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sabato 4 settembre 2010

A muso duro

di Bruna Larosa


Non solo avvocati, medici e ingegneri, nella nostra regione lo spirito pulsante dell’arte coinvolge intere schiere di ragazze e ragazzi che, coltivando con studio e dedizione le loro passioni, affollano i conservatori presenti nelle diverse province. Ma cosa significa coltivare un’arte come il canto e la musica in una realtà che si scontra tutti i giorni con problematiche gravi e lontane dalle belle arti? Ne abbiamo parlato con Domenico Barreca, già noto nella piana di Gioia Tauro come giovane talento del canto.

Qual è il suo sogno e cosa fa per coltivarlo?
Il mio sogno è legato alla musica: la compagna perfetta, grazie alla quale ho potuto vivere emozioni indescrivibili.. Nel futuro vorrei vivere di musica il che, per me, non significa per forza diventare un cantante famoso, ma svolgere un qualsiasi ruolo nel panorama musicale! Al momento sono iscritto al corso di canto jazz al conservatorio "S. Giacomantonio" di Cosenza. Quello del jazz è uno studio molto complesso, e sebbene lo abbia intrapreso solo da qualche anno mi sta dando veramente tanto,affascinandomi ogni giorno di più! Sempre a Cosenza studio canto moderno con Rosa Martirano, un'artista straordinaria e allo stesso tempo una persona che dal punto di vista musicale e umano non smetterò mai di ringraziare.

Un sogno così grande può essere penalizzato dalla regione in cui viviamo?
Io sono calabrese e sogno di poter rimanere nella mia terra pur facendo
musica, nonostante ciò, con il passare degli anni aumenta la consapevolezza di quanto ciò sia difficile. Quando penso alla Calabria la prima cosa che mi viene in mente è che mancano delle strutture per poter fare arte! La cosa che mi fa più rabbia, poi, è che pur essendoci artisti straordinari nella nostra terra li costringiamo a scegliere tra l’emigrazione e l’anonimato. La Calabria, indubbiamente, ha problemi ben più gravi a cui pensare, ma a parte qualche eccezione (ad esempio l’esperienza del promoter Ruggero Pegna che, tra mille difficoltà, ha dato tantissimo, anche dal punto di vista culturale, a questa regione) l'arte non vive di una reale considerazione, vuoi per incompetenza o inconsapevolezza. Mi domando perché, ad esempio, sul nostro territorio vengano preferiti i bellocci di turno e non gli artisti di qualità che vi vivono. Poi mi rendo conto che le persone non sono educate ad uno spettacolo di tipo diverso e seguono eventi che possiamo definire puramente ‘commerciali’ piuttosto che altri. Per questo è difficile cambiare le cose!

Lei parla di difficoltà eppure negli ultimi anni, complici vari show (talent o reality), sembra che le luci della ribalta siano più accessibili…
Per quel poco che ho potuto vedere so che prima di proporsi nel mondo dello spettacolo c’è gente che studia anni e anni nelle varie accademie, investendo anche una notevole quantità di denaro ed infine, si trova costretta a dover dar spazio ai partecipanti di questo o quel reality arrivando a rinunciare al proprio sogno. Credo che questo sia l’effetto di un pubblico che sceglie di seguire quel tipo di programma, insomma, un problema di educazione ai media, come dicevo prima. Per quanto riguarda i talent show spezzo una lancia a favore dei ragazzi che vi partecipano, sicuramente avranno del talento e delle capacità, tuttavia, osservando la cosa da spettatore ritengo che il problema sia nella struttura del programma, in quanto spesso si ha l’impressione che tutto sia studiato a tavolino senza badare alla qualità della musica o dell’artista, ma al guadagno! Allo stato di fatto ad essere danneggiati sono ancora una volta i ragazzi che studiano nei conservatori e poi vengono scavallati per questioni di audience e notorietà.

Se potesse avanzare una proposta a chi di dovere per migliorare le cose nella nostra regione cosa diresti?
Il problema dell’arte riguarda tutta l’Italia, paradossalmente non viene considerata un patrimonio culturale! Solo per fare un esempio il musicista in generale viene etichettato come un fannullone! Posso, invece, assicurare che studiare musica comporta tanti sacrifici e rinunce, ore ed ore di studio giornaliero. Sarebbe bello se un giorno non troppo lontano chi di competenza possa tutelare l'artista. Anche, ad esempio, sovvenzionando gli studi per chi frequenta i conservatori e le accademie, come succede in molte altre nazioni... Spero anche che i discografici la smettano di produrre musica usa e getta che tornino nei club, nelle cantine, nei locali perché lì, loro lo sanno bene, c'è il vero artista!!! Vista la situazione in cui versiamo un cambiamento è difficile, ma da sognatore incallito continuo a crederci.

C’è un motto una frase che la guida per descrivere la realtà che vive con i suoi colleghi?
La frase che considero il manifesto per chi vuole fare arte con il cuore è quella di Pierangelo Bertoli della splendida ‘A muso Duro’: "canterò le mie canzoni per la strada ed affronterò la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro".


Pubblicato sul numero 32-35 4 settembre 2010 di MezzoEuro