Obiettivi da cliccare

venerdì 7 gennaio 2011

Bellezze da gustare

di Bruna Larosa


Nel Parco del Pollino, tra natura, paesaggi e cultura si fa spazio anche un progetto di agricoltura ecocompatibile a sostegno del territorio


Il fiume Lao scorre frizzante e cristallino mentre il profumo intenso del sottobosco e i giochi di luce ed ombra tra gli aghi di pino offrono scenari quasi fiabeschi. Il Parco Nazionale del Pollino racchiude uno dei territori più suggestivi ed interessanti d’Italia, tanto da attirare ormai da ogni parte un turismo consapevole e attento allo spettacolo della natura. È interessante sapere, però, che nel rispetto del patrimonio naturale, è possibile creare e sperimentare anche modelli di sviluppo eco-compatibili del territorio.


È Luigi Gallo, del Centro di Divulgazione Agricola n. 2 dell’Arssa (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e per i Servizi in Agricoltura) di Castrovillari, che ci illustra in dettaglio le possibilità offerte dalle nuove frontiere produttive in un ambiente praticamente incontaminato. Da circa venti anni – ci informa Gallo - l’Agenzia ha investito sul territorio con i servizi di assistenza tecnica e divulgazione agricola, al fine di accostare alle colture tradizionali della zona del Parco, per lo più in asciutto, delle nuove coltivazioni irrigue, utilizzando il completamento degli impianti per l’irrigazione, realizzati dal Consorzio di bonifica integrale dei Bacini Settentrionali del Cosentino.

Attualmente, l’area di nuova irrigazione, ricadente nei comuni di Mormanno, Laino Castello e Laino Borgo, raggiunge un’estensione di circa duemila ettari mentre il sistema dell’irrigazione a goccia consente un utilizzo davvero razionale dell’acqua irrigua. È da questo progetto che nascono le coltivazioni di fagiolo borlotto ceroso nano, fagiolo borlotto ceroso rampicante, fagiolo bianco ceroso rampicante, oltre a quelle di zucchino, pomodoro, ed al prezioso recupero di due colture, prima a rischio di estinzione: il fagiolo poverello bianco e la lenticchia di Mormanno. Questi tipi di colture ben si armonizzano con le nuove, particolari esigenze dei consumatori, oggi sempre più attenti ad acquistare prodotti che non abbiano subìto dei trattamenti che possono alterarne le qualità. In effetti, le caratteristiche di questi cibi incontrano il desiderio di nutrirsi in maniera sana e naturale in quanto la loro produzione, all’interno di un’area protett, fa sì che siano genuini, poiché prodotti con il minimo o in totale assenza di prodotti chimici di sintesi, e gustosi, senza trascurare l’enfasi di provare il sapore delle bellezze del Parco! La distribuzione di tali prodotti -continua Gallo - avviene su scala locale, all’interno del Parco stesso, nel resto della regione, soprattutto nelle località balneari più vicine al territorio del Pollino e in alcune zone della Campania.


Molto interessanti, poi, le prospettive occupazionali, anche per i giovani; la coltivazione di questi ortaggi è estremamente semplice e non supera, per durata, i cinque mesi all’anno, rivelandosi una ghiotta occasione di integrazione del reddito. Se dal punto di vista sociale, l’iniziale sensibilizzazione ha portato alla nascita di alcune cooperative locali, è dal punto di vista economico che si rivela il potere e la lungimiranza del progetto. La redditività è davvero alta, perché in molti casi è lo stesso coltivatore che espleta da sé l’intero ciclo produttivo; ciò unito al basso investimento iniziale, rende i guadagni davvero soddisfacenti. Dal confronto tra questo piccolo sistema economico con quello della vicina Piana di Sibari si può evidenziare come, alcune tra le colture più diffuse della Sibaritide, cioè pesche e clementine, permettano un guadagno di circa 3000 euro/ha, mentre l’orticoltura tipica del Pollino dai 5000 ai 10000 euro/ha, delineando ancor di più l’opportunità che il Parco è in grado di offrire. Scopriamo così che accanto alle belle leggende che da sempre accompagnano l’uomo e i boschi, popolate da eroi, briganti, folletti e magie si apre lo spiraglio anche per una positiva realtà, tutta da conoscere e toccare con mano.


Pubblicato sulla rivista Klichè n° 29