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giovedì 23 gennaio 2014

Ad occhi chiusi

Editoriale apparso su Klichè n. 39
di Bruna Larosa



L’onda del mare, che termina la sua corsa a riva spezzandosi, è forse l’unica cosa che, infrangendosi , riesce a trasmettere tutta la sua intima, fragile bellezza. È il periodo della perfezione a tutti i costi, questo, una perfezione che si compone di caratteristiche imprescindibili, giovinezza e gradevolezza su tutte, e porta il corpo a essere il simulacro di ciò che vorremmo gli altri pensassero della nostra anima. Le onde si allungano sulla spiaggia, imperfette, prigioniere consapevoli di un sistema che le porta avanti e indietro, in un approdo che non è mai arrivo, ma sempre partenza. Probabilmente, le onde hanno gli occhi chiusi: si fidano del loro sistema, ne conoscono i ritmi e si lasciano andare, non si preoccupano di scintillare più delle altre, di essere più alte o di andar più lontano nel lambire un po’ di sabbia in più. Sanno di essere perfette così come sono, utili così come sono ed esattamente al posto in cui devono essere. Se si seguisse questo sistema anche tra gli uomini, se si chiudessero gli occhi per abolire le differenze, che solo la vista rende note, forse nessuno soffrirebbe più l’inadeguatezza del non sentirsi al proprio posto, il dolore di sapersi fragile, e l’imbarazzo, la paura di essere semplicemente se stesso: ognuno sarebbe libero di dare il meglio di sé, senza riserva alcuna. Provando a chiudere gli occhi, per meglio aprir la mente, abbiamo scritto di luoghi e percorsi, di cuori consapevoli del loro valore e di tante emozioni , che speriamo riusciranno a colorare anche la tiepida aria di questo nuovo autunno.



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