Obiettivi da cliccare

giovedì 9 dicembre 2010

Questa volta sono spontanei

di Bruna Larosa


‘I diritti non si meritano: si conquistano’ è questo lo striscione che i ragazzi del collettivo tengono tra le mani, mentre sono fermi nel centro della strada di fronte al Ponte Pietro Bucci. Il blocco della viabilità in accesso e in uscita dall’area del Campus, non era stato preventivato e ha colto tutti di sorpresa. È stata un’azione fulminea: il corteo, nato nel cuore del polifunzionale, sede originaria dell’Università della Calabria, passa dal ponte e si arricchisce di volti e di persone che lasciano le aule per prendere parte alla manifestazione contro il ddl Gelmini, propositore di una riforma avversata dagli studenti di tutta Italia. L’eco degli eventi avvenuti nelle altre città universitarie del Paese e riproposti dai media nazionali hanno fatto maturare la consapevolezza di dover lanciare un messaggio importante: oltre Pisa, oltre Roma, anche Arcavacata è presente e i suoi iscritti, al pari di tutti gli altri, si stanno impegnando per costruire un futuro migliore.


Gli studenti sopraggiungono dando inizio all’occupazione nel momento in cui il trasporto pubblico verso il campus intensifica le sue corse così, invece dei classici clacson, sono i cori degli universitari a colorare e animare le pensiline all’ora di punta. Il gruppo dei ragazzi è variegato quanto basta per dare un’idea
di come davanti a quello che si ritiene un pericolo per il futuro vengano soffocate tutte le differenze e prenda spazio quel tipo di reciprocità solidale che porta al riconoscere negli altri la propria condizione e a fare gruppo abbattendo i limiti e le barriere imposte dalle differenze. Così le matricole al loro primo anno, i tutor di alcune facoltà, qualche ricercatore e tanti, tantissimi studenti hanno mandato praticamente in tilt il traffico della placida Arcavacata, per rivendicare il loro diritto allo studio e a manifestare contro un sistema che non li soddisfa minimamente.

Pochi curiosi osservano dall’esterno, molti scattano ‘foto ricordo’, la massa è lì, basta avvicinarsi e lanciare una domanda nel gruppo: ‘perché sei qui questa mattina?’, la risposta viene data in modo diverso, ma sono tutti uniti nel dire che ‘bisogna compiere atti dimostrativi importanti per far sentire la propria voce. ‘A Cosenza non c’è un monumento simbolo da occupare, ma non per questo la nostra protesta dovrà essere meno valida.’ Altri ci tengono a specificare che ‘non si tratta di un attacco alla Gelmini nella sua persona, ma di una lotta mirata ad un governo nel quale non ci si riconosce e dal quale, come studenti, riceviamo solamente penalizzazioni’.



Riguardo la necessità di bloccare qualcosa per farsi sentire sono molti a riferire che ‘da giorni è stata occupata l’Aula Magna, eppure non c’è stato il movimento che ci si sarebbe aspettati, non c’è la volontà di ascoltare gli studenti? Allora che si creino dei disagi, così si otterrà l’ascolto!’. Tra la mischia volano brandelli di conversazione che sfociano in cori ritmati, mentre il vociare forte degli animosi, che sono riusciti ad accendere la manifestazione, supera il brusio di tutto il resto. Il blocco della viabilità, dovuto principalmente alla lunga fila di mezzi lungo lo stradone che costeggia il Cus, è durato alcune ore, poi, ci si è ritrovati tutti in Aula Magna, già occupata da giorni, per parlare delle prossime mosse e delle future azioni da compiere. L’aula intitolata a Beniamino Andreatta a stento contiene gli oltre ottocento ragazzi provenienti dal corteo che ha bloccato le pensiline e dagli altri che hanno scelto di prendere parte all’assemblea.


Gli striscioni che adornano le seriose pareti di legno tolgono dalla mente l’immagine delle iniziative istituzionali molto meno partecipate che hanno usualmente luogo in quell’ambiente. Gli organizzatori prendono la parola si parla del decreto, ma non solo, si sottolinea la necessità di continuare a lottare per un futuro diverso, per avere la prospettiva di un lavoro che possa definirsi tale. Si chiedono le dimissioni del Rettore, colui che quando avrebbe potuto non si è imposto e che, ad oggi, per questo, non rappresenta più gli
studenti del ‘suo’ ateneo. ‘Non dovrà mai passare la voglia di lottare per i propri diritti, per la possibilità di manifestare il proprio dissenso e mai dovrà spegnersi la libertà di poter pensare con la propria testa e di costruirsi delle idee liberamente’ dice convinta una studentessa di filosofia. Gli interventi si susseguono, di tanto in tanto uno degli organizzatori prende la parola e infervora la platea. Gli studenti che assistono stanno in silenzio, attenti, sottolineano i passaggi che non condividono pienamente, applaudono, invece, quando si riconoscono in quanto ascoltano mentre alle spalle del relatore di turno scorrono le immagini dei monumenti ‘occupati’ e delle altre manifestazioni lontane, ma solo logisticamente. ‘Dalla lotta passa l’opportunità di uscire dallo stato precario, bisogna cogliere l’insofferenza che sta attraversando la nostra società e creare un movimento unico e sinergico’ afferma un ragazzo. Uno degli interventi più significativi è quello di Guerino Nisticò che con passione e veemenza ha scaldato la platea, offrendo il suo parere circa le prossime mosse e sottolineando che ‘non si può scherzare sul futuro o essere denigrati nella propria lotta da chi è prossimo alla pensione. In questi giorni si ha l’opportunità di farsi valere contro chi vuole rubare quel diritto che è stato conquistato con dure lotte, ovvero il diritto allo
studio’. Chiuso il dibattito i partecipanti hanno lasciato l’aula alla volta degli uffici del Rettorato e nel tardo pomeriggio anche il luogo simbolo dell’amministrazione universitaria è finito nelle mani agli studenti.