lo Stato’. Incrociamo anche Chiara Placanica che, al contrario degli altri, si rivela favorevole al provvedimento che viene proposto. Convinta ci risponde che ‘ritengo che sia necessario l’invio dell’esercito a Reggio Calabria così si ha la possibilità di controllare più attentamente io territorio, specialmente i posti dove risiedono gli uffici giudiziari e in particolar modo l’area in cui hanno sede gli spazi della procura. Indubbiamente è un modo per scoraggiare o quanto meno provare a contenere le azioni intimidatorie nei confronti dei magistrati’.

Uniti contro la ‘ndrangheta, i reggini continuano le loro giornate fatte di piccole sfide quotidiane, divisi tra le bellezze della loro città e ciò che solo alcune persone tramano nell’ombra.


Pubblicato sul n. 41 di MezzoEuro in edicola dal 16 ottobre 2010