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domenica 26 dicembre 2010

Il teatro nella società dell'apparire


di Bruna Larosa

È passato molto tempo da quando si riteneva che il teatro fosse il luogo delle maschere e in quella che oggi si ama definire la `società delle apparenze´ sembra non ci sia più spazio per questa interessantissima forma d´arte. È palese che ormai il potere del teatro non sia riconosciuto nella contemporaneità, nonostante il ruolo che gli era stato attribuito, esso è stato via via sostituito da nuovi mezzi più comuni; così, se nell´Antica Grecia la tragedia aveva il compito di `purificare´ il pubblico mediante la katarsi, oggi i moderni mezzi di intrattenimento e informazione hanno superato per preferenze e fruizione l´attività teatrale. In un clima nazionale di depressione solo chi crede davvero in questo linguaggio può andare avanti e avere la tenacia di proporre spettacoli innovativi e interessanti.


La Compagnia Bruzia Ballet è una realtà del panorama teatrale sorta a Cosenza dal desiderio di creare qualcosa di innovativo proprio in questo territorio. Il teatro è stato spesso recettore dei vizi dell´uomo; attraverso le trasposizioni gli veniva affidato il gravoso compito di cristallizzare e palesare i mali dell´umanità creando una forte compartecipazione tra palco e platea. Riprendendo questa sfaccettatura la compagnia Bruzia Ballet propone un Musical, Barabba, che lo scorso 16 novembre presso il Teatro Morelli è arrivato alla sua settima rappresentazione. Quella proposta è una narrazione ricca ed emozionate, fluida e al tempo stesso piena di riflessioni, con una chiave di lettura immediata: si riflette su quanto sia giusto e legittimo giudicare un altro uomo per i suoi operati senza, magari, conoscerne l´animo; infondo in ognuno di noi alberga il bene e il male. In ciò il paradosso: il teatro, mondo della finzione è calato nel mondo reale in cui ognuno indossa una maschera e giudica con una certa facilità l´altro! Forte di un tale antefatto il musical propone come protagonista quello che, in una prima analisi, si può considerare "l´antieroe", recuperando per Barabba la dimensione umana fatta di bene e male, di peccato e purezza. Egli, nella sua cella in quella che crede sia la sua ultima notte, ripercorre in un coinvolgente flashback gli episodi più significativi della sua vita mostrandosi a nudo, perdendo così la sua maschera di peccatore e riconducendosi a uomo tra gli uomini.
Il musical, rappresentato a Roma presso il Teatro Greco, ha ricevuto anche il plauso di Renato Greco, esperto e conoscitore del mondo teatrale.


Dell´affascinante mondo del teatro abbiamo parlato con Paolo Gagliardi coreografo, nonché direttore artistico della compagnia Bruzia Ballet.



Nonostante la crisi che sta attraversando il mondo del teatro il musical di cui lei è il coreografo sta riscuotendo un notevole successo, qual è il segreto?
Tutti noi della compagnia crediamo fortemente in ciò che facciamo, anche se dobbiamo riconoscere di essere dei `folli´ perché in questo clima di latenza investiamo le nostre energie in un campo forse troppo poco considerato. Eppure proprio il fatto di averci creduto ci sta regalando delle reali soddisfazioni.


Per emozionare bisogna emozionarsi, eppure fare il coreografo significa trasmettere le proprie idee ai ballerini, quindi persone `altre´ che dovranno esprimere ciò che lei ha pensato. Come si fa a trovare un punto di incontro?
La profonda stima che nutro nei confronti del corpo di ballo è essenziale per sapere che ognuno di loro ha qualcosa di bello da esprimere e dare. Nella loro individualità riescono a darmi tanto e cerco sempre di mettere in luce il loro personale modo di interpretare un´emozione. Non entro nella sala con la coreografia pronta, si crea piano piano, tutti insieme. Si parte da un´idea, un input, poi spesso accade che il `mio´ movimento su un ballerino risulti anche migliore: riesca a interiorizzarlo e a rispecchiare ancor meglio ciò che io stesso pensavo!



Uno spettacolo teatrale, ancor meglio un Musical si compone di canto, recitazione e ballo, ma cosa c´è prima di arrivare ad avere un canovaccio da seguire?
Sicuramente alla base di tutto c´è una profonda intesa tra i membri del consiglio della compagnia seguiti dalla coesione e dal confronto libero e costruttivo con tutti gli altri. Dietro uno spettacolo c´è sempre un profondo studio e un´ampia ricerca: del personaggio innanzitutto, poi delle ambientazioni, dei luoghi. Si scava dentro se stessi per trovare l´emozione giusta, quella che va assolutamente condivisa per far capire il proprio punto di vista circa i personaggi. Il lavoro introspettivo è alla base di ciò che si porterà in scena. La nostra compagnia non penalizza un´arte per l´altra: l´intesa di vedute tra me, coreografo e Antonio Conti, regista, ha dato come esito la totale commistione di ballo e recitazione, cosa che non sempre si riesce a ottenere. Puntando tutti allo stesso obiettivo, cioè trasmettere delle emozioni al pubblico, abbiamo raggiunto questo risultato di coesione però c´è voluto un lungo lavoro di discussione per sfatare le diffidenze iniziali che, provenendo da due `mondi diversi´, portavamo con noi.




Pubblicato sul n. 46 di MezzoEuro in edicola dal 20 novembre 2010.